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Sistemi e processi di Memoria a Breve Termine fonologica e semantica

I ricercatori hanno studiato l'attività cerebrale coinvolta nell'immagazzinamento delle informazioni fonologiche e semantiche nella memoria a breve termine

ID Articolo: 147186 - Pubblicato il: 11 luglio 2017
Sistemi e processi di Memoria a Breve Termine fonologica e semantica
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Attraverso questa nuova ricerca, i ricercatori sono stati in grado di individuare le diverse aree del cervello coinvolte sia nel mantenimento dell’informazione fonologica che di quella semantica nella memoria a breve termine.

Filomena Propato

 

I meccanismi della memoria per acquisire nuove informazioni

Messaggio pubblicitario Secondo un recente studio, quando proviamo a memorizzare nuove informazioni, siamo facilitati nella memorizzazione se queste posseggono qualcosa di significativo piuttosto che tramite un processo di mera ripetizione.

Il Dottor Jed Meltzer, autore principale dello studio e scienziato di neuro-riabilitazione presso l’Istituto di Ricerca di Baycrest di Rotman afferma che nell’apprendimento di nuove informazioni il nostro cervello può attivare due diverse vie per ricordare il materiale per un breve periodo di tempo: una mediante la ripetizione mentale dei suoni delle parole, l’altra mediante l’acceso al significato delle parole. Nonostante entrambe le strategie siano efficaci nel mantenere le informazioni nella memoria a breve termine, concentrarsi sul significato sembrerebbe più efficace nel mantenimento delle informazioni.

Studi precedenti hanno esaminato il ruolo della ripetizione nella creazione di memorie a breve termine, ma i risultati suggeriscono che l’utilizzo del significato della parola aiuti maggiormente a trasferire i ricordi dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine. Questa scoperta è coerente con le strategie utilizzate dai campioni mondiali di memoria, che creano storie ricche di significato per ricordare informazioni casuali, come l’ordine di un mazzo di carte.

I sistemi della Memoria a Breve Termine fonologica e semantica

Attraverso questa nuova ricerca, i ricercatori sono stati in grado di individuare le diverse aree del cervello coinvolte sia nel mantenimento dell’informazione fonologica che di quella semantica nella memoria a breve termine.

Secondo il Dottor Meltzer, questa constatazione dimostra che esistono meccanismi cerebrali multipli che supportano la memoria a breve termine, sia per le informazioni basate sul suono che per quelle basate sul significato. Ciò potrebbe indurre a pensare che se in pazienti con danni cerebrali conseguenti ad ictus o demenza, è solo uno dei due meccanismi ad interrompersi, queste persone potrebbero imparare a compensare affidandosi alla via alternativa per formare ricordi a breve termine.

Messaggio pubblicitario centro psicoterapia Per distinguere l’attività cerebrale coinvolta nel mantenimento dell’informazione fonologica rispetto a quella semantica, è stata effettuata una registrazione magnetoencefalografica durante tre diversi compiti di ripetizione di frasi manipolate sperimentalmente per avere un diverso grado di coinvolgimento delle risorse semantiche. Lo studio ha registrato le onde cerebrali di 25 adulti sani durante l’ascolto di frasi ed elenchi di parole che, dopo un periodo di 5 secondi, dovevano ripetere parola per parola. Dopo la magnetoencefalografia, i partecipanti hanno completato un compito di richiamo dello stimolo target verificando quanto si ricordassero di ogni frase. Attraverso le scansioni cerebrali, i ricercatori hanno identificato l’attività del cervello legata alla memorizzazione attraverso il suono e il significato.

I risultati hanno evidenziato diversi aspetti della memoria a breve termine:
1. Attività oscillatoria in bande di frequenza distinte durante il mantenimento di frasi e di elenchi di parole nella memoria a breve termine.
2. Maggior attivazione della corrente dorsale (via del dove/come) nella prova fonologica e attivazione, seppur più limitata, della corrente ventrale (via del cosa) per il mantenimento dell’informazione semantica
3. I pattern di attivazione base per l’ascolto e il mantenimento della frase, hanno una lateralizzazione emisferica maggiore a sinistra; tuttavia, si è osservata l’attivazione di regioni omologhe nell’emisfero destro. Questi risultati potrebbero suggerire che in assenza di supporto semantico, quando i partecipanti devono impiegare maggiori risorse per riuscire a mantenere gli stimoli in memoria, vengono reclutate aree dell’emisfero destro per portare a termine il compito.
4. La memoria semantica può essere mantenuta per più secondi senza un firing neuronale sostenuto rispetto a quella fonologica. I risultati mostrano che la memoria a breve a termine semantica utilizza un meccanismo sinaptico piuttosto che elettrico a conferma dell’ipotesi di Potter e Lombardi (1990), i quali hanno suggerito una distinzione tra memoria a breve termine fonologica e semantica. Essi propongono che la forma verbale di una frase non possa essere attivamente “memorizzata” semanticamente prima della ripetizione, ma piuttosto “rigenerata” dalle rappresentazioni semantiche attivate precedentemente. I risultati del presente studio sostengono questa ipotesi, suggerendo che forme di memoria a breve termine sinaptica piuttosto che elettrica sembrino influenzare maggiormente le componenti semantiche rispetto a quelle fonologiche.

Grazie a questi risultati il prossimo passo del Dottor Meltzer sarà quello di esplorare tramite la stimolazione cerebrale se è possibile potenziare la memoria a breve termine dei pazienti con ictus. Studi successivi potrebbero indagare quale tipo di memoria a breve termine risponda meglio al trattamento farmacologico o di stimolazione cerebrale valutando il grado di miglioramento ottenuto.

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