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la Giornata Nazionale della Psicologia

I punti cardine dello sviluppo della psicologia in Italia, fino all'odierna offerta scientifica della psicologia per promuovere il benessere umano

ID Articolo: 149079 - Pubblicato il: 11 ottobre 2017
la Giornata Nazionale della Psicologia
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Il 10 ottobre, in concomitanza con la Giornata Mondiale della Salute Mentale, si è celebrata anche la Giornata Nazionale della Psicologia. In queste brevi note storiche ripercorreremo alcuni dei momenti che hanno caratterizzato lo sviluppo della psicologia in Italia, per arrivare poi all’offerta scientifica della psicologia per promuovere il benessere umano.

La psicologia in Italia nel novecento

Il Novecento doveva essere l’anno di decollo della Psicologia come il ‘600 è stato il secolo fondativo della Fisica, il ‘700 della Chimica, ‘ l’800 della Biologia. Lo è stato, ma solo in parte. In ogni caso la psicologia è una scienza giovane.

Messaggio pubblicitario Il Novecento era cominciato bene per l’Italia, con il V Congresso Internazionale di Psicologia, che si tiene nel 1905 si tiene a Roma, sotto la presidenza di Giuseppe Sergi, e al quale partecipano molti illustri studiosi internazionali, tra cui anche William James da Harvard,  e tra gli italiani Vittorio Benussi (da Graz),  Federico Kiesow (uno scienziato polacco allievo di Wilhelm Wundt a Lipsia), Sante De Sanctis (medico e psichiatra). Sono gli anni in cui il baricentro culturale mondiale è in Europa, dove rimarrà fino alla Seconda Guerra Mondiale.

Subito dopo, nel 1906, il ministro della pubblica istruzione assegna le prime tre cattedre in psicologia alle università di Torino, di Roma e di Napoli. Negli anni a seguire Vittorio Benussi va a Padova, Mario Ponzo a Roma, e Agostino Gemelli, fondatore dell’’Università Cattolica a Milano, istituisce la scuola di psicologia sperimentale.

Dopo questo buon inizio, purtroppo, cominciano i problemi per la psicologia. Durante il Ventennio,  infatti, complice anche la visione Gentiliana che vede la scienza in posizione ancillare rispeto alla filosofia, le cattedre di psicologia precedentemente istituite sono progressivamente soppresse. Rimangono solo quelle di Agostino Gemelli a Milano e di Mario Ponzo a Roma.

La psicologia sperimentale nel dopoguerra

Fortunatamente nel secondo dopoguerra rinasce l’interesse per la psicologia e particolarmente per la psicologia sperimentale. Sono istituite numerose nuove cattedre: nel 1951, a Palermo per Gastone Canziani, che durante l’amministrazione americana (1943-45) era stato insignito di una Am-Cattedra, alla quale egli rinuncia, considerandola giustamente una diminutio rispetto a un concorso vero e proprio.

A Firenze va Francesco De Sarlo, seguito dal suo allievo Enzo Bonaventura. A Torino Angiola Masucco Costa succede a Federico Kiesow. A Milano Cesare Musatti prima e Marcello Cesa Bianchi poi vanno in cattedra rispettivamente alla facoltà di lettere e filosofia e alla facoltà di medicina. Poco dopo Fabio Metelli va in cattedra a Padova e altre cattedre sono istituite in varie università italiane.

Nasce il Corso di Laurea in Psicologia

Nel 1971 sono istituiti i primi due corsi di Laurea in Psicologia a Roma e a Padova. Fino a quel momento la formazione in psicologia avveniva nel mondo medico o nel mondo della filosofia, con percorsi ad hoc, seguiti dalla frequenza di una scuola di specializzazione. È questo il percorso seguito dagli psicologi della mia generazione e da quelle precedenti. Per 15 anni la formazione in psicologia rimane monopolio delle Facoltà di Magistero di Padova e Roma, con conseguenze “bizzarre”, ad esempio 12 mila iscritti in ciascuna sede e oltre 1800 immatricolazioni per anno,  con la conseguente duplicazione triplicazione, quadruplicazione ecc. degli insegnamenti, particolarmente nei primi anni di corso.  Nel 1986 il Ministero autorizza l’apertura del corso di laurea di Palermo, alla cui fondazione chi scrive ha partecipato. Da quel momento, nel giro di pochi anni, molte altre università inseriscono nell’offerta didattica una laurea in psicologia.

La Società Italiana di Psicologia Scientifica – SIPs

Messaggio pubblicitario Un ruolo da non dimenticare è stato svolto dalla Società Italiana di Psicologia, fondata a Torino nel 1911 e riformata nel 1960 con l’approvazione di un nuovo statuto che modificò denominazione e sigla: Società Italiana di Psicologia Scientifica (S.I.P.S.). Lo statuto prevedeva la costituzione di una consulta scientifico-didattica (soci ordinari accademici) e una consulta professionale (soci ordinari attivi nei vari settori professionali). Nel 1970, un comitato di soci ordinari si riunisce a Milano, presso l’Istituto di Psicologia della Facoltà Medica, con il compito di studiare forme di innovazione statutaria che rendessero la Società più aderente alla realtà culturale del Paese e alle articolazioni che in ambito scientifico e professionale caratterizzavano la psicologia italiana. Nel 1976 la sigla S.I.P.S. si trasforma in SIPs, in quanto l’aggettivazione (“Scientifica”) viene ritenuta implicita.

