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La localizzazione cerebrale del comportamento criminale: i codici del cervello che potrebbero aiutarci nella prevenzione e nel trattamento di condotte antisociali

L’obiettivo di un recente studio è stato quello di mappare le lesioni cerebrali per vedere se esse sono temporalmente associate al comportamento criminale

ID Articolo: 151857 - Pubblicato il: 13 febbraio 2018
La localizzazione cerebrale del comportamento criminale: i codici del cervello che potrebbero aiutarci nella prevenzione e nel trattamento di condotte antisociali
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In seguito ad una lesione cerebrale, alcuni pazienti mostrano dei comportamenti inusuali ed aggressivi, che potrebbero predisporre un soggetto al comportamento criminale. Sono casi rari, ma sembra che questi siano accomunati dagli stessi substrati neurologici: corteccia prefrontale mediale, corteccia orbitofrontale e la parte interna dei lobi temporali.

Daniele Fiorilli

 

Messaggio pubblicitario Negli anni precedenti, alcuni studi hanno utilizzato delle tecniche di imaging per verificare le anomalie e i correlati cerebrali del comportamento criminale (Blake et al, 1995; Bufkin et al, 2005). Resta però da vedere in che misura queste anomalie incidano su determinati tipi di comportamento. Sono una causa? Fungono da compenso per una determinata funzione?

E’ bene precisare che non stiamo parlando di un rapporto diretto causa-effetto, bensì di lesioni cerebrali che potrebbero contribuire o predisporre un soggetto al comportamento criminale.

Quello che infatti sorprende negli studi che riguardano questo campo, è la relazione temporale che c’è tra lesione e comportamento. Basti pensare ad uno dei casi più famosi nel mondo della Psicologia e della Neurologia, quello di Phineas Gage, che dopo una lesione nella corteccia prefrontale ventromediale (vmPFC) manifestò cambiamenti di personalità, fino alla messa in atto di comportamenti antisociali. Un altro caso è del soldato Charles Whitman, che uccise 16 persone in seguito alla comparsa di un tumore a livello del lobo temporale destro.

Comportamento criminale in seguito a lesioni cerebrali: lo studio di Darby e colleghi

In un recente studio Darby e colleghi (3, 2017) hanno mappato le lesioni cerebrali in 17 pazienti che hanno manifestato un comportamento criminale dopo (e solo dopo) che le lesioni si sono verificate. Questo perché i sintomi conseguenti a lesioni tendono a coinvolgere la connettività delle stesse regioni cerebrali. L’obiettivo dei ricercatori è stato quello di mappare le lesioni cerebrali per vedere se esse sono temporalmente associate al comportamento criminale.

I comportamenti criminali di cui i ricercatori hanno tenuto conto sono: frode, furto, stupro, aggressione e omicidio. Le 17 lesioni erano localizzate in regioni diverse (fig.1), in particolare:

  • 9 nella struttura mediale frontale o orbitofrontale;
  • 3 a livello del lobo temporale mediale / amigdala;
  • 3 nel lobo temporale anteriore;
  • 1 nella corteccia prefrontale dorsomediale;
  • 1 nello striato ventrale e in alcune parti della corteccia orbitofrontale.

 

Comportamento criminale le lesioni cerebrali che potrebbero determinarlo -Fig.1

Fig. 1: Lesioni associate temporalmente al comportamento criminale

 

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Dai risultati possiamo vedere come le lesioni vadano a coinvolgere diverse regioni del cervello, ma tutte su una rete comune. Questa rete sembra essere implicata nei processi morali.

Tutto questo non vuol dire che ogni persona che presenta una lesione a livello di questa rete, manifesti poi un comportamento criminale. Fattori ambientali, sociali e genetici sono sempre da considerare all’interno della personalità degli esseri umani. I ricercatori tengono infatti a precisare che lo scopo dello studio è capire come la disfunzione cerebrale possa influire sul comportamento criminale; questi studi potrebbero infatti tornare molto utili nella prevenzione o addirittura nel trattamento di determinati soggetti.

L’interrogativo finale per cui è se la presenza di una lesione cerebrale può dirci se un soggetto è legalmente responsabile del comportamento. Medici, giudici, neuroscienziati si pongono spesso questa domanda.
Il paziente è responsabile? Deve essere punito allo stesso modo di un soggetto senza alcuna lesione?

Pensiamo per esempio ad un soggetto di 20 anni con un funzionamento cognitivo nella media, che è però incapace di sommare e sottrarre numeri (anche un semplice 2+2). Ci risulterebbe alquanto strano vero?! Una lesione cerebrale che coinvolge diverse aree del cervello, in particolare la regione posteriore sinistra, potrebbe causare acalculia: un difetto di calcolo sia mentale, sia scritto. In conseguenza di questa lesione i pazienti sono incapaci di compiere calcoli matematici.

Qual è quindi il confine che separa un comportamento criminale patologico, da uno conseguente a lesione cerebrale? Questo è un interrogativo a cui molte persone devono ancora saper rispondere.

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