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La regolazione emozionale: basi neurali coinvolte e benessere psicologico

La regolazione emozionale avviene tramite processi che regolano intensità e durata degli stati emotivi e questo favorisce un maggiore benessere psicologico

ID Articolo: 144295 - Pubblicato il: 16 marzo 2017
La regolazione emozionale: basi neurali coinvolte e benessere psicologico
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Con il termine regolazione emozionale si intende quell’insieme di processi attraverso i quali gli individui regolano i propri stati emotivi. Le emozioni sono necessarie alla sopravvivenza, tuttavia non sempre mantengono il loro ruolo adattivo e diventano problematiche nel momento in cui eccedono per intensità o durata, si manifestano in contesti inadeguati o in modo imprevedibile.

Stefania Luchesa, Annalisa Bertoldi, OPEN SCHOOL Studi Cognitivi Bolzano

 

Che cos’è la regolazione emozionale

Gli individui rispondono all’inadeguatezza delle reazioni emotive adottando strategie in grado di modificare flessibilmente l’esperienza emotiva. Gli aspetti del processo emotivo in cui l’uomo può intervenire alternandone la natura sono la comparsa, la durata, il contenuto e la qualità dell’esperienza.

Negli ultimi anni l’interesse nei confronti della capacità di regolazione emotiva è notevolmente cresciuto e diversi studiosi si sono occupati degli aspetti adattivi o disfunzionali e del substrato neurale ad essa associato.

James J. Gross, professore di psicologia all’università di Stannford, noto per le numerose ricerche condotte nell’ambito della regolazione emozionale, propone un modello che descrive le emozioni come un processo dinamico flessibile e multicomponenziale, definendo tre aspetti in particolare. In primo luogo il processo generativo delle emozioni si configura come un meccanismo dinamico a carattere ricorsivo costituito da feedback che dalla risposta emotiva tornano alla fase di selezione della situazione, influenzando ogni fase del processo e conseguentemente influenzando le seguenti risposte emotive.

Il secondo aspetto fondamentale riguarda il tempo della regolazione, sia essa focalizzata sull’antecedente (Antecedent-Focused Regulation) o sulla risposta (Response-Focused Regulation). Infine, la regolazione può verificarsi parallelamente in diverse fasi del processo, così ciò che facciamo per regolare le nostre emozioni spesso include multipli meccanismi che intervengono contemporaneamente. Gross (1998a 1998b; 2002) definisce col termine regolazione emozionale la serie di processi eterogenei tramite cui gli individui riescono a regolare le proprie emozioni. Nello specifico individua cinque tipologie di regolazione emozionale, distinte in base al momento all’interno del processo di generazione dell’emozione in cui intervengono. Partendo dalla situazione, si individuano i seguenti processi: selezione della situazione, modificazione della situazione, distribuzione dell’attenzione, modifica cognitiva, modulazione della risposta. I primi quattro sono focalizzati sull’antecedente poiché si verificano prima della risposta emotiva, mentre l’ultimo è centrato sulla risposta poiché si verifica dopo che essa è stata generata.

Tra gli autori principali che si sono interessati alla regolazione emotiva vi è Frijda, che con il termine control precedence o precedenza di controllo indica l’attivazione dell’organismo attraverso risposte affettive, cognitive, fisiologiche e comportamentali per gestire in via prioritaria la situazione emotigena, ponendo in secondo piano le azioni in corso. La capacità di regolazione delle emozioni è essenziale per interagire adeguatamente con l’ambiente e diviene automatica all’aumentare del livello di interiorizzazione della norma. Frijda sostiene l’ipotesi per cui le risposte emotive siano frutto di un meccanismo generativo che si autoregola e tutte le fasi del processo generativo delle emozioni possano essere, monitorate, valutate e modulate, sia in modo consapevole che non. Dunque la risposta emotiva manifesta, o esplicita, si configura in una forma diversa da quella che avrebbe avuto in assenza dei meccanismi regolatori che hanno svolto la funzione di mediatori. E’ tuttavia da ricordare che il lavoro di rivalutazione è stato parzialmente compiuto per l’individuo dalla sua stessa cultura e ciò tendenzialmente aumenta il potere adattivo delle emozioni da noi esperite.

 

Le strategie di regolazione emozionale

Diverse sono le strategie adottate dagli individui per modulare i propri stati emotivi: tra le principali si distinguono la rivalutazione (reappraisal), il distacco e la soppressione espressiva.

