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Il fenomeno overgeneral memory correlato al disturbo depressivo e al disturbo da stress post traumatico

L' overgeneral memory è quel fenomeno che rende difficile il recupero di ricordi autobiografici specifici, esso sembrerebbe correlato a depressione e trauma

ID Articolo: 144924 - Pubblicato il: 10 aprile 2017
Il fenomeno overgeneral memory correlato al disturbo depressivo e al disturbo da stress post traumatico
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Mentre si ha più facilità nel richiamare ricordi a livello più astratto, non sempre si è in grado di recuperare una determinata memoria specifica, tale fenomeno è detto overgeneral memory (OGM) e fa riferimento al fallimento nel recupero dei ricordi autobiografici specifici. 

Daniela Chieppa – OPEN SCHOOL Studi Cognitivi, San Benedetto del Tronto

 

Se dovessimo riflettere sui nostri ricordi, potremmo chiederci: i nostri ricordi sono realmente specifici come sembrano? Realmente ricordiamo tutto nel modo in cui vorremmo ricordarlo? E come lo ricordiamo?

A tal proposito la memoria autobiografica gioca un ruolo di fondamentale importanza. Essa è importante  per il funzionamento umano, contribuisce alla strutturazione del Sé, all’azione del Sé nel mondo e a far si che l’individuo possa perseguire con efficacia i propri obiettivi alla luce delle esperienze passate (Williams, Barnhofer, Crame et al. 2007).

 

Memoria autobiografica: tre livelli di specificità

Conway e Pleydell – Pearce (2000) hanno descritto le memorie autobiografiche come costruzioni mentali dinamiche generate da sottostanti informazioni di base che si intrecciano sia con le conoscenze semantiche che il soggetto ha di sé, sia con il sistema motivazionale dello stesso. La conoscenza di base della memoria autobiografica è composta da conoscenze relative al Sé organizzate in un magazzino di memorie autobiografiche secondo tre livelli di specificità.

Messaggio pubblicitario SCUOLA DI PSICOTERAPIA Il livello più alto si riferisce a periodi di vita, a periodi prolungati di tempo con punti di inizio e di fine associati ad un tema prevalente come gli episodi nell’infanzia o nelle relazioni familiari.

A un livello intermedio si trovano gli eventi generali ovvero sia gli eventi ripetuti che gli eventi singoli, ancora una volta in forma di esperienze relativamente astratte, di sintesi concettuali. Da qui si evince che la gerarchia si colloca in modo tale che le rappresentazioni di eventi generali siano associate a periodi prolungati in cui si sono verificati per esempio l’evento generale di “portare il mio bambino all’asilo” associato con il periodo di vita in cui “mio figlio era piccolo”.

A loro volta questi due livelli sono associati con le informazioni codificate al livello più basso denominato conoscenza specifica dell’evento (ESK) il quale consiste di aspetti sensoriali concreti – percettivi di eventi unici, che spesso include immagini visive piuttosto che esperienze passate e sintesi astratte, concettuali e verbali.

 

Il fenomeno Overgeneral Memory

Il recupero di una determinata memoria autobiografica si verifica quando quindi la conoscenza di base si deposita in uno stato stabile, con simultanea e coordinata attività nella rappresentazione archiviata di un evento nella conoscenza di base, eventi generali e periodi di vita prolungati. Ma questo non succede sempre. È come se il processo si interrompesse al  livello più astratto della gerarchia dei ricordi. È come se la ricerca di informazioni autobiografiche si fermasse ad un primo livello della gerarchia o ad un livello intermedio invece di proseguire oltre.

Tale fenomeno è detto overgeneral memory (OGM) e fa riferimento al fallimento nel recupero dei ricordi autobiografici specifici. Questa mancanza di specificità della memoria caratterizza soprattutto i pazienti con disturbi depressivi (Williams, 1996), e pazienti con disturbo da stress post – traumatico e contribuisce all’insorgenza di tali disturbi e a loro mantenimento.

Alcuni studi considerano il fenomeno overgeneral memory come un aspetto funzionale, e quindi potrebbe essere definito come protettivo o adattivo (Raes et al. 2003). Ma non dobbiamo tralasciare il fatto che a lungo termine, la ridotta specificità della memoria potrebbe avere effetti nocivi.

 

Overgeneral model e depressione

Williams (1996), teorizza che una ridotta specificità della memoria possa essere un modo per regolare le emozioni. Un modo quindi, per proteggerci dal ricordare eventi che potrebbero evocare in noi emozioni spiacevoli, dolorose e negative. Questa ridotta specificità potrebbe essere considerata come una strategia cognitiva di evitamento. Probabilmente, questa strategia sarebbe messa in atto spesso non intenzionalmente. Peraltro, come risultato di eventi traumatici subiti nella vita, questa strategia perde il suo carattere di flessibilità e proprio questa perdita può essere importante nel mantenimento della depressione.

Il fenomeno overgeneral memory sarebbe importante per molteplici ragioni. Una di queste si riferisce all’ipergeneralizzazione nei soggetti che nel passato hanno avuto un disturbo depressivo, anche se attualmente non più presente (Machinger et al. 2000, b; Williams e Dritschel, 1988). Da tale prospettiva, potremmo osservare il fenomeno come un predittore di successivi disturbi dell’umore. Si potrebbe ipotizzare che l’insorgenza della depressione possa dipendere dal fallito recupero o fallita codifica degli aspetti sensoriali, di eventi caratterizzati da rilevanti esperienze dolorose.