Con l’affermazione progressiva della professione psicologica, e in assenza di un Albo e di un Ordine degli Psicologi, che sarebbe stato istituito solo nel 1989, la SIPs ha svolto un’importante funzione di rappresentanza e difesa della professione psicologica. I congressi hanno spesso rappresentato momenti fondamentali nella vita degli psicologi italiani, come non ricordare il tempestoso  XVI Congresso a Bologna (31 ottobre-3 novembre 1975), che vede la contrapposizione tra i nuovi 2 corsi di laurea e la precedente formazione “blended”,  o quello successivo di Viareggio, il  XVII (29-31 ottobre 1977), nel corso del quale, mentore Virgilio Lazzeroni, sono state messe le basi per la fondazione della seconda associazioni italiana di terapia cognitivo-comportamentale, l’AIAMC, che Lazzeroni con il suo indimenticabile accento toscano prununciava “l’aiàmche”.

Altri congressi importanti sono stati il XVIII, tenutosi ad Acireale (29 ottobre-2 novembre 1979), quello di Urbino (22-26 settembre 1981) quello di Bergamo (7-12 settembre 1984) e quello di Venezia (28 settembre-3 ottobre 1987). Poi, anche grazie alla costituzione dell’Ordine e dell’Albo degli Psicologi, si è progressivamente spenta l’importanza e la funzione propulsiva della SIPS.
Il futuro si fonda sulla storia passata. Chi la ignora non può avere futuro. Chi cerca di negare o riscrivere, o anche solo rileggere il passato con gli occhi del presente compie un grave errore, nella politica come nella scienza. Però bisogna averla una visione di futuro, nella politica come nella scienza.

Che futuro ci può offrire la psicologia oggi?

La psicologia è fuori di dubbio una scienza debole per molti motivi. Innanzituto è frammentata al suo interno in molte visioni del mondo, in diverse metodologie di ricerca e conseguentemente in diversi modelli esplicativi. Se pensiamo sia una scienza naturale, come ogni altra scienza naturale dovrebbe esprimere ipotesi per una migliore comprensione del mondo, per quanto attiene all’oggetto di studio della sua disciplina. Questa comprensione deve essere sostenuta da evidenze, e queste evidenze devono essere al livello dell’evento da spiegare.

Uno dei tentativi per accentuare la debolezza della psicologia infatti consiste nel cercare spiegazioni ricorrendo a opzioni riduzionistiche, passando cioè dal livello della psicologia a quello della biologia (fisiologia, neurofisiologia, neurochimica, neurologia ecc.). Oltre a snaturare il core della disciplina, l’errore metodologico epistemologico di base è quello di confondere il termine spiegazione con quello di correlazione (Manzotti e Moderato,  2010). Non vi è dubbio infatti che ogni manifestazione o processo psicologico abbia un correlato o un mediatore interno di carattere biologico (fisiologico, neurochimico, neuronale), ma questi non sono la causa del processo (Manzotti e Moderato,2008). Sarebbe come dire che alla mattina andiamo a correre (chi lo fa) perché abbiamo i muscoli.

Come brillantemente spiegano Paolo Legrenzi e Carlo Umiltà  (2009), “i neuroni non spiegano chi siamo”. Purtoppo, la moda di aggiungere il prefisso neuro a molte vecchie discipline, nel goffo  e ingenuo tentativo di renderle così più scientifiche, è ormai dilagante: neuro-estetica, neuro-marketing, neuro-filosofia, neuro-tutto. Di fatto, è un’espressione di debolezza e una dichiarazione di resa delle discipline medesime.

Nessun dubbio sull’importanza dello sviluppo delle neuroscienze, quelle serie, ma c’è anche molta neurofuffa. Del resto, accanto alla psicologia seria, c’è altrettanta, se non di più, psicofuffa.

Cosa può offrire la psicologia seria al nostro mondo contemporaneo

Innanzitutto la psicologia ha dato un contributo importante alla comprensione di come agiamo, di come pensiamo, di come ricordiamo, di come operiamo scelte tra alternative. A quindici anni dal Nobel per l’economia a Daniel Kahneman, nel 2002, un altro Premio Nobel si è avvicinato alla psicologia, grazie al Nobel assegnato a Richard Thaler per i suoi studi sulla la Behavioral Economics. Ne abbiamo parlato diffusamente su queste colonne ieri.