Il concetto di reappraisal nasce con Lazarus negli anni 60, nell’ambito di ricerca su stress e coping. Lazarus sostiene il ruolo di mediatore cognitivo del processo di valutazione che media fra lo stimolo stressante (stressor) e l’effetto esercitato sull’individuo o, in altri termini, fra le domande dell’ambiente e gli interessi dell’individuo. Con il termine reappraisal si intende dunque una modificazione del significato attribuito ad un evento emotigeno alla luce di informazioni o di considerazioni acquisite o formulate prima, durante o dopo il suo accadere. Dal punto di vista clinico le principali scale che valutano il reappraisal sono la Positive reappraisal contenuta nel WCQ (Ways of Coping Questionnaire di Folkman e Lazarus, 1988) e la Positive reinterpretation and growth del COPE (Carver, Scheier e Weintraub, 1989).

Messaggio pubblicitario Tra le altre modalità di regolazione, il distacco conduce invece ad una percezione degli eventi come non riguardanti direttamente se stessi. Il distacco può manifestarsi in un appiattimento delle sensazioni provate (numbness) e in un senso di derealizzazione. L’esempio tipico è rappresentato dalla macchina che sbanda o da un evento traumatico come la morte di un compagno. La sensazione è quella che l’evento stia capitando a qualcun altro, nel primo caso tuttavia dopo la fase di appiattimento emotivo segue un periodo di profonda paura che può protrarsi anche una volta cessato il pericolo, mentre nel secondo caso il lutto si manifesta con un appiattimento delle emozioni che perdura nel tempo. Il distacco, tuttavia, può manifestarsi anche in maniera più moderata, come rivalutazione volontaria o come conseguenza di un atteggiamento osservatore. Tale condizione è evidente quando gli individui adottano un atteggiamento umoristico per far fronte alle situazioni angoscianti (Frijda 1986).

Tra le strategie di regolazione emozionale vi sono anche quelle focalizzate sull’espressione dell’emozione, sia essa relativa alla risposta emozionale che alla comunicazione verbale della stessa. Si tratta dunque di un’inibizione conscia del comportamento espressivo-emozionale in corso ed è una modalità di regolazione focalizzata sulla risposta.

 

Le basi neurali della regolazione emozionale

Le emozioni sono state a lungo trascurate dalle neuroscienze cognitive, ma grazie al diffondersi delle tecniche non invasive di neuroimaging  è stato possibile studiare i centri nervosi coinvolti nelle varie risposte emotive e descrivere con accuratezza quali siano le strutture attive in corrispondenza di determinate emozioni o strategie regolative.

In particolare, studi recenti condotti con l’analisi di connettività funzionale hanno mostrato che la capacità dell’uomo di produrre un comportamento emotivo appropriato implica l’attivazione di due circuiti paralleli. Da un lato, esiste una via che coinvolge sia strutture sottocorticali (amigdala, insula, striato e ippocampo) che corticali (corteccia prefrontale laterale e mediana, corteccia cingolata anteriore e corteccia orbitofrontale), la quale sembra implicata nei processi automatici di regolazione emozionale. Dall’altro lato, esiste una via che coinvolge soltanto le strutture corticali (corteccia prefrontale laterale e mediana e corteccia cingolata anteriore), la quale sembra implicata nei processi volontari di regolazione emozionale e nell’adattamento del comportamento alle diverse situazioni.

La scoperta di quest’ultima via si è rivelata fondamentale ai fini della messa a punto di procedure che possono consentire alle persone di giungere ad un maggiore controllo delle proprie emozioni. Un esempio di tali procedure è rappresentato dal neurofeedback, nel quale un individuo viene messo nella condizione di osservare su uno schermo la propria attività cerebrale mentre vive una certa emozione e viene poi addestrato a ridurre gradualmente l’attività della regione coinvolta nell’emozione stessa.

La meta-analisi di Kohn e colleghi del 2013 ci consente inoltre un’immediata comprensione delle principali regioni cerebrali attive durante la regolazione emozionale: risultano attivi bilateralmente il giro frontale inferiore e la regione anteriore dell’insula, l’area supplementare motoria (SMA), la pre-SMA fino al giro cingolato medio anteriore, il giro precentrale bilaterale ed il giro frontale medio bilaterale. Infine altre attivazioni sono state riscontrate in corrispondenza della corteccia temporale media sinistra e dei giri angolari bilaterali.

Nel dettaglio, la corteccia prefrontale dorsolaterale (DLPFC) è ritenuta un’area importante per la regolazione durante lo stadio della generazione emotiva e per la modulazione di una vasta gamma di reazioni comportamentali. La corteccia prefrontale ventrolaterale (VLPFC)  gioca un ruolo significativo nella generazione e nella valutazione delle emozioni e degli affetti (Ochsner and Gross, 2005; Phillips et al., 2008) e appare in stretta associazione con due particolari tipologie di processi emotivi: la cognizione sociale e l’inibizione dell’azione. Il giro cingolato medio anteriore è coinvolto in compiti di memoria, linguaggio e inibizione dell’azione e ricopre un ruolo cruciale nel controllo motorio intenzionale (Hoffstaedter et al., 2012) e nel comportamento legato all’emozione.

