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2° Summit Internazionale – Behavior Analysis e Autism in Higher Education: Advances e Opportunities, Stoccolma – Report

A Stoccolma si è tenuto il 2° Summit Internazionale sul metodo dell' analisi del comportamento efficace con chi è affetto da autismo.

ID Articolo: 152004 - Pubblicato il: 16 febbraio 2018
2° Summit Internazionale – Behavior Analysis e Autism in Higher Education: Advances e Opportunities, Stoccolma – Report
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Si è tenuto nei giorni scorsi a Stoccolma il Secondo Summit su ABA, autismo ed educazione superiore. Il Summit ha visto la partecipazione di studiosi di analisi del comportamento di vari Paesi europei: Grecia, Regno Unito, Islanda, Norvegia e Svezia, e di chi scrive in rappresentanza dell’Italia.

 

Autismo e analisi comportamentale

Messaggio pubblicitario Erano presenti alcuni colleghi di università statunitensi, Shahla Alai Rosales, James Todd, Samuel Odom e Gail McGee, oltre a Jim Carr, CEO del Behavior Analyst Certification Board, l’agenzia che ha sede negli Stati Uniti e certifica la formazione degli analisti del comportamento che lavorano nel campo dei trattamenti per l’autismo, accompagnato da Neil Martin, Responsabile dell’International Development del BACB.

Obiettivo del Summit era riunire ricercatori e studiosi internazionali per dibattere alcune questioni relative all’istruzione universitaria in riferimento all’analisi comportamentale e alla sua relazione con l’autismo, prendere in considerazione orientamenti in politica sanitaria e formare nuove partnership internazionali.

Data la familiarità dei partecipanti con i temi trattati, ogni presentatore ha potuto entrare direttamente in medias res, evidenziando tre o quattro questioni centrali che sono servite a promuovere una discussione produttiva tra tutti i partecipanti. I documenti, una volta redatti, saranno pubblicati su un numero speciale dell’European Journal of Behaviour Analysis.

2° Summit Internazionale su Analisi del Comportamento e autismo - Report

Che cosa è emerso dal Summit?

Due cose principalmente: una differenza radicale tra Stati Uniti e Unione Europea, e una sostanziale omogeneità tra paesi del Nord e del Sud Europa per quanto concerne i servizi per le persone con autismo e la formazione degli operatori per questi servizi.

In altre parole, abbiamo verificato una convergenza generale sulla tipologia di trattamenti comportamentali intensivi e precoci, necessari ed efficaci per l’autismo, pur applicati con modalità che presentano accenti differenti in termini di caratteristiche dei programmi: ad esempio modelli più direttivi e strutturati accanto a modelli più naturali ed ecologici. Negli Stati Uniti, tuttavia, manca un sistema di welfare paragonabile a quello presente nella maggioranza degli stati europei: pertanto il ruolo di diagnosi e cura, svolto in UE dai nostri diversi Servizi Sanitari Nazionali è prevalentemente assicurato da professionisti forniti e pagati da assicurazioni private, oppure da centri specializzati, finanziati da enti privati o dai singoli Stati.

Ricordiamo, en passant, che la necessità di garantire la preparazione professionale degli Analisti del Comportamento, nata pionieristicamente negli anni ’70, ma sviluppata a livello nazionale, grazie al prezioso lavoro di Jerry Shook, a cavallo della fine del secolo, nasce proprio su richiesta delle assicurazioni, che com’è noto, prima di scucire un dollaro, vogliono essere certe di pagare per qualcosa di realmente efficace. Del resto bisogna ricordare che erano rimaste scottate non molti anni prima dalla vicenda dei trattamenti psicoterapeutici psicoanalitici, lunghi, costosi e dimostratisi privi di efficacia.

Una profonda differenza esiste tra USA e UE per quanto riguarda la formazione universitaria degli Analisti del Comportamento. In nessun Paese europeo, almeno fra quelli presenti al Summit, ma mi sento di poter generalizzare l’affermazione anche agli assenti, c’è un riconoscimento formale del profilo dell’Analista del Comportamento, e conseguentemente della Certificazione del BACB. L’analisi del comportamento, come accade da noi in Italia, è insegnata all’interno di poche università e sotto mentite spoglie, all’interno del corso di Psicologia Generale. Non esiste una laurea in Analisi del comportamento, non esiste un profilo professionale di analista del comportamento a livello sanitario o socio sanitario.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Conseguentemente anche la certificazione BCBA non possiede un valore legale/formale. Per colmare questo vuoto è stata fondata SIACsa, la Società Italiana degli Analisti del Comportamento in campo sperimentale e applicato, che pubblica un registro di professionisti che hanno ottenuto una formazione professionale di alto livello, valutata e garantita da un Board Internazionale.
Esistono Master, universitari e non, che rilasciano diplomi, anch’essi privi di valore legale/formale, quindi valutabili esclusivamente sul piano della qualità della preparazione professionale che forniscono: ricordiamo che in Italia il termine Master è una sorta di catch-it-all che designa molte, troppe cose. Ma su questo argomento torneremo presto in un prossimo articolo.

L’ultima informazione che riporto da Stoccolma è che la rivista The Behavior Analyst, organo dell’Associazione per l’Analisi del Comportamento, non esiste più. È stata sostituita da Perspectives on Behavior Science An Official Journal of the Association for Behavior Analysis International. Il tempo ci dirà se questo cambio di titolo implica anche una differente linea editoriale. Di sicuro non c’è più spazio per “we few, we happy few” (S. Hayes, corrispondenza personale), e non è più tempo per l’arrogante scientismo che caratterizza alcuni sedicenti scienziati comportamentisti da noi altri.

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