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L’innamoramento psicotico in Mal di pietre (2016) – Recensione del film

Mal di pietre narra delle vicende amorose di Gabrielle, una donna costretta a sposarsi dai genitori ma che si innamora anche di uomini impossibili.

ID Articolo: 147473 - Pubblicato il: 20 luglio 2017
L’innamoramento psicotico in Mal di pietre (2016) – Recensione del film
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Mal di Pietre (2016) è un film sulla malattia psichiatrica in età adulta, una patologia trascurata e minimizzata per buona parte del percorso del film dalla maggior parte dei personaggi, ad eccezione dell’insospettabile consorte che con un colpo di scena sorprende lo spettatore e si pone come una figura sufficientemente buona.

 

Trama del film Mal di pietre

Messaggio pubblicitario Me.Dia.Re. NOVEMBRE 2017 La protagonista del film Mal di pietre è Gabrielle, una giovane donna francese sola, emarginata e ossessionata dall’amore perfetto, attraente e al tempo stesso poco seducente, esteticamente adulta e interiormente infantile, in procinto di varcare la soglia dell’età “giusta” per sposarsi e avviare una famiglia. È la madre stessa a sostenere la necessità di una decisione immediata per sistemare la faccenda: Gabrielle non è pazza, ha solamente bisogno di un uomo, senza questo elemento rischia di compromettere il buon nome della famiglia, pertanto deve stabilire se accettare il matrimonio con uno sconosciuto osservato con estrema sospettosità, o entrare al manicomio di Marsiglia.

Di fronte alla possibilità di essere internata, Gabrielle accetta a malincuore di convolare a nozze con il buon partito José, un muratore spagnolo di poche parole, con un lavoro solido e una scarsa attitudine alla passione, un uomo scelto accuratamente dalla madre che spera di risolvere il problema parcheggiando la figlia in una situazione di “contenimento”, con regole coniugali, poche fantasie e molta praticità.

Gabrielle è sognatrice, emotiva, ma anche diffidente, al contrario della madre che si ostina a mantenere un distacco quasi professionale da un problema che necessiterebbe di un equilibrio tra distanza e partecipazione emotiva, la consapevolezza di ciò che l’altro chiede e quello che si può ottenere.

Benché frettolosa, la donna si dirige inconsapevolmente verso la persona adatta per la figlia: José assomiglia ai genitori per il suo atteggiamento apparentemente distaccato, ma dietro questa “armatura” nasconde un reale interesse per quella ragazza bella e disturbata che osserva di nascosto mentre suona il piano. All’inizio, però, lo spagnolo dagli occhi chiari fatica ad esprimere le sue emozioni e il clima famigliare si ripete, così, nel matrimonio che Gabrielle aveva fantasticato diversamente: leggendo Cime Tempestose, immaginando le vicende passionali tra Heathcliff e Catherine, il turbinio di emozioni che trascina i protagonisti l’uno nelle braccia dell’altra, la rappresentazione dell’amore come un gioco di passioni travolgenti si scontra con la realtà costellata di interminabili silenzi e distanze.

L’ARTICOLO CONTINUA DOPO IL TRAILER:

Mal di pietre: gli amori impossibili e i rifiuti vissuti da Gabrielle

L’amore romanzato è preteso e ricercato anche a costo di interpretare massicciamente dettagli insignificanti nell’interazione con l’altro: chiunque le dimostri un minimo gesto di attenzione in un contesto in cui la relazione non può svilupparsi diventa la persona giusta da rincorrere e corteggiare. L’amore impossibile porta alla selezione di uomini impossibili con i quali i contatti sono e saranno ristretti e limitati e il rifiuto è palese: il primo è un uomo sposato che le regala un libro senza alcun secondo fine, il secondo un tenente che un tempo l’avrebbe amata, ma ormai è in fin di vita e si augura soltanto di trovare al più presto una pace eterna. In entrambi i casi gli ostacoli sono insormontabili: non è possibile consolidare un legame con un uomo sposato e disinteressato, e nemmeno con un ragazzo che sta per morire, e per tale ragione non riesce a sperimentare un innamoramento nei suoi riguardi.

Nel film Gabrielle gestisce tre tipi di rifiuti in relazione a tre uomini diversi, l’uomo sposato, il marito e il tenente: il primo avviene con veemenza e disperazione, aggredisce e si abbandona nei campi e nella solitudine, il secondo è un rifiuto più emotivo che fisico, con meccanicità nei gesti e nella seduzione, l’ultimo con deliri e allucinazioni prominenti, in cui passionalità, rabbia e disperazione si susseguono fino a dileguarsi nella graduale presa di coscienza.

