La nascita del costrutto della co-ruminazione

Il costrutto di co-ruminazione nasce per spiegare le differenze di genere negli adolescenti e nei giovani adulti rispetto all'amicizia e alle strategie di coping e indica quel processo interpersonale consistente in una discussione ossessiva e passiva dei propri problemi personali con un amico fidato.

ID Articolo: 153388 - Pubblicato il: 13 aprile 2018
La nascita del costrutto della co-ruminazione
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La co-ruminazione se da una parte permette attraverso la self disclosure di avvicinare e legare le persone, soddisfacendo l’aspetto puramente relazionale, dall’altra è associata ad una serie di sintomi tra cui ansia, depressione e disturbi psicosomatici, sintomi esternalizzati, abuso alcolico nelle studentesse universitarie, accresciuta risposta allo stress con produzione di cortisolo. 

Mara Di Paolo, Open school Studi cognitivi di Bolzano

 

Il costrutto della co-ruminazione

Messaggio pubblicitario Il costrutto di co-ruminazione è nato nel 2002 nell’ambito della psicologia scolastica americana, ad opera della dottoressa Amanda J. Rose, per spiegare le differenze di genere negli adolescenti e nei giovani adulti rispetto ai risultati discordanti ottenuti in due filoni di ricerca, uno basato sull’amicizia e l’altro sul coping e il funzionamento emozionale.

Le ricerche sull’amicizia riscontravano, nella condivisione di vissuti emotivi e cognitivi, un processo in grado di favorire forti legami amicali (Camarena, Sargiani, Peterson, 1990, Wei, Russell e Zakalik, 2005), favorenti l’aiuto reciproco e la risoluzione positiva dei conflitti (Asher, Parker eWalker,1996, Greene 2009; Parker e Asher 1993). Al contrario gli studi sul coping e sul funzionamento emozionale mostravano come la ruminazione, ovvero il processo cognitivo caratterizzato da uno stile di pensiero astratto, ripetitivo e centrato su sensazioni e pensieri negativi fosse la causa di problemi emozionali, sia negli adulti ( Nolen- Hoeksema Morrow e Fredrickson, 1993; Nolen-Hoeksema, Parker e Larson, 1994; Nolen-HOeksema, Wisco e Lyubomirsky, 2008) che negli adolescenti (Hart e Thompson, 1997; Schwartz e Koening, 1996) e bambini (Broderick, 1998).

Questi dati erano confermati da ulteriori ricerche di genere che riscontravano nelle giovani donne e nelle adolescenti femmine, maggiori livelli di ansia e depressione nonostante nel genere femminile prevalessero maggiormente forti rapporti amicali diadici, caratterizzati da più alti livelli di self disclousure (Bhurmester e Furman, 1987; Camerena et.al 1990; Dindia e Allen 1992; Parker e Asher, 1993) rispetto ai giovani maschi che mostravano rapporti amicali basati esclusivamente sulla condivisione di interessi sportivi e una ridotta tendenza a discutere di problemi personali.

Il costrutto di co-ruminazione pertanto, nasceva per spiegare queste differenze di genere negli adolescenti e nei giovani adulti (Rose, 2002), indicando con tale termine quel processo interpersonale consistente in una discussione ossessiva e passiva dei propri problemi personali con un amico fidato (Balsamo, Saggino, et.al 2016). I co-ruminatori condividono frequentemente e ripetutamente con amici intimi, lo stesso o gli stessi problemi personali, speculando sui problemi in termini di cause e potenziali conseguenze e focalizzandosi sui sentimenti negativi che ne derivano.

Gli effetti della co-ruminazione e l’analisi fattoriale del costrutto

La co-ruminazione se da una parte permette attraverso la self disclosure di avvicinare e legare le persone, soddisfacendo l’aspetto puramente relazionale ( Calmes, Robertes 2008; et. al), dall’altra è associata ad una serie di sintomi tra cui ansia, depressione e disturbi psicosomatici (Balsamo et. Al 2015), sintomi esternalizzati ( Tompkins; Hockett, et. Al 2011), abuso alcolico nelle studentesse universitarie (Ciesla et al. 2011), accresciuta risposta allo stress con produzione di cortisolo (Byrd-Craven et.al 2008). Tuttavia, in letteratura diverse ricerche internazionali e nazionali si sono impegnate a considerare la portata di ciascuna caratteristica della co-ruminazione, suggerendo la possibilità dell’esistenza di componenti adattive e maladattive; sembra, infatti, che soprattutto il focalizzarsi sulle emozioni negative, induca un aumento di cortisolo (Byrd-Craven et al., 2008; 2011).

La dottoressa Rose, ha redatto il questionario Co-Rumination Questionnaire (CRQ; Rose, 2002), che comprende 9 aree di contenuto:
1. frequenza di discussione dei problemi;
2. discussione di problemi invece di impegni in altre attività;
3. incoraggiamento a discutere dei problemi dell’amico;
4. incoraggiamento dell’amico a discutere dei propri problemi;
5. discussione ripetitiva dello stesso problema;
6. speculazione sulle cause dei problemi;
7. speculazione sulle conseguenze dei problemi;
8. speculazione su aspetti incompresi del problema;
9. focalizzazione su sentimenti negativi.

La dottoressa Rose, in base a un’analisi fattoriale esplorativa in un campione di studenti universitari, ha concluso che la scala è rappresentata meglio da un fattore piuttosto che dai diversi fattori che identificano le 9 aree di contenuto (Rose, 2002).

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Invece nel 2014 Davidson e colleghi con una ricerca su un ampio campione di studenti universitari americani, hanno concluso che risulta adeguata una struttura fattoriale gerarchica triadica di primo ordine, costituita da: rehashing (discussione dettagliata di un problema), mulling (desiderio di discutere continuamente di problemi), encouraging problem talk (la tendenza a incoraggiare gli altri a focalizzarsi sul problema a spese di altre attività), le cui associazioni sono spiegate dal costrutto di secondo ordine della co-ruminazione. In particolare nello studio sopra descritto si sono riscontrate le correlazioni tra il fenomeno di rehashing e sintomi depressivi, l’encouraging problem talk e la distrazione per controllare pensieri sgradevoli. Inoltre, sia il rehashing che il mulling, sono significativamente associati alla ruminazione e alla mancanza di fiducia in se stessi (self-confidence). Tutti e tre i fattori sono associati a livelli alti di worry o rimuginio (Davidson et al., 2014).

Anche in Italia un gruppo di studio Balsamo, Saggino et al. nel 2015 ha esaminato in un campione italiano non clinico, la struttura fattoriale, l’invarianza fattoriale e la validità della versione italiana del CRQ, confermandone la struttura fattoriale, così com’è stata proposta nello studio americano di Davidson et al. (2014). Lo studio suggerisce sia la possibilità di impiegare lo strumento anche nella popolazione italiana, che l’importanza di esaminare specifiche componenti della co-ruminazione.

Concludendo, future ricerche saranno necessarie per replicare la struttura fattoriale in popolazioni diverse (bambini, adolescenti, anziani), per approfondire la comprensione sullo sviluppo della co-ruminazione e per interpretare le risposte al CRQ. Sarebbe altresì interessante indagare gli effetti delle sottoscale della co-ruminazione sulla sintomatologia ansiosa e depressiva e il meccanismo di funzionamento di queste relazioni ed esaminare come le sottoscale del CRQ siano associate allo sviluppo di sintomi internalizzanti ed esternalizzanti in termini prognostici.

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