Messaggio pubblicitario ISC - Workshop Janina Fisher - fino al 28 febbraio

Emotional Eating, Binge Eating Disorder e intolleranza alle emozioni negative

Chi soffre di Binge Eating Disorder si sente incapace di gestire le emozioni negative con strumenti diversi dal cibo, preferendo una soddisfazione immediata

ID Articolo: 148786 - Pubblicato il: 10 ottobre 2017
Emotional Eating, Binge Eating Disorder e intolleranza alle emozioni negative
Messaggio pubblicitario SFU MAGISTRALE 09-2017 2
Condividi

Per i pazienti con Binge Eating Disorder non è sufficiente il solo intervento nutrizionale o chirurgico, diventa indispensabile una psicoterapia ad orientamento prevalentemente cognitivo comportamentale o un percorso di educazione terapeutica per affrontare il delicato tema delle emozioni che questi pazienti in genere non riescono a gestire.

Gloria Tosi

 

Tutto ha inizio con il pensiero del cibo a cui rinuncio quando sono a dieta. Questo si trasforma ben presto in un intenso desiderio di mangiare. All’inizio mangiare mi dà conforto e sollievo e mi fa sentire su di giri. Ma poi non riesco a smettere e mi abbuffo. Mangio e mangio freneticamente fino a che non sono strapiena. Alla fine mi sento in colpa e arrabbiata con me stessa. (Tratto dal libro “Vincere le abbuffate” di Christopher G. Fairburn).

 

Emotional Eating e Binge Eating Disorder

Messaggio pubblicitario Può capitare di mangiare non per fame, ma in risposta a sentimenti, condizioni di stress ed emozioni, in particolare la rabbia. In questi casi si è di fronte a episodi di Emotional Eating, consistenti in una perdita di controllo per cui non è più il corpo a dettare cosa e quanto mangiare, bensì le emozioni vissute in quel momento. Alcune persone tendono ad abbuffarsi quando sono tristi o particolarmente annoiate, per altri invece è un modo per evitare di pensare a questioni delicate della propria vita. L’ Emotional Eating spesso porta a mangiare in eccesso e soprattutto cibi con un alto contenuto di calorie e di grassi, come i dolci. L’ Emotional Eating è stato inizialmente correlato alla bulimia, sostenendo l’ipotesi che pone le emozioni come fattore responsabile di una eccessiva alimentazione nei soggetti bulimici.

Tuttavia anche il contributo dell’ Emotional Eating agli episodi di binge è stato provato in diverse ricerche sperimentali, dove i pazienti con Binge Eating Disorder hanno riportato una tendenza significativamente maggiore a mangiare in risposta a stati di umore negativo rispetto ai soggetti di controllo (Pinaquy, Chabrol, Simon e Louvet, 2003). Nei casi in cui le emozioni influenzano la presenza di abbuffate ripetute, si è di fronte a un vero e proprio disturbo e, in questo caso, si parla di Binge Eating Disorder (BED) o Disturbo da Alimentazione Incontrollata.

Inquadramento diagnostico del BED

Il Binge Eating Disorder (BED) o Disturbo da Alimentazione Incontrollata è il disturbo alimentare che ha subito la più importante modifica con la recente uscita del DSM V (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), acquisendo finalmente una sua dignità nosografica. Il motivo che ha relegato per tanti anni il Binge Eating Disorder nell’Appendice B del DSM IV TR, tra quei disturbi che richiedono maggiori studi, è stato la sua difficile collocazione tra una patologia prettamente mentale ed una medica.

