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Il dramma silenzioso del lutto prenatale: le conseguenze psicologiche nelle madri che affrontano la morte prenatale

Il lutto prenatale genera nelle donne emozioni di colpa e vergogna e vissuti di solitudine; per questo è opportuno fornire supporto alla coppia.

ID Articolo: 143497 - Pubblicato il: 16 febbraio 2017
Il dramma silenzioso del lutto prenatale: le conseguenze psicologiche nelle madri che affrontano la morte prenatale
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Le emozioni più frequenti provate dopo un’esperienza di lutto prenatale  sono il senso di colpa e la vergogna, che possono indurre le coppie a non cercare conforto negli altri e a provare ancora più solitudine e smarrimento.

Rossana Piron, OPEN SCHOOL STUDI COGNITIVI MODENA

 

Lutto prenatale: i dati recenti

Quando si parla di gravidanza, nell’immaginario collettivo siamo abituati ad associare immagini, aspettative e fantasie positive rispetto alla “dolce attesa”, che hanno tutte a che fare con la vita. Eppure, esiste una realtà molto spesso taciuta di gravidanze il cui esito provoca effetti drammatici nella vita della futura coppia genitoriale.

Secondo recenti dati ISTAT, in Italia nel 2008 ci sono stati 74117 aborti spontanei, 1866 bambini nati morti, e un’incidenza di morte intrauterina (cioè che avviene dopo la ventiduesima settimana di gestazione) di 3,5 su 1000 nati vivi (ISTAT, 2009). Secondo la rivista The Lancet, ogni giorno nel mondo 7200 mamme perdono il loro bambino a seguito della morte in utero.

In Italia la prima associazione che si è occupata di prevenzione, sostegno e cura della salute perinatale è l’associazione CiaoLapo, fondata dai coniugi Claudia Ravaldi, psichiatra e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, e Alfredo Vannacci, farmacologo e tossicologo. Il 30 aprile a Parma, i due fondatori hanno tenuto una giornata di formazione intitolata “Oltre il silenzio”, durante la quale hanno presentato i dati pubblicati sulla rivista The Lancet riguardo alle morti fetali nel mondo. Il 19 gennaio 2016 The Lancet ha promosso una nuova serie di articoli dal titolo Prevenire le morti in utero evitabili, mettendo in luce come il 90% dei casi potrebbero essere evitati anche in paesi con alto livello di sviluppo economico, come l’Italia.

La serie Ending Preventable Stillbirth è costituita da 5 articoli scientifici, 4 commenti e 2 report, scritta con la collaborazione di 40 paesi nel mondo, in rappresentanza di più di 100 organizzazioni. L’unica rappresentante italiana è l’associazione CiaoLapo, un dato che evidenzia come l’attenzione per questo tema sia ancora lontana sia culturalmente, che in una prospettiva di prevenzione e cura sanitaria. L’aspetto più rassicurante sul panorama italiano, è che l’Italia è uno dei Paesi ad altro sviluppo economico in cui il tasso di mortalità è diminuito maggiormente negli ultimi vent’anni.

 

Lutto prenatale: distinzione tra aborto spontaneo e morte intrauterina

La distinzione tra aborto spontaneo e morte intrauterina è di tipo temporale. Per aborto spontaneo si intende l’arresto della gravidanza prima della ventiduesima settimana di gestazione. Quando si parla di morte intrauterina, invece, si fa riferimento a quelle situazioni di arresto della gravidanza che avvengono dopo la ventiduesima settimana di gestazione; si parla di morte in utero precoce dalla ventiduesima alla ventottesima settimana, e infine di morte tardiva quando avviene dopo la ventottesima settimana.

Messaggio pubblicitario L’aborto spontaneo è un’esperienza molto comune, avviene infatti tra il 15 e il 25% delle gravidanze. Nonostante la sua frequenza, le donne spesso non sono preparate a questa dolorosa esperienza, le cui cause sono per lo più sconosciute. Nel 2013 negli Stati Uniti è stata svolta un’indagine per valutare le credenze rispetto alla prevalenza, alle cause e agli effetti emotivi dell’aborto spontaneo (Bardos et al., 2015). Per la raccolta dei dati è stato somministrato un questionario di 33 domande, a uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 69 anni. Il numero di partecipanti è stato di 1084 persone, 45% uomini e il 55% donne. Il 15% dei partecipanti ha risposto di aver vissuto almeno un’esperienza di aborto spontaneo; tra questi, il 55% riteneva che l’aborto spontaneo fosse attribuibile a meno del 5% delle gravidanze.

