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Attenzione duale, affetto, relazioni interpersonali e significato: l’intervento di Shapiro al convegno Attaccamento e Trauma, 2017

Robin Shapiro sostiene che l'attenzione duale, l'affetto, le relazioni interpersonali e il significato siano gli aspetti fondamentali per elaborare i traumi

ID Articolo: 149006 - Pubblicato il: 09 ottobre 2017
Attenzione duale, affetto, relazioni interpersonali e significato: l’intervento di Shapiro al convegno Attaccamento e Trauma, 2017
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La sua relazione dal titolo “Attenzione duale, affetto, relazioni interpersonali e significato: gli aspetti fondamentali del trattamento dei traumi” vuole lasciar emergere quelle che sono le caratteristiche comuni e centrali nelle terapie che si occupano del trauma. Il trauma viene definito come un pericolo che comporta sensazioni di abbandono, perdita, danni fisici ed emozioni negative.

 

Il contributo di Stephen Suomi al convegno Attaccamento e Trauma del 2017

Messaggio pubblicitario Me.Dia.Re. NOVEMBRE 2017 Il programma del secondo giorno è piuttosto intenso.
Il convegno si apre con la presentazione di Stephen J. Suomi, e vede dopo di lui scorrere nomi importanti da Robin Shapiro a Janina Fisher fino alla videoconferenza con Daniel Siegel.

Stephen Suomi è capo del laboratorio di Etologia comparata del National Institute of Child Health and Human Development (NICHD) nel Maryland. E’ professore di ricerca presso la University of Virginia, University of Maryland e la John Hopkins University.

I suoi interessi di ricerca lo hanno portato a interessarsi del modo in cui la socializzazione incide sullo sviluppo dei primati non umani. Negli anni ’70 ha lavorato come assistente di ricerca per lo psicologo Harlow dimostrando come non fosse possibile riabilitare i macachi Rheus cresciuti in isolamento sociale per i primi sei mesi di vita dopo averli rintrodotti in un gruppo di scimmie normali dal punto di vista sociale.

Il suo contributo dal nome “conseguenze comportamentali, biologiche ed epigenetiche di esperienze precoci di attaccamento sociale nei primati” è il riassunto delle ricerche più recenti nel campo dell’epigenetica. In particolare dagli studi sono emerse differenze significative nello sviluppo comportamentale, nella regolazione affettiva, nell’attività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, nel metabolismo dei neurotrasmettitori, nella struttura e nella funzione cerebrale in funzione delle esperienze precoci di crescita (essere allevati dalla madre piuttosto che dal gruppo dei pari).
Secondo l’autore è dunque ipotizzabile uno sviluppo analogo estendibile anche agli uomini.

Il contributo di Robin Shapiro: “Attenzione duale, affetto, relazioni interpersonali e significato: gli aspetti fondamentali del trattamento dei traumi”

La mattina prosegue con il contributo di Robin Shapiro, una delle maggiori esperte nel campo del trauma; Shapiro è autrice di numerosi contributi come “EMDR Solution: Pathways to Healing (2005)”, “Trauma Treatments Handobook (2010)” e “Easy ego state intervention” (2016).

La sua relazione dal titolo “Attenzione duale, affetto, relazioni interpersonali e significato: gli aspetti fondamentali del trattamento dei traumi” vuole lasciar emergere quelle che sono le caratteristiche comuni e centrali nelle terapie che si occupano del trauma.
Il trauma viene definito come un pericolo che comporta sensazioni di abbandono, perdita, danni fisici ed emozioni negative.

Il DPTS (Disturbo Post Traumatico da Stress) è concettualizzato partendo dall’esperienza soggettiva della persona che subisce un trauma; “la persona traumatizzata si protegge dall’eventualità che si ripresenti l’evento traumatico mantenendo uno stato di mobilità difensiva e di prontezza” e pertanto mette in atto una serie di azioni a catena e meccanismi neuro-bio-psicologici che possano permettergli di difendersi dalle memorie traumatiche.

I sintomi sono flash back, incubi, attivazioni elevate di ansia o di rabbia, evitamento, difficoltà a connettersi agli altri, tentativi di stare lontano da tutto quello che possa provocare i sintomi del DPTS.

