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Giudizi sul torto involontario: la neuroanatomia del perdono

Un recente studio ha evidenziato la connessione tra differenze nel giudizio morale su danni involontari e il volume del solco temporale superiore anteriore

ID Articolo: 145477 - Pubblicato il: 04 maggio 2017
Giudizi sul torto involontario: la neuroanatomia del perdono
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Da un punto di vista neuropsicologico, l’atto di giudicare una situazione morale è incredibilmente complesso: cosa succede nel sistema cerebrale delle persone quando sanno che qualcuno ha commesso un torto involontario? Una nuova ricerca indaga le basi neuroanatomiche del perdono.

 

I giudizi morali sono emessi quotidianamente da ogni persona in varie situazioni, come condannare il “cattivo” di un film o sentire che qualcuno ha commesso un errore nei propri confronti. Da un punto di vista neuropsicologico, l’atto di giudicare una situazione morale è incredibilmente complesso e ha molto a che vedere con l’intenzionalità: colui che ha commesso l’errore aveva veramente intenzione di farlo? Cosa succede nel sistema cerebrale delle persone quando sanno che qualcuno ha commesso un torto involontario? Una nuova ricerca indaga le basi neuroanatomiche del perdono.

Messaggio pubblicitario SCUOLA DI PSICOTERAPIA Un nuovo studio esamina il ruolo di una regione cerebrale chiamata “solco temporale superiore anteriore” (aSTS) nel perdonare chi commette errori non intenzionali. I ricercatori sono stati capeggiati da Giorgia Silani, dell’Università di Vienna, e lo studio è stato condotto in collaborazione con l’Università di Trieste e Il Boston College in Massachusetts.

I risultati sono stati recentemente pubblicati nella rivista Scientific Reports. Come spiegano gli autori, elaborare un giudizio morale su un atto sbagliato coinvolge non solo la considerazione del danno fatto, ma anche l’intenzione dell’agente e il suo stato mentale. Quando vi è una chiara contraddizione tra i due, tuttavia, l’intenzione sembra avere la precedenza sul risultato dell’azione.

Indrajeet Patil, l’autrice principale dello studio, aggiunge, contestualizzando a ricerca:

Gli studi comportamentali hanno già mostrato che quando l’intenzione e il risultato di un’azione sono in contrasto, come nel caso di un serio danno accidentale, le persone tendono a focalizzarsi principalmente sulle intenzioni, nel formulare un giudizio. E questa sarebbe più o meno una caratteristica universale di un giudizio morale maturo in tutte le culture – spiega Patil. – Tuttavia, pochi studi hanno affrontato la questione da un punto di vista anatomico, per comprendere se differenze nel volume o nella struttura di certe aree cerebrali potessero spiegare variazioni nel giudizio morale. Questa ricerca ha tentato di esplorare precisamente questo aspetto.

 

Le basi neuroanatomiche del perdono

Per farlo, i ricercatori hanno chiesto a 50 soggetti di completare un compito di giudizio morale. Ai volontari erano presentate 36 storie in cui una persona commetteva un’azione e 4 potenziali finali per ciascuna di esse.

Ogni scenario comprendeva 4 parti: delle informazioni sulla situazione iniziale; una cosiddetta “premonizione”, in cui era suggerito che il risultato dell’azione sarebbe potuto essere neutrale o dannoso; informazioni sullo stato mentale dell’agente, che poteva essere o neutrale o intenzionalmente dannoso; la conseguenza dell’azione, che rivelava l’azione dell’agente e il risultato conseguente.

I partecipanti leggevano ciascuna storia ed erano chiamati a dare dei giudizi morali rispondendo a domande relative alla “accettabilità” dell’azione e alla “colpa”; in altri termini, ai soggetti era chiesto “Quanto il comportamento dell’agente era moralmente accettabile?” e “Quanta colpa ha l’agente?”. I volontari davano una risposta su una scala da 1 a 7.

Messaggio pubblicitario Mentre rispondevano alle domande, l’attività cerebrale dei partecipanti era analizzata utilizzando la voxel-based morphometry, una tecnica di neuroimmagine che permette un esame globale dei cambiamenti cerebrali, consentendo, tuttavia, un buon livello di specificità all’interno delle singole regioni cerebrali.

I ricercatori hanno anche cercato di localizzare le aree neurali responsabili della cosiddetta “teoria della mente” (ToM). La ToM, o “mentalizzazione”, è l’abilità delle persone di attribuire correttamente stati mentali (come credenze, intenzioni e desideri) ad altre persone ,sulla base del comportamento osservato. La mentalizzazione si riferisce anche all’abilità delle persone di spiegare e predire il comportamento degli altri sulla base di queste inferenze.

 

Le persone con un aSTS più sviluppato sono più inclini al perdono

I risultati hanno rivelato una connessione tra differenze nella severità del giudizio morale sul danno involontario e il volume della regione cerebrale sinistra dell’aSTS.

In particolare, più era sviluppato il solco temporale superiore anteriore, meno colpa era attribuita agli agenti del danno.

Patil ha spiegato in questo modo i risultati:

L’aSTS era già conosciuta come una regione coinvolta nell’abilità di rappresentare gli stati mentali (pensieri, credenze, desideri, ecc.) degli altri. In accordo con le nostre conclusioni, le persone con un volume di materia grigia maggiore nel solco temporale superiore anteriore, erano maggiormanete capaci  di rappresentare gli stati mentali dei responsabili delle azioni e di comprendere la natura involontaria del danno. Nell’espressione di giudizi essi erano anche più capaci di focalizzarsi su quest’ultimo aspetto e di dargli priorità al di sopra delle conseguenze sgradevoli dell’azione. Per questa ragione, infine, essi sarebbero anche meno inclini a condannare le azioni in maniera severa.

Lo studio apre nuove strade alla ricerca scientifica. Patil e coll. sostengono che altri studi dovrebbero utilizzare contesti più realistici per studiare i giudizi morali, così come utilizzare campioni con una maggiore diversità sociodemografica.

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