I Bisogni educativi speciali. Diagnosi, prevenzione e intervento (2016) – Recensione

Il libro si sofferma sulle modalità diagnostiche e di intervento dei bisogni educativi speciali e sull'importanza di creare una rete tra scuola e famiglia

ID Articolo: 146999 - Pubblicato il: 04 luglio 2017
I Bisogni educativi speciali. Diagnosi, prevenzione e intervento (2016) – Recensione
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I Bisogni Educativi Speciali. Diagnosi, prevenzione e intervento di Monica Pratelli e Francesca Rifiuti è un interessante lavoro in cui si dà spazio, valore e voce a tutti i protagonisti della sempre più complessa realtà scolastica e educativa.

 

Bisogni educativi speciali: l’importanza del rapporto tra scuola e famiglia

Il testo si apre con una ricca testimonianza di temi e riflessioni che vanno dallo sguardo dei più piccoli sul contesto scolastico, all’attenzione dei genitori sui bambini, fino al rapporto tra scuola, famiglia e servizi.

È proposto un ambiente scolastico che, se osservato con attenzione, non manca di rivelarci il modo in cui ciascun alunno occupa il proprio posto in esso, con interesse e curiosità, noia e persino sofferenza, ma anche con desiderio di miglioramento. Il più delle volte, proprio dietro quest’ultimo, si coglie la semplicità delle richieste, che dovute e possibili risultano ancora poco accolte.

Allo stesso modo, anche l’osservazione dell’ambiente familiare ci consente di rilevare quanto i genitori riescano a rispondere, talvolta, con fatica ai bisogni educativi speciali dei bambini. Il tempo del fare tutto e a tutti costi sembra aver occupato il posto di quello della condivisione e del piacere di stare insieme, privandolo di quella qualità in cui si consolida l’interesse per l’apprendimento e si dà importanza al naturale processo di crescita.

Un importante messaggio sulla relazione esistente tra il valore che il bambino attribuisce a se stesso e ciò che gli adulti vedono di lui e gli comunicano direttamente e non, si coglie perfettamente in queste parole di Monica Pratelli e Francesca Rifiuti (2016) “I figli hanno però bisogno di quotidianità, di sentirsi nella mente dei genitori, di percepire che ciò che fanno a scuola è “interessante” agli occhi dei grandi” (p. 21). In esse si condensa l’importanza di perseguire un equilibrio di forze comunicative e comportamentali tra scuola e famiglia per la promozione del benessere non solo individuale, ma anche collettivo.

Più precisamente, quello cui le autrici fanno riferimento, è un impegno corresponsabile portato avanti da parte della scuola e della famiglia nel trasmettere un messaggio positivo ai bambini e nel condividere un ambiente accogliente e capace di comunicare apertamente; la collaborazione con i servizi del territorio e il rispetto reciproco devono, inoltre, guidare il transito verso obiettivi educativi comuni.

Un sistema così organizzato permette un’importantissima attività di screening. A partire dalla scuola d’infanzia, indagando le principali aree dello sviluppo, con quest’attività valutativa è possibile individuare precocemente situazioni a rischio e predisporre programmi d’intervento efficaci.

Durante tali momenti d’indagine, nei quali gli operatori dei servizi dedicano una doverosa attenzione alla “prassi”, è altrettanto importante rivolgere uno sguardo verso quell’intessersi di vissuti, emozioni, desideri e attese, che dal primo colloquio, a quello di restituzione esplodono alla ricerca di uno spazio in cui essere accolti e compresi.

Bisogni educativi speciali: diagnosi e intervento

Proseguendo nella lettura, si viene accompagnati verso la conoscenza delle problematiche che riguardano l’apprendimento, dalla definizione, la valutazione delle competenze di base, alla diagnosi, fino all’intervento.

In quest’ampia sezione, che prende in esame i disturbi della comunicazione e coordinazione, di apprendimento, il disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività, il funzionamento psicologico in area limite, il disturbo dello spettro autistico e le difficoltà psicologiche e temporanee, prosegue la lettura sistemico-relazionale su cui il libro si fonda. Al clinico è offerto uno sguardo diagnostico nosografico e funzionale di ciascun disturbo, sono segnalati gli strumenti di valutazione e sono fornite indicazioni per il trattamento, individuale e familiare.