La presentazione di Shapiro per quanto sembri portare, almeno inizialmente, tematiche piuttosto note (non direi mai scontate) ha comunque un impatto e una presa nel pubblico proprio per il modo eclettico e clinico di presentare la sua discussione che l’ha resa una delle migliori relazioni presentate.
Pertanto dal concetto di trauma si arriva a sollevare una questione estremamente importante e mai così delicata: la relazione terapeutica.
La relazione terapeutica diventa il punto centrale di tutte le tecniche, le terapie, i modelli legati al trattamento del trauma.
Riecheggia la sua assunzione: “le tecniche non bastano (con tanto di applauso) nella terapia del trauma è imprescindibile la relazione terapeutica”.
Secondo Shapiro questa “surclasserebbe” qualsiasi intervento possa essere rivolto al paziente.
Emerge chiaramente come per lei sia incontrastabile l’importanza di rispondere al paziente nella sua diversità, nella sua specificità; si parla di integrazione, di valutazione da caso a caso, di guardare ogni “cliente” come unico in modo da creare un clima di fiducia e accoglienza poiché nulla funziona se vi è diffidenza o con le resistenze della persona chiamata in causa.

La sua presentazione, più che apportare contributi teorici, è orientata a consigli clinici. Racconta la sua formazione, estremamente ampia ed estremamente integrata e come consiglio al pubblico raccomanda di non seguire nessun dogma, ma di ampliarsi e di essere curiosi (nel campo ovviamente di ciò che si dimostra efficace).
Evidentemente non vuole essere un discorso di massimo eclettismo e di mancanza di solide basi teoriche da seguire, tutt’altro, formarsi e imparare di continuo sono le sue parole chiave, ma seguire alla lettera i protocolli non garantisce un lavoro efficace di per sé. L’invito è quello di non smettere mai di arricchirsi in modo che ogni clinico possa essere sempre più capace di comprendere cosa potrebbe risultare migliore per quel tipo di paziente in quel preciso momento.

Entrando nel merito del trattamento legato al trauma Robin Shapiro traccia alcuni elementi che possono essere comuni a tutte le terapie con particolare enfasi sul concetto di “presenza” intesa come consapevolezza dell’essere nel qui ed ora.
“L’evento è avvenuto nel passato ma il cliente è nello studio con voi in quel momento” dice Robin sottolineando come sia fondamentale che l’emotività resti sempre all’interno della finestra di tolleranza emotiva in modo che lo stato di attivazione della persona non sia mai eccessivo ma neppure che collassi o dissoci.
Pertanto il terapeuta deve essere in grado di gestire un’attenzione duale: il terapeuta deve poter garantire la sicurezza del presente e al contempo, accedere all’esperienza traumatica. E in questo processo intervengono ovviamente anche le emozioni che caratterizzano la connessione al presente, nonché alla relazione terapeutica.

Durante l’elaborazione di un trauma il terapeuta deve riportare il cliente al presente tramite il lavoro sulla relazione terapeutica; interventi che utilizzino il senso dell’umorismo, il contatto oculare, le rassicurazioni sono tutti ottimi in modo che venga favorita la comprensione dei bisogni del paziente.

Per coltivare la relazione terapeutica è necessaria una “connessione” che secondo la Shapiro può essere immediata o aver bisogno di essere costruita. Accettazione, fiducia, responsività sono gli elementi che costituiscono la relazione.

Nel trattamento del trauma l’orientamento al presente può essere permesso attraverso la terapia degli stati dell’Io. In questo caso si rievoca una parte adulta del paziente (il suo essere genitore, il suo essere un professionista, o qualsiasi parte dove la persona possa sentirsi competente e autoefficace): “pensi una volta in cui ha agito guidato dalla sua parte adulta funzionale, abbiamo bisogno che questa parte sia presente quando elaboriamo il trauma”.

Messaggio pubblicitario Tutto questo permetterebbe ad ogni emozione di manifestarsi ed essere contenuta dalla connessione con il terapeuta e di rimanere presente permettendo il cambiamento emotivo.

Shapiro elenca poi le varie terapie che si occupano di trattamento del trauma: vengono citate l’EMDR, le terapie sensomotorie, le terapie degli stati dell’Io, l’ipnosi, e le terapie dinamiche.

Le varie terapie del trauma si occuperanno poi, secondo le proprie modalità e le proprie tecniche di attribuire un significato a livello mentale (“Adesso sono al sicuro, è finita”) e a livello corporeo (“Sentire nel corpo che adesso è finita”).
L’attribuzione di significato cognitivo e corporeo appare trasversale e indispensabile secondo tutti i vari trattamenti.
Il punto conclusivo e forse centrale del messaggio che Shapiro ha voluto lanciare riguarda l’integrazione.
Esorta alla formazione, la sua in costante e perenne aggiornamento, alla supervisione e all’intervisione.
Sottolinea infine e nuovamente come l’importante sia non tanto applicare la tecnica ma conoscerla bene per padroneggiarla, in modo che l’intervento venga tagliato sulla base del singolo paziente, in quel preciso momento.

 


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