Messaggio pubblicitario ISC - Workshop Janina Fisher - fino al 28 febbraio

Pregiudizi e differenze di genere nella gestione del paziente TGNC

L'APA ha pubblicato linee guida per i clinici da seguire con pazienti TGNC (Transgender and Gender Nonconforming) per vedere rispettati i loro reali bisogni

ID Articolo: 149990 - Pubblicato il: 30 novembre 2017
Pregiudizi e differenze di genere nella gestione del paziente TGNC
Messaggio pubblicitario SFU MAGISTRALE 09-2017 2
Condividi

Dato il complesso panorama relativo all’ identità di genere, l’APA ha pubblicato delle specifiche linee guida con lo scopo di fornire agli specialisti un supporto nella pratica clinica con pazienti TGNC (Transgender and Gender Nonconforming People), termine che raccoglie tutte le identità di genere che non si riconoscono col sesso assegnato alla nascita.

Chiara Cilardo

 

I terapeuti nella loro attività clinica si trovano di fronte una vasta gamma di condizioni e situazioni in cui sono chiamati a confrontarsi col mondo interiore e il vissuto del paziente, la maggior parte delle volte su temi delicati e complicati. La sfera dell’ identità di genere è fra questi.

Dal complesso panorama dell’ identità di genere ai pazienti TGNC

Messaggio pubblicitario L’ identità di genere può non corrispondere al sesso assegnato alla nascita o alle caratteristiche primarie e secondarie e si riferisce al senso coerente e profondo del riconoscersi come maschio o femmina (APA, 2015). Ma non solo. L’APA allarga il ventaglio delle definizioni aggiungendo un termine cappello che raggruppa gli individui la cui identità di genere non rientra nella tradizionale idea binaria: il genderqueer. Chi si identifica come tale può non identificarsi in alcun genere o definirsi diversamente. Per esempio, un genderqueer può identificarsi contemporaneamente come maschio e femmina con diverse sfumature (bigender, pangender, androgino); in nessuno dei due (genderless, gender neutral, neutrois, a-gender); essere genderfluid, quindi un mix dinamico tra i due generi tradizionali, in cui il sentirsi maschio o femmina può variare in circostanze/fasi diverse; infine, identificarsi in un terzo genere che va oltre le definizioni e i mix di maschio/femmina. Cisgender viene invece definito chi si identifica col genere attribuito alla nascita.

Dato questo complesso panorama identitario, l’APA ha pubblicato nel 2015 delle specifiche linee guida con lo scopo di fornire agli specialisti un supporto nella pratica clinica con pazienti TGNC (Transgender and Gender Nonconforming People, termine che raccoglie tutte le identità di genere che non si riconoscono col sesso assegnato alla nascita) affinché sia rispettosa, consapevole e di supporto per l’identità, i bisogni e le esperienze di pazienti TGNC. Lo psicologo infatti è chiamato a gestire trattamenti terapeutici in cui possono sollevarsi delle problematicità.

La letteratura evidenzia come spesso pazienti TGNC riferiscano di esperienze negative che possono influenzare la severità dei sintomi e la soddisfazione generale del servizio ricevuto. Mizock e Lundquist (2016) passano in rassegna i principali errori di giudizio o azioni che i terapeuti compiono nei confronti di questi pazienti e che finiscono per allontanarli e creare attitudini negative nei confronti della psicoterapia.

In alcuni casi viene percepita mancanza di competenze e conoscenze specifiche per cui il paziente sente di non essere nel suo ruolo e di dover ‘educare ed istruire’ il terapeuta. A volte la mancanza di formazione induce il terapeuta a prendere in scarsa considerazione altri aspetti della vita dei pazienti TGNC e a focalizzarsi eccessivamente sulla tematica di genere, col risultato che il paziente sente che, da un lato, vengono sottovalutati e messi da parte altri vissuti ritenuti importanti, dall’altro questo focus può portare all’assunzione implicita che qualsiasi sia il problema portato all’attenzione, esso scaturisca dall’ essere TGNC. D’altra parte, viene esperita anche una mancanza di conoscenza e consapevolezza da parte del terapeuta nei casi in cui l’ identità di genere sia data per consolidata ed esclusa dal trattamento, andando così a sminuire ed ignorare tutto quello che comporta e l’impatto che può avere sulla salute mentale.

