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Shameless (TV Series): ritratto di una famiglia moderna tra forme del trauma e della resilienza

In Shameless la disfunzionale famiglia Gallagher trova il modo di funzionare: si riconosce la nostra fallibilità ma anche la capacità di adattamento

ID Articolo: 143862 - Pubblicato il: 01 marzo 2017
Shameless (TV Series): ritratto di una famiglia moderna tra forme del trauma e della resilienza
Messaggio pubblicitario Università di Psicologia Milano - SFU 01-2017
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È necessario oggi fare i conti con la modernità e con i nuovi modi di raccontare la famiglia, ci viene così in aiuto Shameless, una delle serie tv più intelligenti degli ultimi anni, con i suoi personaggi senza pudore che hanno il potere di farci riconoscere la nostra fallibilità ma anche la nostra incredibile capacità di adattarci.

Rachel Musolino

 

Da sempre cinema e letteratura hanno messo su schermo, e su carta, storie familiari cariche di vicende intense, di sentimenti contrastanti e di tutti quegli elementi che ciascuno eredita col susseguirsi del tempo e delle generazioni.

È necessario oggi fare i conti con la modernità e con i nuovi modi di raccontare la famiglia, la sua struttura sempre più mutevole, le sue vicissitudini sempre più spietatamente vicine a problemi attuali e reali. Ci viene così in aiuto Shameless, una delle serie tv più intelligenti degli ultimi anni, con i suoi personaggi senza pudore che hanno il potere di farci sentire un po’ più umani, di farci riconoscere la nostra fallibilità ma anche la nostra incredibile capacità di adattarci e sopravvivere di fronte al cambiamento.

Messaggio pubblicitario Prima di proseguire nell’analisi di Shameless e della vita familiare dei Gallagher, si avvisano i lettori che non hanno ancora avuto modo di completare la visione degli episodi finora andati in onda che l’articolo contiene riferimenti espliciti alle trame delle sette stagioni della serie.

La buona notizia, per tutti i fan, è che Shameless sarà rinnovata per un’ulteriore (ottava) stagione.

La famiglia Gallagher, protagonista della serie tv Shameless – remake made in USA di un prodotto televisivo britannico – è una famiglia totalmente disfunzionale che ha trovato il suo personalissimo modo di funzionare. Il futuro non è roseo per chi, come loro, vive appieno la vita della periferia, il South Side di Chicago per la precisione. È in questo contesto che dobbiamo immaginarci i Gallagher: uno scenario un po’ grigio, decadente, con le sue case malandate, i bar in cui si vedono sempre le stesse facce, i treni affollati della metropolitana, la dedizione al crimine, la ricerca continua di un modo per ottenere qualcosa, qualsiasi cosa, da questa vita.

 

Shameless: analisi psicologica dei personaggi e delle dinamiche relazionali

Frank, “capofamiglia”, è un padre assente e troppo presente al tempo stesso. Incapace di assolvere le responsabilità che il ruolo genitoriale comporta, alcolista cronico, è però sempre presente nella vita familiare e la complica nel tentativo perenne di trarre vantaggi – principalmente economici – da ogni situazione al fine di “finanziare” le proprie dipendenze.

Più volte negli episodi di Shameless ci si riferisce a questo padre come ad un narcisista: appellativo coerente con il suo comportamento ma anche con la sua predisposizione alla dipendenza, dall’alcol in primis, che ha ricadute significative sul piano delle relazioni. In termini psicodinamici, ad esempio, l’alcolista viene descritto come un individuo i cui “rapporti interpersonali rimarranno caratterizzati dalla dipendenza; gli altri continueranno ad essere appoggi narcisistici esterni necessari per ‘tenere’ insieme i pezzi del sé; saranno oggetti parziali come nel periodo neonatale quando l’individuo intrattiene la sua prima relazione con il seno materno e non è capace di tollerare le frustrazioni” (Rossi, Schirone, 2003, p. 34).

Frank si lega a Monica, anche lei dedita all’assunzione di alcol e sostanze, ma con una caratteristica ulteriore che porta con sé diverse e importanti conseguenze: una diagnosi di disturbo bipolare. Monica scompare e riappare spesso nelle vite dei Gallagher; è fonte di problemi, di delusioni per i suoi figli che ad ogni suo ritorno ricadono nell’illusione di aver ritrovato quella figura materna che non c’è mai stata. Il senso di abbandono è quindi ricorrente e riedito, si spinge fino all’estremo quando i figli di questa insolita coppia agiscono un convinto rifiuto nei confronti di entrambi i genitori e delle loro crisi quasi-letali.