Per anni si è pensato all’uomo come essere razionale, che sa scegliere per il meglio, che solo in circostanze emotive particolari perde il controllo razionale. La ricerca sulle scelte in condizioni di incertezza portata avanti da Tversky e Kahneman ha dimostrato che in realtà questo controllo razionale è molto relativo, e che le deformazioni dei nostri processi mentali sono una costante. Siamo esseri razionali sì, ma a razionalità limitata. Sbagliamo in modo sistematico, e continuiamo a sbagliare anche se ne siamo consapevoli, siamo cioè pieni di distorsioni del giudizio (bias cognitivi), siamo guidati da euristiche, abilità acquisite dal cervello nel corso dell’evoluzione.

Le euristiche sono state utili per la sopravvivenza dell’uomo e utili lo sono tutt’ora, in quanto alleggeriscono la “fatica” del pensiero, nelle attività meno importanti e quotidiane: con il nostro corredo di euristiche, risparmiamo tempo e fatica nel prendere decisioni semplici o nel crearci un’opinione immediata delle situazioni nelle quali ci troviamo.

La comprensione dei nostri bias ha portato allo sviluppo di procedure per contrastare gli errori in molti campi. Dagli errori clinici in sala operatoria o nella guida di un aereo, alle procedure per favorire comportamenti sani e salutari, ad esempio nella dieta. Sono state create in molti paesi delle Behavior insight Units, o Nudge units, dal titolo omonimo del fortunato saggio di R. Thales e C. Sunstein. Sfortunatamente il nostro paese è rimasto fermo in questa politica, ma forse ora, grazie al Nobel a Thaler possiamo sperare che finalmente anche da noi si muova qualcosa, magari creando una Nudge unit finalizzata alla semplificazione.

Le behavior insight units funzionano, dati alla mano, e fanno risparmiare tempo e denaro. Sono tanti i campi in cui si possono applicare i princìpi del nudge, come l’architettura delle scelte. Prendiamo il tema delle vaccinazioni, un tema caldissimo dopo la recente notizia di un caso di tetano in un bambino, mai visto prima dicono i medici dell’ospedale dov’è ricoverato. Sacrosanto il ripristino dell’obbligo vaccinale, in vigore nella maggior parte dei paesi, ma serve anche una strategia di scoraggiamento degli antivax, che certamente non possono, per definizione, essere convinti col ragionamento, altrimenti non sarebbero antivax. Le strategie ci sono, e sono basate sui principi della behavior economics.

Un altro contributo importante, grazie alla conoscenza dei nostri processi di apprendimento, ragionamento e memoria, la psicologia lo offre come metodologie di insegnamento speciale ai soggetti “eccezionali”, cioè quei bambini che si discostano dalla famosa curva di normalità distributiva di Gauss. Ormai esistono efficaci metodologie di insegnamento e trattamento per i soggetti con dislessia, con disturbi dell’apprendimento, con deficit di attenzione e iperattività, con ritardi evolutivi e intellettivi, e anche con autismo. Ne abbiamo parlato su questo magazine in un articolo precedente sull’ABA, l’analisi comportamentale applicata.

Quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario dell’introduzione della legge 517 del 1977, voluta dalla Ministra Falcucci, che ha consentito un progressivo processo di inclusione scolastica sociale per soggetti che ne sono stati a lungo esclusi. Al di là del valore simbolico e valoriale di questo processo, anche la dimensione quantitativa è importante: i numeri lo dimostrano, i soggetti con bisogni educativi speciali sono davvero molti.

Gli stessi principi psicologici sono alla base delle pratiche parentali ed educative con soggetti che stanno, talvolta a fatica, dentro l’area di normalità della distribuzione gaussiana. Tony Biglan, nel suo bel saggio dal titolo The Nurture Effect, spiega come un contesto “nutriente”, che favorisca la  prosocialità, sia il miglior antidoto allo sviluppo di comportamenti aggressivi e distruttivi, di ansia e depressione, e di tutte quelle manifestazioni che prosperano in ambienti educativi e sociali tossici.

L’offerta della psicologia è ricca e sostenuta da evidenze. Non abbiamo trattato deliberatamente in questo articolo l’offerta specificamente psicoterapeutica, sia perché ha appunto una sua specificità, sia perché abbiamo preferito indirizzare l’attenzione su temi di psicologia che troppo spesso gli psicologi, attratti dalla clinica, trascurano. Poiché il vuoto non esiste, ciò che viene lasciato scoperto è subito occupato da altri. Concludo, quindi, queste note nella giornata della psicologia, con l’invito a difendere i nostri spazi culturali e professionali.

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Bibliografia

  • Legrenzi, P, Umiltà, C. (2009) Neuro-mania. Il cervello non spiega chi siamo. Il Mulino
  • Manzotti, R., Moderato, P. (2008). Il ritorno del fantasma nella macchina. Sistemi intelligenti, 2, 335-340.
  • Manzotti, R. Moderato, P. (2010). Is Neuroscience adequate as the forthcoming “mindscience”? Behavior and Philosophy. 39.
  • Kahneman, D. (XXXX) Pensiero lento pensiero veloce. Rizzoli.
  • Thaler, R., e Sunstein, C. (2008). Nudge. Feltrinelli
  • Thaler, R. (2015) Misbehaving.

 

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