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Il trauma dimenticato. L’interpretazione dei sogni nelle psicoterapie: storia, tecnica, teoria – Recensione del libro

'Il trauma dimenticato.L’ interpretazione dei sogni nelle psicoterapie: storia,tecnica,teoria' tratta dell'interpretazione onirica e della psicoanalisi oggi

ID Articolo: 149751 - Pubblicato il: 05 dicembre 2017
Il trauma dimenticato. L’interpretazione dei sogni nelle psicoterapie: storia, tecnica, teoria – Recensione del libro
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Il trauma dimenticato. L’ interpretazione dei sogni nelle psicoterapie: storia, tecnica, teoria: un nuovo libro sull’ interpretazione dei sogni è l’occasione per fare il punto sulla psicoanalisi oggi sia dalla prospettiva clinica che da quella istituzionale.

Il trauma dimenticato: la psicoanalisi dei sogni

Messaggio pubblicitario Prendendo abbastanza alla lettera il titolo del libro, Il trauma dimenticato potrebbe essere considerato fondamentalmente l’elaborazione di un lutto: il lutto per quanto la psicoanalisi prometteva di essere all’inizio della sua storia e nel corso dei decenni successivi non è forse mai diventata. Una lunga sezione iniziale del testo Il trauma dimenticato, infatti, è dedicata piuttosto che alla psicoanalisi dei sogni, al sogno della psicoanalisi, o almeno al sogno di alcuni di coloro che hanno storicamente posto la psicoanalisi al centro della propria esistenza (clinica, teorica e anche filosofica, in certi casi).

Armando e Bolko, infatti, si inseriscono in una tradizione di pensiero che ha considerato le idee di Freud come possibile punto di partenza per una profonda evoluzione dell’umanità. Il freudismo aveva originariamente un carattere pressoché eversivo: questo pensava il Padre Fondatore quando nel 1909, rivolto a Jung, disse che gli Americani non sapevano che loro due stavano portando “la peste”. Tanto rivoluzionaria appariva la psicoanalisi in origine, che il nome di Freud è stato più volte accostato a quello di Marx, malgrado le idee politiche freudiane fossero sostanzialmente moderate.

La psicoanalisi, ai suoi esordi, si presentava veramente come portatrice di un profondo cambiamento nei costumi (in particolare sessuali) dell’umanità e come essenzialmente anti-istituzionale. Il movimento psicoanalitico, tuttavia, nel corso del tempo si è trasformato a sua volta in istituzione e luogo di potere, attraverso l’International Psychoanalytic Association, l’associazione degli psicoanalisti che era nata assai modestamente come “Società del mercoledì” (dal giorno in cui si incontravano Freud e i primi allievi). Fu infatti l’IPA a trasformare il principio dell’analisi didattica (l’analisi del futuro analista) in uno strumento di coercizione per i candidati (Kernberg, 1987) e a imporre il primato della psichiatria al proprio interno.

Sembra in effetti assai significativo che le pochissime idee di Freud, da subito completamente disattese dai suoi seguaci, riguardavano principalmente la formazione degli analisti. Secondo Freud, l’analisi didattica poteva risultare piuttosto breve (Freud, 1912); avrebbe però dovuto essere ripetuta ogni cinque anni (Freud, 1937). Freud dedicò inoltre un intero saggio a spiegare che gli studi universitari di medicina non dovessero costituire l’unica porta di accesso alla pratica analitica e nemmeno la porta principale (Freud, 1925). All’inverso, l’analisi didattica all’interno dell’IPA divenne un impegno da centinaia di ore (ma una volta terminata, l’esperienza era ed è considerata chiusa per sempre); mentre gli studi di psichiatria, largamente preferiti un po’ ovunque dalle sezioni nazionali dell’IPA, sono stati a lungo l’unica ed esclusiva possibilità di essere ammesso alla formazione come analista negli Stati Uniti.

Quando Freud provò a far modificare la presa di posizione dei colleghi americani, Abraham Brill, loro leader, mise immediatamente in chiaro che in caso di insistenza l’intero gruppo di oltre Atlantico avrebbe rescisso i suoi legami dall’associazione internazionale (Jones, 1953-1957).

