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Alleniamoci ad essere più saggi con gli altri

Nei conflitti è più saggio chi appartiene ad uno status socio economico medio-basso, in quanto più abituato sin dall'infanzia a gestire conflitti tra pari.

ID Articolo: 151043 - Pubblicato il: 12 gennaio 2018
Alleniamoci ad essere più saggi con gli altri
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Un recente articolo riportato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B mostra come la saggezza, e non l’intelligenza o uno status economico-sociale, possa fare la differenza nei rapporti interpersonali, amicali, affettivi e professionali.

 

L’importanza della saggezza nella gestione dei conflitti

Messaggio pubblicitario Esiste un apparente paradosso nella nostra società moderna: più questa diventa nel suo complesso sempre più “smart” e “social” consentendoci di interagire con chiunque, in ogni parte del mondo e in qualsiasi momento, più le persone si allontanano le une dalle altre senza riuscire ad andare d’accordo.

Partendo da questo paradosso, lo psicologo Igor Grossmann dell’Università di Waterloo in Canada si è chiesto come sia possibile, nonostante l’avanzamento tecnologico e possibilità maggiori di interazione tra persone, che nella nostra moderna e tecnologica società 2.0 si creino più conflitti interpersonali rispetto al passato.

Per trovare una soluzione a questo interessante dilemma, Grossmann e colleghi (2017) hanno condotto uno studio chiedendo a 2145 studenti statunitensi di partecipare ad un’indagine online in cui si domandava loro di ricordarsi una recente discussione o conflitto interpersonale (ad esempio con il proprio partner, con un amico, con il datore di lavoro o con i propri genitori) e di rispondere a 20 domande.

Queste chiedevano se nella situazione di conflitto portata dallo studente, il partecipante era stato in grado di considerare la prospettiva dell’altro, il tempo impiegato per cercare di comprendere il punto di vista dell’altro e se aveva mai preso in considerazione l’idea che lui stesso e non l’altro potesse essere in errore.

Grossmann e colleghi (2017) hanno poi analizzato i dati provenienti dall’indagine, cioè le risposte degli studenti, sulla base di come essi avevano interpretato ed erano riusciti a gestire il conflitto interpersonale su una scala che andava da “con giudizio” a “senza giudizio” e sulla base del loro status sociale, “alto/basso”.

I ricercatori hanno trovato che gli studenti che possedevano uno status sociale più basso, un’educazione meno prestigiosa e più preoccupazioni in termini di denaro, avevano un punteggio molto più alto nella gestione “giudiziosa” del conflitto interpersonale, rispetto agli studenti con uno status economico e sociale più alto. (Grossmann, Brianza et al., 2017).

Il legame tra la saggezza e lo status sociale e il quoziente intellettivo

Nella seconda parte dello studio per approfondire i risultati preliminari, i ricercatori hanno inoltre reclutato 200 persone che hanno sottoposto ad un test di intelligenza e a cui hanno poi chiesto di leggere tre lettere pubblicate sulla posta di “Dear Abby”, un noto blog americano in cui le persone, afflitte da un problema di qualsiasi genere, chiedono consiglio per risolverli.

Ai partecipanti veniva chiesto di leggere la prima lettera mandata a “Dear Abby” che conteneva un problema interpersonale tra amici e scegliere di schierarsi per l’uno o l’altro amico; ogni partecipante poi discuteva con un intervistatore su come avrebbe affrontato il conflitto se fosse stato nei panni di uno dei due amici.

Gli intervistatori davano poi un giudizio circa le risposte offerte dai partecipanti allo studio per offrire una valutazione dell’argomentazione portata dal soggetto per risolvere il conflitto interpersonale, su una scala che andava da “molto giudizioso” a “poco giudizioso”.
Se il soggetto sperimentale offriva una soluzione basata non solo sul suo punto di vista, ma integrando questo con quelli dei due amici coinvolti nel conflitto raggiungeva un punteggio alto nella scala del giudizio nella soluzione proposta, diversamente dalla situazione in cui il soggetto ne proponeva una considerando solo il suo punto di vista.

Come nella prima parte dell’esperimento, coloro che avevano uno status sociale ed economico più basso, avevano alti punteggi nella “scala del giudizio”, rispetto a soggetti con uno status sociale più alto e questo indipendentemente dal loro quoziente intellettivo (Grossmann, Brianza et al., 2017).

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Grossmann, tramite questo studio, ha trovato una probabile risposta al paradosso: non è l’intelligenza o una situazione sociale ed economica più alta e agiata a consentire al soggetto di risolvere i conflitti interpersonali ma la sua capacità di mettersi nei panni dell’altro, comprendere le sue ragioni e raggiungere con lui un compromesso.

Secondo i ricercatori le migliori capacità di decentramento e di teoria della mente, sarebbero presenti nei soggetti con uno status sociale ed economico medio-basso, in quanto essi sono stati abituati fin dall’infanzia a condividere e ad affinare i conflitti con il gruppo di pari sviluppando maggiormente le loro abilità di problem solving piuttosto che concentrarsi esclusivamente sulla loro educazione, a differenza delle persone con uno status e un QI più alto.

Per migliorare le proprie capacità di problem-solving interpersonale e aumentare la propria saggezza, i ricercatori consigliano di provare, all’interno di un conflitto, ad adottare la prospettiva di una terza persona che osserva il conflitto tra noi ed un altro, quasi costringendoci a vedere la situazione come farebbe un altro esterno.

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