Di questi ultimi, si pone in evidenza che la misurazione dell’efficacia non può prescindere dalla considerazione delle relazioni autentiche su cui sono costruiti e il coinvolgimento attivo dei destinatari.

Seguendo questo itinerario è possibile riconoscere una “infinita” personalizzazione d’interventi. In primo piano, è collocata la complessità di ciascuna condizione ed è sostenuto uno sguardo che sia realmente interessato alle risorse, talvolta, trascurate. Si tratta di un’attenzione rivolta ai comportamenti positivi nei bambini con ADHD, al ricorso alla concretezza nei bambini con funzionamento psicologico in area limite, alla valorizzazione “contenuta” degli interessi nei bambini autistici, al doveroso sostegno per i bambini con livelli intellettivi superiori alla media. Quello proposto sembra un ambiente accogliente e comprensivo nei confronti di tutti i bambini, rispettoso delle difficoltà psicologiche e/o fisiche che stanno vivendo.

Un luogo in cui la valorizzazione delle differenze culturali passa attraverso modelli di comportamento inclusivi che per primi gli adulti, insegnanti e genitori, dovrebbero trasmettere ai bambini. Il terreno di un possibile incontro e confronto sulle difficoltà che personalmente provano nel comprendere una cultura molto differente dalla propria e sul modo in cui trasformarle in risorsa.

La scuola in definitiva è un laboratorio per sperimentare, conoscere, crescere” (Pratelli & Rifiuti, 2016, p. 263). Tuttavia, gravano su di essa criticità e resistenze che s’intrecciano con quelle familiari e dei servizi, allontanando quello spirito teso alla collaborazione multi – professionale, auspicabile per il suo rinnovamento.

La sovrapposizione di competenze e la confusione di ruoli, che talvolta si riscontra al suo interno, rendono difficile l’introduzione d’interventi che non siano solo compensativi ma finalizzati a stimolare lo sviluppo di risorse e strategie di apprendimento e dunque realmente efficaci.

Per tale ragione nel testo è fornita una chiara distinzione delle competenze e delle aree d’intervento proprie degli insegnanti, dello psicologo scolastico e del pedagogista clinico. Un’adeguata formazione e una conoscenza profonda del contesto in cui operano, delle caratteristiche, delle progettualità, dei bisogni e delle risorse degli istituti scolastici e del territorio costituiscono elementi indispensabili del loro agire.

Lo psicologo scolastico, impegnato nell’osservazione del gruppo classe, nella gestione delle dinamiche relazionali, comunicative ed emotive, non dovrebbe aderire a richieste di deresponsabilizzazione. Oltre al suo ruolo di supporto e formazione degli insegnanti, deve poter garantire uno spazio di ascolto destinato a genitori e alunni. Il pedagogista clinico, invece, è chiamato a sostenere un punto di vista educativo diretto a valorizzare le potenzialità e le differenze individuali nella programmazione didattica, nell’organizzazione degli ambienti e negli interventi di recupero e di potenziamento.

Il libro termina affidando alla scuola il compito di rinnovarsi, affinché possa essere rinnovato l’interesse nei confronti dell’apprendimento all’interno di uno spazio in cui poter respirare la soddisfazione di essere protagonista di esperienze positive, la dimensione del piacere che connetta alunni e insegnanti e un’attenzione positiva nei confronti dell’errore, proprio per l’importanza che riveste nel processo di apprendimento.

Lo sguardo verso i bambini durante una spiegazione, nel corso di una verifica come incoraggiamento, durante una qualsiasi attività per individuare la possibile difficoltà, per prevenire comportamenti inadeguati, per gratificare…tutto questo ha un grande valore” (Pratelli & Rifiuti, 2016, p. 258).

Il testo così concepito è uno stimolante invito all’esplorazione degli aspetti affettivi e sociali dei bisogni educativi speciali, un po’ troppo spesso trascurati.

 

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Bibliografia

  • Pratelli, M. & Rifiuti, F. (2016). I Bisogni educativi speciali. Diagnosi, prevenzione e intervento. Milano: Franco Angeli.
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