Per quanto riguarda le cause, quelle ritenute più comuni includevano un evento stressante (76%), il sollevamento di un oggetto pesante (64%), l’uso precedente di contraccettivi intra-uterini (28%) o di contraccettivi orali (22%). Dal punto di vista delle conseguenze psicologiche, il 37% ha vissuto questa esperienza con la percezione di aver perso un bambino, il 47% si è sentito profondamente in colpa, il 41% ha provato solitudine e il 28% ha provato vergogna. Nei casi in cui è stata scoperta una causa, il 19% in meno ha sentito di aver fatto qualcosa di sbagliato. Anche se non ci fosse stato alcun modo per evitare l’accaduto, il 78% dei partecipanti ha dichiarato che avrebbe voluto conoscere la causa dell’avvenimento.

 

Lutto prenatale: le emozioni conseguenti la perdita

Come rilevato in questa indagine, le emozioni più frequenti provate dopo un’esperienza di lutto prenatale  sono il senso di colpa e la vergogna, che possono indurre le coppie a non cercare conforto negli altri e a provare ancora più solitudine e smarrimento.

La morte di un bambino durante la gravidanza (lutto prenatale) o subito dopo la nascita (lutto perinatale) è un’esperienza traumatica di grave entità, che può determinare nella coppia un alto rischio di insorgenza di lutto complicato o di sviluppare un disturbo psichiatrico (Paykel, 1971; Ravaldi et al., 2008). E’ esperienza comune delle coppie genitoriali in lutto, di vivere una profonda rottura esistenziale tra il “prima”(la vita in divenire) e un “dopo” (la morte del figlio atteso). Nel “dopo” i genitori vivono un’esperienza di rottura del percorso genitoriale poiché viene meno l’oggetto d’amore tanto fantasticato, così già profondamente parte del loro vissuto (Mouras et al., 2003).

In ogni momento della gravidanza si può parlare di lutto prenatale a tutti gli effetti. L’intensità del lutto prenatale infatti non è correlata all’età gestazionale, né alla presenza di patologie fetali o di incompatibilità con la vita, piuttosto è correlata al grado di investimento affettivo della coppia genitoriale. L’età del bambino non ha quindi alcuna importanza per stabilire l’entità della perdita, ma la differenza sta nell’instaurarsi della relazione di attaccamento che inizia molto prima della nascita del bambino (Righetti e Sette, 2000). Come ha spiegato Claudia Ravaldi durante la giornata di formazione di Parma, le madri non vivono solo l’esperienza del lutto ma anche una profonda ferita esistenziale, che può far generare pensieri di incapacità a generare una vita e di incuria nell’essere state in grado di proteggere il proprio bambino. Questo tipo di rimuginio, di tipo depressivo e di colpa, è maggiore nelle madri che hanno investito sulla gravidanza, come momento di realizzazione della propria esistenza (es. donne laureate, con un lavoro stabile e una famiglia).

Nel primo periodo successivo al lutto prenatale, i genitori sono spesso infastiditi da tutto ciò che ha a che fare con la genitorialità e possono mettere in atto condotte di evitamento per gestire il dolore della loro perdita, come tenersi lontani dai neonati, evitare coppie con figli piccoli o le donne in gravidanza. Le emozioni di fastidio, dolore, rabbia e invidia, fanno parte del normale processo di elaborazione della perdita e sono collegati a pensieri automatici transitori: “Perché è accaduto proprio a me?” “Perché lei che è una cattiva madre ha dei figli e io no?” . I genitori spesso vivono questi pensieri con profonda autocritica e hanno difficoltà a esprimerli perchè sono accompagnati da sentimenti di indegnità (“Ho dei pensieri mostruosi, sono una persona orribile”) (Barr e Cacciatore, 2007).