Capita spesso che la persona affetta da Binge Eating Disorder  vada incontro ad un aumento costante del peso, fino allo sviluppo di una vera e propria obesità causata da abbuffate, senza le successive condotte eliminatorie (vomito autoindotto, uso di lassativi e diuretici), tipiche della Bulimia Nervosa. Rispetto al precedente (DSM IV TR), nel nuovo DSM V si è ridotto il numero di abbuffate necessarie per fare diagnosi, passando da due ad una a settimana e si sono abbreviati anche i mesi da analizzare, da sei a tre. Sono stati inoltre proposti quattro gradi di severità, da lieve a gravissimo, in base al numero di episodi di abbuffate settimanali. In presenza di tutti i criteri per la diagnosi di Binge Eating Disorder ma con abbuffate presenti meno di una volta a settimana, il disturbo rientra nei cosiddetti Altri Specificati Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (Other Specified Feeding or Eating Disorder). Chi soffre di Binge Eating Disorder in genere potrebbe sviluppare obesità, ma non tutti i soggetti obesi presentano il Binge Eating Disorder. La caratteristica principale che distingue le due condizioni è che nel Binge Eating Disorder vi è la sensazione di perdere il controllo, vissuto come percezione di non poter smettere di mangiare o di controllare cosa e quanto si sta mangiando

Viaggio nella mente di un abbuffatore

Il termine binge era in passato utilizzato dalla maggior parte delle persone con il significato di “bere in eccesso”. Oggi, più spesso, il termine indica il mangiare in eccesso. Per molte persone un’ abbuffata è qualcosa di assolutamente innocuo: un cedimento o un eccesso alimentare. Per altre, invece, rappresenta una parziale o totale perdita di controllo sul cibo. Le abbuffate hanno due caratteristiche in comune: il quantitativo di cibo assunto è percepito come eccessivo e compare la sensazione di perdita di controllo. Esse possono scatenarsi per motivi diversi, ad esempio in seguito a diete eccessivamente restrittive o nel tentativo di sedare emozioni spiacevoli, ridurre lo stress o la noia. Il problema è che dopo un’iniziale benessere, l’ abbuffata può facilmente sviluppare nell’individuo un’alterazione dell’umore in senso depressivo e una valutazione di sé negativa. La persona affetta da Binge Eating Disorder presenta un grande disagio nei confronti dell’ abbuffata e una più frequente associazione di disturbi psichiatrici, soprattutto disturbi dell’umore ed ansia.

L’ abbuffata, compiuta in uno stato simil-dissociativo di trance, fa sì che il soggetto si allontani, seppure temporaneamente, dalle difficoltà della vita che lo attanagliano.

Rappresenta una sorta di imbuto in cui confluisce tutto il disagio del paziente: le sue emozioni, le sue convinzioni disfunzionali della sua incapacità di riconoscere gli stati interni e di differenziare le sensazioni fisiche dalle emozioni. Il desiderio di mangiare è vissuto come un impulso irrefrenabile placabile solo col cibo, un vero e proprio “craving” che travolge i propositi e la volontà. In realtà, come già detto, l’ abbuffata rappresenta il sintomo, ovvero la risposta del paziente ad una variazione del proprio stato emotivo che egli non sa gestire in altro modo. Ciò sarebbe il risultato di un deficit metacognitivo che le fa ritenere l’unico outcome possibile di ogni difficoltà.

Alessitimia e intolleranza alle emozioni negative

Messaggio pubblicitario Alessitimia, che significa letteralmente “nessuna parola per le emozioni” è una serie di deficit cognitivo-emozionali che comprende l’incapacità di identificare, descrivere e interpretare i propri e altrui sentimenti, distinguere gli stati emotivi dalle percezioni fisiologiche ed utilizzare il linguaggio come strumento per esprimere i sentimenti, con conseguente tendenza a sostituire la parola con l’azione fisica (Taylor, Bagby e Parker, 2000). Studi su soggetti affetti da Binge Eating Disorder (Wegner e collaboratori, 2002) hanno messo in relazione le emozioni negative con la tendenza alle abbuffate; questa relazione sarebbe più evidente nel sesso femminile seppur presente anche tra i maschi. Le emozioni coinvolte sono molteplici: ansia, tristezza, disperazione, noia e rabbia.

Tendenzialmente ogni paziente è più vulnerabile ad alcune che ad altre, ma qualsiasi stato d’animo negativo che superi la sua soggettiva soglia di tolleranza può scatenare un’ abbuffata. Il meccanismo con cui ciò avviene è complesso e ancora poco studiato, sembrerebbero coinvolte la scarsa tolleranza alle emozioni e l’incapacità di differenziarle dalle sensazioni.

