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Buster Keaton: uno dei maestri del cinema muto

Buster Keaton è stato uno dei maestri del cinema muto e nelle sue opere ha spesso trattato il tema dell'imprevedibilità della vita e della resilienza.

ID Articolo: 147939 - Pubblicato il: 12 settembre 2017
Buster Keaton: uno dei maestri del cinema muto
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Durante la rassegna del Cinema ritrovato 2017 sono state proiettate diverse pellicole di Buster Keaton uno dei maestri dell’epoca muta che è tornato a vivere grazie all’impegno della Cineteca di Bologna e del suo laboratorio “L’Immagine Ritrovata”. Buster Keaton e la sua intera opera cinematografica sono infatti al centro di un progetto di restauro che come obiettivo ha quello di restituire al pubblico di tutto il mondo la possibilità di apprezzare le grandi opere di quest’ultimo.

 

I film Neighbors e The goat di Buster Keaton: la visione pessimistica della vita e la resilienza

Messaggio pubblicitario Tra i film visti “NEIGHBORS” e “THE GOAT”.

Pochi registi hanno saputo sfruttare “la mise en scène”, Buster Keaton è senz’altro uno di questi. In Neighbors una staccionata e una corda da bucato creano l’intero balletto comico. Keaton nei suoi andirivieni le attraversa, le scavalca, ci passa sotto, sperimentando tutte le forme di movimento che la situazione gli consente.

In “The Goat” sembra, anzi estende, lo stile di Neighbors, il balletto non si svolge più nel cortile ma nella città intera, l’equivoco assume una gravità maggiore.

Le comiche di Keaton hanno tutte una certa peculiarità, rispecchiano la sua visione pessimistica della vita. Keaton ci mostra la situazione di serenità e subito dopo il suo esatto opposto, il rovescio della medaglia, un mondo che è soggetto all’imprevisto. In ogni caso, però, il suo personaggio balla e si muove sulle note della resilienza, riesce sempre a superare le avversità.

La resilienza è la capacità di autoripararsi, di far fronte, resistere, ma anche costruire e riuscire a riorganizzare positivamente la propria vita nonostante situazioni difficili che fanno pensare a un esito negativo: esempio intravedere in un fallimento una opportunità di crescita personale e/o un miglioramento delle proprie competenze.

Sebbene nei suoi film la resilienza sia rappresentata dalla continua necessità di uscire fuori da situazioni scomode, ecco invece alcune strategie che possono aiutarci ad attuare questo concetto fuori da un film, nella vita reale:

1) Mantenere un atteggiamento costruttivo
Le persone resilienti riconoscono che per quanto negative possano essere le circostanze, potrebbe sempre andare peggio. Esse non si soffermano su quanto gravi sono i loro problemi e non perdono tempo ed energie a fantasticare quanto potrebbero ulteriormente peggiorare. Infine il fallimento è percepito come una potenziale risorsa costruttiva.

2) Cercare di trarre una “lezione” da ciò che è accaduto
Invece di inventarsi delle scuse o cercare dei capri espiatori per i loro fallimenti, le persone resilienti cercano di imparare da ogni errore, mettendo a fuoco quelle che possono essere potenziali lezioni di vita.

Messaggio pubblicitario 3) Accettare la propria vulnerabilità
Le persone resilienti non hanno paura di ammettere le proprie debolezze, infatti approfittano dei fallimenti per identificare quali aree di se stessi possano migliorare: proprio questa consapevolezza ed accettazione della propria vulnerabilità favorisce lo sviluppo di strategie di crescita personale.

4) Riconoscere i punti di forza
La resilienza permette di utilizzare il fallimento quale opportunità per riconoscere le nostre qualità positive, ricordandoci ad esempio quali risorse abbiamo utilizzato in passato nei momenti difficili o i nostri punti di forza che ci hanno fatto arrivare dove siamo oggi.

5) Elaborare strategie per migliorare come individui
Non dobbiamo vedere il fallimento come la fine, ma come l’inizio di qualcosa: quando un tentativo di raggiungere un nostro obiettivo inizialmente fallisce, soffermiamoci a considerare come possiamo affrontare la questione in modo diverso la prossima volta.

La resilienza non è una qualità innata e immutabile e chiunque, con volontà ed impegno, può svilupparla e imparare a migliorare a partire dalle proprie battute d’arresto.

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Bibliografia

  • Seligman, M.E.P. (1996). Imparare l’Ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero. Firenze: Giunti
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