In altri casi ancora, il terapeuta può essere visto come focalizzato solo sull’ espletare le sue funzioni richieste per l’accesso ad altre procedure, come quelle mediche, piuttosto che attento al percorso terapeutico in sé.

Sebbene l’APA sia stata molto chiara su linee guida e pratiche da adottare, può ancora accadere che essere TGNC sia visto come una patologia o disordine da curare, rinforzando il senso di incomprensione, inadeguatezza, vergogna e stigma. Infine, Mizock e Lundquist parlano di generalizzazione e attitudini implicite che alcuni terapeuti adottano, avendo una visione tradizionale dei generi e riducendo di fatto la possibilità di esplorazione identitaria e di comunicazione da parte del paziente.

Gli atteggiamenti dei terapeuti verso i pazienti TGNC: differenze di genere

Messaggio pubblicitario Nel 2016 Riggs e Sion hanno approfondito il tema degli atteggiamenti dei terapeuti verso pazienti TGNC evidenziando una differenza di genere nelle attitudini negative. Infatti sarebbero i terapeuti maschi a mostrare un grado più alto di propensione negativa rispetto alle colleghe femmine. Le attitudini negative verso pazienti TGNC servirebbero a legittimare e rivendicare la mascolinità normativa: ciò sarebbe dovuto alle norme culturali di egemonia maschile che inducono gli uomini a considerare come ai poli opposti della mascolinità altri come donne in generale e ancora di più omosessuali e TGNC. Gli Autori sottolineano che al di là delle possibili spiegazioni, il fatto che le ideologie di genere possano influenzare il lavoro degli psicoterapeuti deve porci di fronte alla consapevolezza che ciò possa ripercuotersi sul rapporto e sull’evolversi del processo terapeutico.

Che cosa si può fare allora? Mettere in pratica le indicazioni dell’APA non è facile, le difficoltà sono soprattutto fuori dal setting terapeutico. Persone TGNC sono soggette a rischio di suicidio, depressione, ansia, abuso di sostanze. Genitori TGNC affrontano diverse problematiche nella costruzione e nel mantenimento di una famiglia e con l’età affrontano problemi di accesso alle strutture dedicate. Ancora, i più giovani si trovano a fronteggiare già a scuola atti di bullismo e violenza che spesso portano all’ abbandono degli studi. Oltre a ciò, sono soggette continuamente ad atti di microviolenza e negazione della loro identità, basti pensare a quante cose sono divise per genere (per esempio, le toilette in edifici pubblici) o la difficoltà anche solo a espletare funzioni burocratiche quando perfino la modulistica segue il sistema binario di genere. Come Singh e Dickey (2016) sottolineano, tanto va fatto non solo nel lavoro di formazione e supervisione dei professionisti del settore, ma anche sul terapeuta. La formazione deve tener conto delle difficoltà già presenti nella vita quotidiana e della specificità della loro condizione identitaria che non deve essere disconfermata né patologizzata, mentre il terapeuta deve assicurarsi che, anche a partire dal setting terapeutico, il paziente possa sentirsi al sicuro e libero di esprimersi.

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 5, media: 5,00 su 5)

Articolo consigliato dall'autore

Disforia di genere le nuove linee guida per il trattamento delle persone transgender

Le nuove linee guida per il trattamento delle persone transgender: tra medicina e psicologia

In virtù del benessere psico-fisico delle persone transgender, è importante l'azione di un’equipe multidisciplinare nel trattamento della disforia di genere

Bibliografia

State of Mind © 2011-2017 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario SCUOLA DI PSICOTERAPIA
Messaggio pubblicitario centro psicoterapia

Messaggio pubblicitario

Scritto da