Inoltre, uno studio condotto da Raes et al. (2006) ha mostrato come l’ipergeneralizzazione della memoria e la scarsa capacità di ricordare dove e come è stata acquisita l’informazione sono associate alla ruminazione, anche dopo la remissione dei sintomi depressivi.

Il fenomeno overgeneral memory sarebbe importante in quanto correlato alla performance nel problem solving (Pollock e Williams 2001; Evans et al. 1992); alla rappresentazione di eventi futuri (Williams et al. 1996) e predice la persistenza della depressione (Dalglaish et al. 2001). In uno studio di Brittlebank et al. (1993) pazienti depressi furono seguiti per sette mesi e valutati in tre tempi diversi. I punteggi dell’AMT (Autobiographical Memory Test) nella prima valutazione spiegarono una variazione del 33% nei punteggi della depressione 7 mesi più tardi. Da questi risultati, gli autori dedussero che il fenomeno overgeneral memory è un indicatore di “tratto” anziché di stato, che rende vulnerabili alla depressione. Ne consegue che, i risultati di Brittlebanck et al. (1993) dovrebbero essere considerati in termini di correlazione anziché considerati in termini causali e considerare il fenomeno come uno stile cognitivo a lungo termine.

 

Overgeneral memory e trauma

Come illustrato precedentemente, alcuni studiosi hanno ipotizzato che la ridotta specificità della memoria possa essere una conseguenza del trauma o della depressione. Al contrario, altri suggeriscono che possa essere un fenomeno già presente prima che possa aumentare la vulnerabilità alla depressione. Kuyken e Brewin (1995) in uno studio hanno confrontato le donne con disturbo depressivo con e senza una storia di abuso sessuale infantile. I risultati mostrarono che coloro che hanno riportato una storia di abuso recuperavano significativamente memorie più ipergeneralizzate rispetto a pazienti con un disturbo di depressione che però non hanno riportato tali storie.

Messaggio pubblicitario Tali dati indicano che il livello dell’ overgeneral memory  potrebbe essere correlato all’esperienza del trauma in aggiunta ad una diagnosi di depressione. Altre  prove a favore dell’ipotesi che una ridotta specificità della memoria sia una conseguenza del trauma vengono da Stokes e collaboratori (2004) i quali constatarono che negli adolescenti vittime di ustioni vi era la presenza di una memoria meno specifica rispetto al gruppo di controllo.

Mentre Willebrand et al. (2002) hanno scoperto che la memoria specifica degli adulti vittime di ustioni non differiva dal gruppo di controllo. Ciò suggerisce che le reazioni al trauma possono variare in funzione all’età. La scoperta relativa alla rilevanza della natura del trauma è importante perché la ricerca ha trovato che di solito, col passare del tempo, gli eventi negativi tendono a perdere la loro capacità di suscitare un effetto negativo, un fenomeno denominato come Fading Affect bias ovvero lo sbiadimento dei ricordi spiacevoli. E così, oltre ad essere più probabile che le persone con depressione e disturbo da stress post-traumatico abbiano sperimentato eventi negativi, probabilmente continueranno a sperimentare elevati livelli di effetto negativo in risposta al ricordo dell’evento. Anche se la maggior parte degli studi hanno trovato prove di un’associazione tra la memoria specifica e il trauma, ci sono alcuni che non sono riusciti a replicare questo effetto (Arntz, Meeren, & Wessel, 2002; Kremers, Spinhoven, e Van der Does, 2004; Peeters, Wessel, Merckelbach, & Boon-Vermeeren, 2002; Wessel Meeren, Peeters, Arntz, & Merckelbach, 2001; Wilhelm, McNally, Baer, & Florin, 1997).

Tuttavia, questi studi possono intervenire nei più profondi livelli di trauma o focalizzarsi sui disturbi di depressione o di personalità piuttosto che sul trauma come obiettivo iniziale della ricerca in quanto, recenti investigazioni che hanno misurato il disturbo da stress post-traumatico hanno suggerito che questo fenomeno potrebbe essere collegato direttamente ai sintomi del disturbo da stress post-traumatico piuttosto che al trauma in sé (Goodman, Quas e Ogle, 2010). In sintesi, il fenomeno overgeneral memory è una variabile che si è mostrata particolarmente influenzata dal trauma ed è relativamente specifica nei disturbi emotivi che coinvolgono la depressione, il disturbo da stress post-traumatico, o entrambi.

In conclusione, dal quadro appena descritto emerge che il modo in cui si ricorda il proprio passato è importante tanto quanto quello che viene ricordato e che la specificità della memoria può essere influenzata e può essere colpita da diverse variabili psicologiche andando a compromettere in maniera significativa alcuni aspetti del funzionamento cognitivo come la capacità di problem solving e l’abilità di immaginare eventi futuri. Ma con trattamenti adeguati ad esempio attraverso l’utilizzo del protocollo MBCT (Mindfulness – Based Cognitive Therapy) sarebbe possibile modificare e modulare la overgeneral memory per ridurre la depressione.

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La memoria autobiografica organizza le conoscenze sugli episodi della vita personale in relazione a schemi o percorsi di significato, impliciti o espliciti.

Bibliografia

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  • www.stateofmind.it/2015/12/depressione-maggiore-ricordi/
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