La necessità di far fronte a questa assenza di figure significative spinge la primogenita, Fiona, ad assumere il ruolo di genitore, fino a diventare il tutore legale dei suoi fratelli. Non senza rimpianti Fiona vive questa scelta perché la costringe a rinunciare alla propria vita. Intrattiene relazioni difficili con soggetti altrettanto difficili e si perde anche lei, come tanti in quella periferia, nei comportamenti rischiosi e negli eccessi. Non smette però di cercare il riscatto e la sua tendenza al rischio la porta a prendere decisioni che si riveleranno tutt’altro che fallimentari.

Uno dei personaggi più complessi di Shameless è certamente Ian, che deve affrontare la propria omosessualità e la fatica di vivere questo lato di sé in una realtà “dura” come quella del South Side. Vinta questa prima battaglia gli si presenta, però, una nuova sfida, qualcosa con cui dovrà convivere, l’unico lascito di sua madre Monica: il disturbo bipolare. È utile ricordare come tale disturbo presenti infatti una componente di familiarità. Una storia familiare di disturbo bipolare rientra tra i maggiori fattori di rischio per lo sviluppo della patologia (American Psychiatric Association, 2013).

 

L’ARTICOLO CONTINUA DOPO IL TRAILER DELLA SERIE

Lip ricalca invece le orme del padre quando l’abuso di alcol lo porta ad essere espulso dal college e a perdere, così, la sua unica possibilità di riscattarsi ed emergere da quel contesto. Cede ai suoi impulsi più aggressivi e, anche dopo aver affrontato un programma di riabilitazione, ricade nel vizio e sembra arrendersi al suo destino. Un personaggio che mette in scena una perenne lotta interiore tra la voglia di salvarsi e la scelta, più facile, di lasciarsi andare.

Anche i personaggi di Shameless più giovani, Carl e Debbie, portano i segni di quel nucleo familiare stravolto. Carl è un ragazzo da sempre attratto da contesti e compagnie devianti, da comportamenti distruttivi; trova la sua vocazione nelle attività criminali e finisce in riformatorio. Solo dopo questa esperienza si risveglia in lui il desiderio di cambiare, di investire quella voglia di dominare sugli altri diventando, un giorno, un uomo di potere ed entrando all’accademia militare. Inizialmente Carl sembra presentare un disturbo della condotta “da manuale”, con la sua caratteristica violazione di norme e regole, danni a persone, cose, uso di armi e comportamento ripetutamente aggressivo e minaccioso (APA, 2013), passibile di sfociare in un disturbo della personalità di tipo antisociale.

Messaggio pubblicitario centro psicoterapia A questo proposito è interessante il contributo di Mancini, Capo e Colle (2009) i quali hanno esaminato le teorie interpretative del Disturbo Antisociale, tra cui quella che lo vede legato a specifiche esperienze di apprendimento relative alla percezione dell’autorità. Tra gli altri, gli autori citano alcuni studi (Nigg & Hinshaw, 1998; Harnish, Dodge & Valente, 1995; Lovejoy et al., 2000) a sostegno della tesi secondo cui le madri di soggetti antisociali presentino spesso livelli significativi di depressione che comportano interazioni problematiche e scarsamente positive/affettive col bambino, nonché una mancanza di controllo. “Inoltre i figli di uomini che abusano di sostanze manifestano alti livelli di aggressività molto più spesso rispetto ai figli di padri che non fanno uso di droghe e alcol (Malo & Tremblay, 1997, cit. in Mancini, Capo & Colle, 2009). Tale correlazione sembra avere a che fare con l’imprevedibilità delle reazioni emotive e comportamentali e con l’aggressività espresse dai genitori che abusano di sostanze” (Mancini, Capo & Colle, 2009, pp. 172-173).

La coppia Frank-Monica sembra presentare proprio queste caratteristiche, ma Carl, nel corso delle stagioni, rivela un lato nuovo che lo porta ad abbandonare (in parte) le vecchie abitudini, a riavvicinarsi ai fratelli e ad immaginare per sé un futuro diverso.

Contrariamente al resto della prole, Debbie esprime più apertamente la propria sofferenza dettata dal senso di abbandono e il desiderio di una famiglia “normale”. Si prende spesso cura del padre e persino della madre quando questa fa le sue apparizioni destinate a durare ben poco. Nella sua ricerca disperata di amore e accudimento cerca volutamente una gravidanza all’età di soli 16 anni, ma si ritrova ancora una volta sola, stavolta con la sua bambina e con delle nuove responsabilità.

A questo proposito risulta interessante il lavoro di Miller, Benson e Galbraith (2001) i quali hanno sintetizzato e raccolto gli studi effettuati nel corso di circa due decadi sul rapporto tra gravidanza in adolescenza e relazioni familiari. Da questa review della letteratura scientifica sul tema emergono, infatti, tra i fattori di rischio, l’assenza di supporto e supervisione genitoriale, nonché variabili legate al contesto socio-economico. Per cui il rischio di gravidanza precoce sarebbe associato anche allo status sociale e al contesto di vita: ad esempio, vivere in quartieri poveri e pericolosi, appartenere ad una famiglia in cui uno dei genitori è assente o in cui si è a contatto con fratelli e sorelle maggiori sessualmente attivi.

