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La sovradiagnosi del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD): solo una ipotesi?

Secondo vari studi, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività sarebbe sempre più diagnosticato: è possibile che esista una sovradiagnosi di ADHD?

ID Articolo: 148836 - Pubblicato il: 10 ottobre 2017
La sovradiagnosi del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD): solo una ipotesi?
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Secondo alcuni studi, riguardanti la prevalenza del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), risulta che questo sia sempre più diagnosticato, soprattutto con l’avvento del DSM-5, tanto da aver causato un nuovo dibattito circa una possibile sovradiagnosi di ADHD.

Giulia Francese

 

Messaggio pubblicitario Fa parte del senso comune credere che siano troppi i bambini che ricevono l’etichetta di “iperattivi”, (come dimostrato da alcuni sondaggi, ad esempio quello svolto in Australia da Brad Partridge, Jayne Lucke e Wayne Halled, il cui risultato ha evidenziato che il 78.3% dei cittadini intervistati crede che a molti bambini venga diagnosticato ADHD anche in assenza del disturbo, è lecito domandarsi se effettivamente il senso comune non abbia ragione.

La sovradiagnosi è una condizione in cui i falsi positivi eccedono i falsi negativi; in altri termini una diagnosi è eccessiva non solo quando per errore si diagnostica un disturbo a persone che non ce l’hanno, ma quando il numero di queste persone eccede il numero delle persone che il disturbo lo hanno ma che vengono erroneamente dichiarate sane. In termini di ricerca, l’ipotesi della sovradiagnosi afferma che il 3-7% dei bambini con disturbo da deficit di attenzione e iperattività sia una percentuale troppo elevata.

Sovradiagnosi del disturbo da deficit di attenzione e iperattività: le questioni irrisolte nel fare diagnosi

Secondo gli autori Bruchmüller, Katrin; Margraf, Jürgen; Schneider esistono questioni irrisolte per quanto riguarda la diagnosi di disturbo da deficit di attenzione e iperattività.

In primo luogo, alcuni studi suggeriscono una potenziale sovradiagnosi, come precedentemente menzionato, in secondo luogo, rispetto al rapporto maschi-femmine nella popolazione generale (3: 1), molti più ragazzi ricevono trattamento ADHD rispetto alle ragazze (6-9: 1). È stato ipotizzato che questo si verifichi perché gli esperti non aderiscono ai criteri del DSM e dell’ICD. È stato, anche, ipotizzato che, in conformità con la euristica della rappresentatività, gli esperti tendano a diagnosticare il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) se un paziente assomiglia al proprio concetto di “bambino-prototipo” ADHD, e che ciò porti a trascurare i criteri di esclusione.

Questo errore da parte degli esperti può, quindi, causare una sovradiagnosi. Inoltre, siccome l’ ADHD è più frequente nei maschi, un bambino/ragazzo potrebbe essere visto come un altro prototipo di bambino con disturbo da deficit di attenzione e iperattività e potrebbe quindi ricevere una diagnosi di ADHD più facilmente rispetto ad una bambina/ragazza.

Per validare la loro tesi, gli autori hanno inviato una vignetta clinica a 1.000 psicologi infantili, psichiatri e assistenti sociali e hanno chiesto loro di fare una diagnosi.

Sono state inviate quattro versioni della vignetta:

  • Vignetta 1 (ADHD) rispondevano a tutti i criteri ADHD del DSM-VI/ICD-10;
  • Vignette 2-4 (non ADHD) rispondevano ad alcuni criteri ADHD, mentre altri criteri non erano soddisfacenti per la diagnosi di ADHD.

Messaggio pubblicitario Di conseguenza, per le ultime, non poteva essere fatta una diagnosi di ADHD. Inoltre, erano state create, per ogni vignetta, una versione maschile ed una femminile. Per quanto riguarda le vignette 2-4 (non ADHD), il 16,7% dei terapisti ha diagnosticato ADHD, inoltre, per quanto riguarda la versione maschile di queste vignette, i terapisti hanno dato una diagnosi di disturbo da deficit di attenzione e iperattività circa due volte di più rispetto alle vignette della versione femminile.

Gli autori hanno concluso che gli esperti non rispettano rigorosamente i manuali diagnostici.

Lo studio suggerisce che la sovradiagnosi di ADHD si verifica nella routine clinica e che il genere del paziente influenza notevolmente la diagnosi.

Una formazione diagnostica approfondita potrebbe aiutare i terapisti ad evitare queste distorsioni. Questo studio conferma quanto la diagnosi possa essere difficile, se basata semplicemente sull’osservazione clinica.

In Europa, i genitori possono attendere in media più di due anni prima di accertare una diagnosi di disturbo da deficit di attenzione e iperattività per i loro piccoli. Senza dimenticare che quasi 2 genitori su 5 (38% del totale) sono costretti a rivolgersi a tre o più specialisti prima di ricevere una diagnosi definitiva e completa. Non si fa molta fatica a immaginare quanto i genitori, di fronte a un così elevato numero di visite specialistiche unito a una notevole cautela nella formulazione della diagnosi formale del disturbo, spesso lamentino un profondo senso di frustrazione. Del resto, è impossibile non essere graduali, scrupolosi e meticolosi nella formulazione della diagnosi, poiché sono diversi i disturbi che possono sovrapporsi all’ ADHD con il rischio di causare una diagnosi errata.

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