Anche l’area supplementare motoria si attiva in corrispondenza della regolazione emozionale, essa in particolare è associata al comportamento motorio cognitivo ed esecutivo. Il giro angolare è correlato alla cognizione sociale ed è generalmente riconosciuto come una corteccia associativa per i processi semantici, la memoria episodica, l’aritmetica mentale e i processi cognitivi auto-rilevanti. Infine vi è il giro temporale superiore che computa processi  integrativi multimodali di ordine superiori, influenza l’attività dell’amigdala ed è implicato nei compiti di cognizione sociale (Muller et al., 2012). Il giro temporale superiore gioca un ruolo importante nella verbalizzazione delle scene sociali o dell’immaginazione mentale ed è inoltre in una posizione particolare che consente, grazie alle proiezioni all’amigdala, di modulare l’eccitazione (arousal) affettiva.

Gli autori distinguono il processo di regolazione in tre fasi a seconda del tipo di elaborazione condotta sullo stimolo emotivo. In particolare, la prima fase è costituita dalla valutazione affettiva, la seconda dai processi iniziali regolatori che rispondono al bisogno di modulare l’eccitazione emozionale generata dallo stimolo emotivo, la terza dalla regolazione vera e propria che da origine ad un nuovo stato emotivo regolato. Per quanto riguarda il primo stadio sono principalmente coinvolte le strutture subcorticali come l’amigdala e lo striato ventrale, che giocano un ruolo importante nei processi di generazione dell’emozione e proiettano l’eccitazione affettiva attraverso l’insula anteriore e il giro cingolato medio anteriore alla corteccia prefrontale ventrolaterale VLPFC).

Quest’ultima è implicata perlopiù nella fase di valutazione e nei processi regolatori iniziali ed è fondamentale per la segnalazione della necessità di regolazione che comunica attraverso il giro del cingolo medio anteriore e le connessioni anatomiche dirette con la corteccia prefrontale dorso laterale (DLPFC). La DLPFC, a sua volta, consente l’esecuzione di “freddi” processi regolatori, che elaborano le informazioni dalla VLPFC e le trasmettono ad una rete neurale implicata nel controllo motorio. Gli autori sottolineano, il duplice ruolo svolto della VLPFC che non solo contribuisce al processo di formazione, ma è anche coinvolta nella rivalutazione dell’attività affettiva delle regioni subcorticali ed è per questo implicata anche nelle fasi di regolazione. Infine nell’ultimo stadio sono coinvolte principalmente le aree pre-motorie, il giro angolare, il giro temporale superiore che conducono alla ricostruzione della scena emotiva ovvero all’esecuzione della regolazione. Tale processo può a sua volta influenzare l’attività dello striato ventrale e dell’amigdala sia direttamente che attraverso il giro cingolato medio anteriore.

 

Regolazione emozionale e salute

La capacità di adottare strategie efficaci di regolazione emozionale è considerata un aspetto fondamentale per l’adattamento, il funzionamento sociale e il benessere psicologico degli individui. Nessuna modalità di regolazione è adattiva di per sé, ma la sua funzionalità è legata agli scopi personali e al contesto in cui si manifestano determinate risposte emotive. I disordini che coinvolgono la sfera della regolazione comportano l’uso di strategie disadattive e sono alla base di molti sintomi psicopatologici. Gli stati emotivi inoltre hanno una forte influenza su altre funzioni complesse cerebrali, comprese le facoltà nervose alla base delle decisioni razionali e dei giudizi interpersonali che orientano i comportamenti sociali. Per questi motivi l’interesse nei confronti della regolazione è cresciuto negli ultimi anni e ha condotto alla realizzazione di diversi studi per il miglioramento delle tecniche psicoterapeutiche e per l’incremento della conoscenza sulla cognizione sociale.

La capacità di regolare gli stati emotivi procede di pari passo con i tratti di personalità: gli individui affrontano i sentimenti in base a quanto è loro consentito, ovvero in base alla capacità di autocontrollo, al desiderio di sicurezza o di stimolazione, alla capacità di tollerare le situazioni stressanti. Per semplificare è possibile mettere a confronto due strategie regolative, ovvero la rivalutazione cognitiva e la soppressione espressiva.