Infine in Shamless abbiamo Liam, il più piccolo dei fratelli, vive passivamente i tumulti incessanti della famiglia, ne è inconsapevole data la sua tenera età. Viene messo in pericolo più volte per via della noncuranza genitoriale e di quello stile di vita a base di eccessi che per i Gallagher è pura routine.

 

Il trauma e la resilienza in Shameless

Shameless è quindi la storia di una famiglia moderna che, seppur a tratti estremizzata e caricaturale, conserva elementi di realtà. I suoi personaggi non sono eroi nel senso più tradizionale del termine ma, a modo loro, hanno il potere di adattarsi e di sopravvivere; per questo motivo ogni episodio può far riflettere, commuovere e sorridere, tutto nel corso di 50 minuti: una versione condensata della vita reale in cui non sempre le cose vanno come vorremmo, ma nonostante tutto ci sono momenti che ci riportano a ciò che conta davvero.

I Gallagher sono “resistenti”, eppure quello che hanno vissuto e vivono è una forma di trauma, un trauma ripetuto e, principalmente, un trauma relazionale. Esiste, infatti, una concezione dell’evento traumatico in termini evolutivi che si discosta dalla classica interpretazione del trauma in termini oggettivi relativi alla gravità di un evento riconoscibile e osservabile. Traumatica può essere anche “la qualità della rappresentazione emotiva di un’esperienza relazionale non simbolizzabile, che può operare come nucleo mentale dissociato all’interno dei processi psichici del soggetto” (Caretti, Craparo, Ragonese, Schimmenti, 2005, p. 176).

Si può quindi parlare di un esempio moderno e realistico di resilienza? Probabilmente no! O almeno, non nel senso più puro del termine. Le vite di questi personaggi sono segnate profondamente da alterazioni psicopatologiche dell’umore, della personalità, del controllo degli impulsi, ecc… Il termine resilienza però, etimologicamente, può significare anche “tornare indietro”, non nel senso di arrendersi e ritirarsi/ripiegarsi su se stessi, piuttosto racchiude in sé l’idea di flessibilità, la capacità dell’individuo di “annullare” l’evento negativo (Loriedo, 2005).

Come canta la band The High Strung nella sigla iniziale di Shameless: “Think of all the luck you got!”. Forse è questo il segreto dei Gallagher, sentirsi fortunati anche di fronte alla cattiva sorte, restare uniti anche quando ognuno sembra pensare per sé, capovolgere il corso degli eventi trasformando la fragilità in risorsa.

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Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2013) Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition. Arlington, VA, American Psychiatric Association.
  • Caretti, V., Craparo, G., Ragonese, N., Schimmenti, A. (2005) Disregolazione affettiva, trauma e dissociazione in un gruppo non clinico di adolescenti. Una prospettiva evolutiva, Infanzia e adolescenza, 4, 3, 170-178.
  • Harnish, J., Dodge, K., Valente, E. (1995) Mother-child interaction quality as a partial mediator of the roles of maternal depressive symptomatology and socioeconomic status in the development of child behavior problems, Child Development, 66, 3, 739-753.
  • Loriedo, C. (2005) Resilienza e fattori di protezione nella psicoterapia familiare sistemica, Rivista di psicoterapia relazionale, 21, 5-28
  • Lovejoy, M.C., Graczyk, P.A., O’Hare, E., Neuman, G. (2000) Maternal depression and parenting behavior: A meta-analytic review, Clinical Psychology Review, 20, 561-592.
  • Malo, J., Tremblay, R.E. (1997) The impact of paternal alcoholism and maternal social position on boys’ school adjustment, pubertal maturation and sexual behavior: A test of two competing hypotheses, Journal of Child Psychology and Psychiatry, 38, 2, 187-197.
  • Mancini, F., Capo, R., Colle, L. (2009) La moralità nel disturbo antisociale di personalità, Cognitivismo Clinico, 6, 2, 161-177.
  • Miller, B.C., Benson, B., Galbraith, K.A. (2001) Family relationships and adolescent pregnancy risk: a research synthesis, Developmental Review 21, 1–38.
  • Nigg, J.T., Hinshaw, S.P. (1998) Parent personality traits and psychopathology associated with antisocial behaviors in childhood attention-deficit hyperactivity disorder, Journal of Child Psychology and Psychiatry, 39, 145-159.
  • Rossi, S., Schirone, T (2003) Dalla rappresentazione del sé alla realtà psichica. Studio dell’identità psichica degli alcolisti attraverso strumenti grafico-proiettivi, Bollettino per le farmacodipendenze e l’alcoolismo, XXVI, 4, 33-39.
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