Non molti sono stati i tentativi di modificare il roccioso assetto istituzionale dell’IPA, ma tra i pochi, uno di quelli storicamente più significativi risultò l’organizzazione di un Controcongresso a Roma nel 1969, in parallelo al XXVI Congresso internazionale di psicoanalisi che si teneva nella stessa città (Bolko e Rotschild, 2006). Di tale Controcongresso Marianna Bolko fu uno dei protagonisti: un’immagine dell’epoca rimasta iconica la ritrae insieme a Elvio Fachinelli nell’atto di attaccare un manifesto di protesta, nel quale le due esse di “Congress” sono sostituite da altrettanti simboli del dollaro (la foto è stata di recente ripubblicata in Herzog, 2016).

 

Né l’iniziativa del 1969, tuttavia, né il successivo “manifesto” per la riforma della società psicoanalitica (Aa. Vv., 1974) ebbero un seguito in Italia e anche altrove:

Il dibattito sulla formazione prosegue ancora oggi in ambito istituzionale, con consapevolezza indubbiamente maggiore che nel passato, ma producendo solo cambiamenti conservativi o irrisori (Armando e Bolko, 2017, p. 41).

Ciò che è cambiato è il mondo circostante, dove la psicoanalisi non è più l’unico paradigma psicoterapeutico. In Italia, per esempio, la legge Ossicini ha travolto le ubbie sull’identità del terapeuta e sul suo percorso formativo. Lo psicoterapeuta non ha nessun obbligo di seguire un percorso analitico prima di esercitare la professione di fronte alla legge. Decenni di discussione sul controtransfert sono stati cancellati da una norma che ne stabilisce, si può dire, l’irrilevanza. Si può concordare o meno sul principio, ma lo stato dei fatti non cambia.

Il trauma perduto e l’ interpretazione dei sogni

Messaggio pubblicitario Se Armando e Bolko si soffermano all’inizio del libro Il trauma perduto su questioni di storia della politica istituzionale della psicoanalisi, è proprio per ripartire dal lascito freudiano originario. Si capisce, quindi, che Il trauma dimenticato è un testo concepito come militante, e alla luce di questa impostazione deve essere letto. In particolare, da parte degli autori non c’è e non ci può essere alcuna intenzione di proporre una storia obiettiva della tecnica psicoanalitica dell’ interpretazione dei sogni, come un lettore potrebbe forse anche legittimamente aspettarsi. Al contrario, IL libro di Freud del 1899, L’ interpretazione dei sogni, appunto, viene inteso come testo del quale recuperare il carattere di fondamento (e si potrebbe affermare: sia in senso positivo che negativo).

In quanto testo militante, Il trauma dimenticato legge i tentativi teorici di revisione del dettato freudiano sull’ interpretazione dei sogni esclusivamente in funzione della loro vicinanza o distanza da Freud, cioè in quanto “conferme”, sia pure a diverso livello (cap. 7) oppure “alterazioni” (cap. 8) dell’originale. Particolarmente forte è la scelta delle sottoclassi nel quale vengono divise queste ultime: edulcorazioni, ibridazioni, profanazioni (sic!), scismi.

Tra le edulcorazioni vengono fatte rientrare le modifiche della formulazione del complesso edipico, che costituirebbe la base dell’ Interpretazione dei sogni. Edulcorazione, per esempio, è classificata la teoria di Kohut del sogno come stato del Sé (cioè come espressione della condizione presente del sognatore).

Tra le ibridazioni sono annoverate le proposte di fondere la psicoanalisi con altre discipline (a partire dal tentativo del pastore Pfister, amico di Freud, di renderla compatibile con la religione).

La categoria delle profanazioni comprende tutti i tentativi di negare il valore dell’ interpretazione dei sogni semplicemente perché si nega in generale il valore del lascito freudiano, sulla base di una presunta disonestà intellettuale (o peggio) dello stesso Freud, come ha proposto una pubblicistica particolarmente di moda negli anni novanta (chi scrive ha a suo tempo analizzato i contenuti di tale pubblicistica: Innamorati, 2000).