Le emozioni negative possono essere provocate da diverse tipologie di eventi, ruolo preponderante rivestono le difficoltà relazionali e di coppia. Di frequente le abbuffate sono la risposta al disagio provocato dal sentirsi soli o abbandonati, dal pensare di non avere valore per gli altri a causa del proprio senso di inadeguatezza e di scarsa autostima. Il pensiero patogeno della incomunicabilità e della inutilità di condividere la propria sofferenza con l’altro porta a cercare un rifugio momentaneo in un piacere solitario. Il paziente con Binge Eating Disorder si sente impotente sia di intervenire attivamente sulle situazioni che inducono il disagio, perché ne deriverebbe un inaccettabile senso di colpa, sia di manifestare agli altri le proprie emozioni.

Il soggetto BED si sente completamente incapace di gestire le sensazioni-emozioni negative con strumenti diversi dal cibo. Non riuscendo a proiettare nel futuro le conseguenze delle proprie azioni preferisce una soddisfazione immediata a una prospettiva di cambiamento che richieda un impegno prolungato dall’esito incerto.

Binge Eating Disorder, come intervenire? La Terapia Cognitivo-Comportamentale

Per i pazienti con Binge Eating Disorder, ma probabilmente per la maggior parte dei pazienti affetti da obesità, non è sufficiente il solo intervento nutrizionale o chirurgico, diventa indispensabile una psicoterapia ad orientamento prevalentemente cognitivo comportamentale o un percorso di educazione terapeutica per affrontare il delicato tema delle emozioni che questi pazienti in genere non riescono a gestire.

Essi si rivolgono prevalentemente nei servizi che curano l’ obesità, probabilmente per timore dell’etichettatura che può derivare dal frequentare un centro psichiatrico. Per loro il cibo è spesso l’unico modo per stare bene ma al tempo stesso una trappola. Nel tempo le abbuffate diventano sempre di più un’abitudine, ma come disse Samuel Johnson in un famoso aforisma “le catene dell’abitudine sono troppo leggere per essere avvertite finché diventano troppo pesanti per poter essere spezzate”.

In quest’ottica, dunque, l’intervento che si propone è integrato: psicoterapeutico e medico-nutrizionale. Lo psicoterapeuta è il referente e l’elemento coordinatore. Il suo compito è di intervenire sulle aree più problematiche di quel paziente, utilizzando le strategie cognitive e/o le tecniche comportamentali che ritiene più opportune nei diversi momenti della terapia.

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 3, media: 5,00 su 5)

Articolo consigliato dall'autore

Immagine: Fotolia_28614706_binge eating disorder:aspetti di personalità e difficoltà nell'espressione delle emozioni

Il Binge Eating Disorder (BED): aspetti di personalità e difficoltà nell'espressione delle emozioni

Il Binge Eating Disorder è caratterizzato da episodi di abbuffate senza comportamenti compensatori e un elemento caratteristico è l'alessitimia - Psicologia

Bibliografia

  • Abbate-Daga, G., Amianto, F., Facchini, S., & Fassino, S. (2003) Eating psychopathology and personality in eating disorders. Epidemiology and Psychiatric Sciences, 12, 4, 293-300.
  • Fairburn, C.G.(2010) La terapia cognitivo comportamentale dei disturbi dell’alimentazione. Edizione italiana a cura di A. Carrozza e R. Dalle Grave. Eclipsi.
  • Fairburn, C. G. (2014) Vincere le abbuffate: come superare il disturbo da binge eating. Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Todisco, P., & Vinai, P. (2009) La terapia del binge eating disorder. NÓOƨ, 2:2009, 175-185.
  • Todisco, P., & Vinai, P. (2007) Quando le emozioni diventano cibo. Psicoterapia cognitiva del Binge Eating Disorder. Edizioni libreria Cortina, Milano.
State of Mind © 2011-2017 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario SCUOLA DI PSICOTERAPIA
Messaggio pubblicitario centro psicoterapia

Messaggio pubblicitario

Scritto da