In primo luogo, la rivalutazione cognitiva avviene nelle fasi iniziali del processo emotivo e comporta un impiego di risorse cognitive limitato poiché consente di modificare la sequenza emozionale prima che le tendenze alla risposta si siano completamente formate. La soppressione espressiva avviene invece nella fase finale e richiede uno sforzo cognitivo maggiore. Gli individui che adottano la strategia della soppressione espressiva percepiscono un senso di incongruenza tra ciò che provano e ciò che esprimono e ciò che comporta a lungo andare un forte senso di inautenticità associato a sentimenti negativi verso il sé e all’estraniazione dagli altri. Gli studi che hanno indagato le differenze tra le due strategie sopracitate, sottolineano la connotazione negativa della soppressione espressiva. Essa infatti, come indica il termine stesso, riduce il comportamento espressivo tuttavia non l’esperienza soggettiva e comporta un aumento di attivazione fisiologica. La rivalutazione cognitiva invece limita sia il comportamento espressivo che l’esperienza soggettiva delle emozioni negative e non induce aumenti nell’attivazione fisiologica.

Messaggio pubblicitario Per descrivere le differenze tra le due strategie è utile fare riferimento ai quattro domini principali della salute psicologica, ovvero l’affetto, la cognizione, il funzionamento sociale e il benessere. Per quanto riguarda la prima dimensione, l’uso frequente della strategia di rivalutazione cognitiva è associato a un maggior numero di esperienze emotive positive e un minor numero di esperienze e espressioni negative. L’adozione frequente della strategia di soppressione espressiva non riduce invece la negatività dell’emozione, bensì la aumenta a causa della percezione del senso di inautenticità ed è inoltre associata ad una minore esperienza ed espressione emotiva positiva.

Dal punto di vista cognitivo, come già anticipato, la soppressione si traduce in un consumo superiore di risorse rispetto alla rivalutazione poiché interviene alla fine del processo emotivo. Per quanto riguarda la sfera sociale, gli individui che sopprimono con alta frequenza le espressioni emotive tendenzialmente evitano le relazioni, non condividono esperienze intime positive o negative e di conseguenza hanno meno legami affettivi profondi e meno supporto sociale. Al contrario gli individui che utilizzano la rivalutazione cognitiva condividono le proprie emozioni positive o negative e sono alla ricerca di legami affettivi, che non sono superiori per quantità ma per qualità. Infine, le differenze riscontrate nel dominio del benessere psicologico sono chiaramente identificabili: la rivalutazione è considerata la promotrice del benessere psicologico, in quanto diminuisce l’impatto negativo degli eventi avversi e produce un effetto protettivo contro la depressione, aumentando la soddisfazione della vita e dell’autostima. La soppressione è invece associata a conseguenze avverse quali emozioni negative, minor supporto sociale, rischio di depressione e bassi livelli di soddisfazione.

Le differenze individuali nella capacità di regolazione emozionale non sono da considerare come tratti immutabili, piuttosto come acquisizioni sociali sensibili agli sviluppi individuali. Un fattore determinante è costituito dall’educazione genitoriale che può incoraggiare l’utilizzo di strategie regolative adeguate come la rivalutazione cognitiva, o contribuire alla formazione di una visione evitante delle emozioni che devono essere minimizzate o non espresse. Il periodo dall’infanzia all’età adulta è importante per la formazione delle differenze individuali, sembra infatti che la capacità di regolare i propri stati emotivi possa migliorare con l’età e sia soggetta a costante apprendimento. Nell’ottica di Gross e John il progredire dell’età, associato all’aumento delle esperienze di vita, è conseguentemente legato all’incremento di consapevolezza circa i costi e i benefici delle differenti forme di regolazione emozionale, per cui l’abilità di regolare le emozioni sarebbe soggetta a costante mutamento nel corso della vita (Gross & John, 2002).

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Bibliografia

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  • Gross, J. J. (1998a). Antecedent- and response-focused emotion regulation: Divergent consequences for experience, expression, and physiology. Journal of Personality and Social Psychology, 74, 224–237
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  • Gross, J. J. (2002). Emotion regulation: Affective, cognitive, and social consequences. Psychophysiology,39, 281–291
  • Gross, J. J., & John, O. P. (2002) Wise emotion regulation. In L. F. Barrett & P. Salovey (Eds.), The wisdom of feelings: Psychological processes in emotional intelligence (pp. 297–318). New York, Guilford Press
  • Gross, J. J., & John, O. P. (2003) Individual differences in two emotion regulation processes: Implications for affect, relationships, and well-being. Journal of Personality and Social Psychology, 85, 348-362
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  • Lazarus, R. S. (1993). From psychological stress to the emotions: A history of a changing outlooks. Annual Review of Psychology, 44, 1-21
  • Ochsner, K. N., Gross, J. J. (2005) The cognitive control of emotion, Trends in Cognitive Sciences, Vol. 9 (5), p242-249
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