Gli scismi corrispondono alle proposte teoriche che hanno spinto i rispettivi autori al di fuori del movimento psicoanalitico freudiano: Alfred Adler, “K.” G. Jung e Jacques Lacan. Mancano all’appello e alla classificazione diversi libri che hanno segnato la storia della tecnica dell’ interpretazione dei sogni (Bonime, 1962; French e Fromm, 1964; Lichtenberg, Lachmann e Fosshage, 1996, tra i tantissimi) e di alcuni viene largamente sottovalutato il contenuto innovativo (Sharpe, 1937): va appunto ribadito, però, che Armando e Bolko non intendevano proporre un testo storico in senso letterale ma una testimonianza e soprattutto una proposta di innovazione clinica, che viene sviluppata nell’ultima sezione di Il trauma dimenticato.

Il lavoro dell’ interpretazione dei sogni viene suddiviso in una serie di operazioni che rientrano in due gruppi fondamentali: i “momenti costitutivi” e i “momenti operativi”. Tra i momenti costitutivi vanno classificati ciò che gli autori chiamano “formazione della mente” e la “costruzione del contesto”. Gli autori individuano nei momenti costitutivi, infatti, una serie di accorgimenti volti a focalizzare l’attenzione dell’interprete con i giusti tempi di attesa sugli elementi fondamentali del contenuto onirico e sulle caratteristiche del lavoro analitico che si sta svolgendo e fa da cornice alla presentazione dei sogni (secondo Armando e Bolko, per esempio, è possibile classificare otto diversi possibili atteggiamenti dell’analizzando rispetto al sogno, ognuno dei quali suggerisce altrettanti atteggiamenti interpretativi dell’analista). I momenti operativi descrivono invece come debba procedere l’interpretazione vera e propria, dalla “connessione” (cioè l’individuazione dei nessi tra gli elementi significativi del contenuto onirico”) alla fase finale di “valutazione”. Senza mai perdere quel carattere militante che emerge anche nel voler sottolineare che un metodo rigoroso serve anche a evitare di “perdersi in quell’indiscriminato divagare emblematicamente rappresentato dall’opera di Jung del 1912 che segnò la sua separazione da Freud” (Armando e Bolko, 2017, p. 161).

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I Sogni dei bambini è frutto dell’insegnamento di Jung negli anni 1936-37 e 1940-41: un documento importante per la storia della psicologia.

Bibliografia

  • Aa. Vv. (1974), Il potere della psicoanalisi, Armando, Roma.
  • Armando, L. A. e Bolko, M. (2017), Il trauma dimenticato. L’interpretazione dei sogni nelle psicoterapie: storia, teoria, tecnica, FrancoAngeli, Milano 2017.
  • Bolko, M. e Rotschild, B. (2006), Una pulce nell’orecchio, Psicoterapia e Scienze Umane, 3.
  • Bonime, W. (1962), L’uso clinico dei sogni, trad. it. Boringhieri, Torino 1975).
  • French, T. M. e Fromm, E. (1964), I sogni, problemi d’intepretazione, trad. it. Astrolabio, Roma 1970.
  • Freud, S. (1899), L’interpretazione dei sogni, trad. it. in Opere di Sigmund Freud (OSF), Boringhieri, Torino 1966 e ss, vol. 3.
  • Freud, S. (1912), Consigli al medico nel trattamento psicoanalitico, OSF, vol. 6.
  • Freud, S. (1926), Il problema dell’analisi condotta da non medici, OSF, vol 10.
  • Freud, S. (1937), Analisi terminabile e interminabile, OSF, vol 11.
  • Herzog, D. (2016), Cold War Freud, Cambridge University Press, Cambridge.
  • Innamorati, M. (2000). Psicoanalisi e filosofia della scienza. Critiche epistemologiche alla psicoanalisi. FrancoAngeli, Milano.
  • Jones, E. (1953-1957), Vita e opere di Sigmund Freud, trad. it. Il Saggiatore, Milano 1962.
  • Kernberg, O. (1987), Problemi istituzionali del training psicoanalitico, Psicoterapia e Scienze Umane, 4.
  • Lichtenberg, J. D., Lachmann, F. e Fosshage, J. (1996), Lo scambio clinico, trad. it. Raffaello Cortina, Milano 2000.
  • Sharpe, E. (1937), L’analisi dei sogni, trad. it. Boringhieri, Torino 1981.
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