Il mal di pietre di Gabrielle e l’incontro con André

All’inizio Gabrielle prova ad instaurare un rapporto con “l’ermetico” José che resta imperturbabile: è gentile e premuroso ma tratta con estrema praticità il problema di salute della moglie che si aggiunge alla malattia mentale. La protagonista è colta dal mal di pietre un’anomalia organica che ostacola la gravidanza, curabile attraverso una terapia lunga e costosa in un ospedale sperduto nelle Alpi Svizzere. È qui, dopo essere stata abbandonata temporaneamente dal marito, che inizia a frequentare assiduamente André, uno dei pochi degenti incapace di muoversi per l’ospedale e quindi bisognoso di attenzioni e cure frequenti: Gabrielle conosce perfettamente le condizioni dell’uomo, ma rifiuta l’idea di non essere corrisposta e di non poter coltivare un amore con lui. La negazione la conduce a sostituire la morte del tenente con la guarigione completa e la sua indifferenza con l’amore salvifico che la porterà lontano dalla quotidianità infelice accanto al marito, il quale asseconda l’illusione psicotica destinata ad infrangersi ben presto fra le onde del mare.

Di fronte al silenzio di André, ormai morto da tempo, la donna non può fare altro che provare la rabbia, disperazione e infine rassegnazione: le lettere spedite ritornano al mittente e in casa dell’amante ci vive l’aiutante che svela il terribile segreto inconfessabile. Il giovane è il testimone della realtà, il primo perturbatore che mette Gabrielle di fronte ai limiti: il tenente non è tornato a trovarla, non ha mai avuto intenzione di soffiarla al marito, né tanto meno di avviare un progetto di vita insieme a lei, non è guarito, è uscito in barella dalla struttura per poi non ripresentarsi più. A questo punto, però, il confronto con i fatti accaduti diventa sopportabile probabilmente perché, con il tempo, la protagonista ha imparato ad assimilare la realtà progressivamente, accettando, infine, il distacco da una figura un tempo idealizzata.

Il personaggio del marito di Gabrielle

Messaggio pubblicitario C’è da dire, però, che la figura del marito è fondamentale in questo processo di accompagnamento. Infatti in un primo momento José asseconda “strategicamente” e terapeuticamente il delirio della moglie: “lasciarla vivere” significa permetterle di crogiolarsi in una fantasia che all’inizio le procurava una felicità immensa e soddisfaceva il desiderio di essere amata, l’aspettativa di un’esistenza che lui stesso, ermetico, non è riuscito a regalargli, con la certezza che la verità sarebbe sopraggiunta nel tempo, quando le acque si sarebbero calmate. “Strategicamente” perché intuisce il senso di solitudine della moglie e la sensibilità all’abbandono e decide di andarci piano, introducendo la realtà “a piccole dosi”. La perturbazione, in questa vicenda, è quindi nient’altro che un confronto con i fatti che si presentano progressivamente: André non risponde a nessuna delle lettere, non viene a riprenderla, la storia finisce nel silenzio e nonostante gli anni di distacco emotivo e rassegnazione, Gabrielle elabora il lutto definitivamente quando dà senso al rifiuto subìto e a quel silenzio che, nella realtà, era il segno di un evento temuto e intollerabile.

Il confronto con José è così il punto di contatto tra i due coniugi che finalmente si ricongiungono: benché distante, l’uomo dimostra pazienza, rispetto e accettazione, qualità che Gabrielle coglie nel dialogo, nella narrazione del punto di vista esterno alla vicenda, quello di un marito che teme la separazione e il tradimento, comprende la malattia ed è pronto ad accoglierla, seppur con sofferenza. José è quindi sufficientemente buono, resiste alle messe alla prova, alla diffidenza e supera l’esame finale: a differenza degli altri, non è scappato, non ha abbandonato la compagna anche quando avrebbe avuto ogni pretesto e buona ragione, è rimasto, ha capito e si è aperto, svelando i sentimenti nascosti e inespressi. La condivisione è stato l’ultimo passaggio che ha permesso, in sintesi, una maggiore intimità relazionale, trasformando un rapporto meccanico e freddo, in fluido e caldo, sviluppando la possibilità di conoscersi e amarsi.

 

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Bibliografia

  • Blandino, G. (2009). Psicologia come funzione della mente. Utet, Torino.
  • Bolognini, S. (2002). L’empatia psicoanalitica. Bollati Boringhieri, Torino.
  • Guidano, V. (1988). La complessità del sé. Bollati Boringhieri, Torino.
  • Winnicott, D. (2002). Sviluppo affettivo e ambiente. Armando Editore, Roma.
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