 

Le fasi del lutto prenatale

Durante la giornata di formazione di Parma sono state presentate da Claudia Ravaldi le varie fasi del lutto che corrispondono ai diversi vissuti emotivi:
– Shock: dopo la diagnosi la coppia sperimenta una fase di shock e di profonda disorganizzazione, che può durare diversi giorni e che limita la capacità di comprensione. Le emozioni più comuni in questa fase sono stordimento, incredulità, distacco emotivo, congelamento o negazione (“Forse si sono sbagliati”). Molte donne sperimentano in modo acuto la cosiddetta “Sindrome delle braccia vuote”.
– Realizzazione: è il momento in cui la coppia realizza ciò che è realmente accaduto. La profonda tristezza e il senso di colpa (“Forse non avrei dovuto fare…”) sono spesso accompagnati da un dolore fisico intenso, come dolori alle articolazioni, pressione al torace, palpitazioni.
– Protesta: in questa fase l’emozione principale è la rabbia, accompagnata da sentimenti di ingiustizia, rammarico e ricerca delle colpe. La rabbia può intensificarsi per la sensazione di perdita di controllo, per il non avere avuto possibilità di scelta o per non avere capito cosa stesse accadendo. Altri sintomi ricorrenti in questa fase sono insonnia, incubi, flash back dei momenti più traumatici (es. le parole del medico, la sala operatoria, etc..).
– Disorganizzazione: questa fase è caratterizzata da depressione, solitudine, evitamento delle situazioni che hanno a che fare con la genitorialità. Possono presentarsi difficoltà nella coppia per le modalità differenti di vivere il lutto.
– Ri-organizzazione e accettazione: la solitudine e il rammarico lasciano il posto al disgelo emotivo, alla ricerca di supporto e alla sofferenza senza angoscia. Nascono nuovi interessi e nuove abitudini.
– Ritorno all’attaccamento e al desiderio di maternità.

Quando un lutto di questo tipo colpisce una famiglia, inevitabilmente vengono coinvolte tutte le figure che gravitano attorno alla coppia genitoriale, come amici e parenti, che spesso non sanno come affrontare la situazione e come fornire un valido supporto. I contenuti e i toni hanno grande rilevanza nel mostrare empatia o al contrario distacco e indifferenza. Tentare di minimizzare, razionalizzare o appellarsi alla natura può avere effetti negativi, soprattutto nei primi mesi del lutto, e alcune frasi possono essere vissute come aggressive o inutili (Ravaldi et al., 2009).
Le frasi più comuni da evitare:
“Doveva andare così, è la natura che fa il suo corso”
“Non ti preoccupare sei giovane, andrà meglio la prossima volta”
“Si vede che non era sano, meglio così”
“Meno male che è successo ora che non ti eri ancora affezionata, dopo sarebbe stato peggio”
“Hai già un bambino a casa”
“Ne farai altri”
“Riprovateci subito”

Utilizzare semplici frasi di vicinanza, come “Mi dispiace”, “Deve essere molto doloroso”, “C’è qualcosa che posso fare per te?” permettono di comunicare rispetto, partecipazione e aprono al dialogo (Ravaldi et al., 2009).

Messaggio pubblicitario centro psicoterapia L’elaborazione del lutto può avvenire anche dopo due anni di tempo, e alcune ricerche sottolineano che la percezione stabile di serenità avviene in media tre anni dopo la perdita (Righetti e Casadei, 2010). Per questo è difficile stabilire la differenza tra un normale processo di lutto e la presenza di lutto complicato solo su criteri temporali.

In questo lasso di tempo sarebbe importante per i genitori e per gli altri figli essere seguiti attraverso un supporto integrato, cioè dal punto di vista medico, sociale e psicologico. I gruppi di auto-mutuo aiuto si sono rivelati efficaci per lenire la drammaticità dell’evento e favorire l’elaborazione del lutto ( Bulleri e De Marco, 2013). Anche le associazioni sono un valido aiuto perché forniscono informazioni e supporto, e favoriscono la condivisione tra le coppie genitoriali che vivono la stessa condizione (Ravaldi, 2009).

Anche la psicoterapia può fornire un valido supporto per accompagnare le persone verso l’elaborazione dell’esperienza traumatica. Due esempi di protocolli specifici per il trattamento del lutto prenatale e perinatale provengono dall’EMDR e dalla Psicoterapia Sensomotoria. Entrambe si focalizzano sui disturbi post-traumatici sbloccando meccanismi disfunzionali a livello somatico, cognitivo ed emotivo (Bulleri e De Marco, 2013).

In generale, la psicoterapia non ha il potere di eliminare la sofferenza, ma può permettere ai genitori di liberarsi dai vissuti irrazionali di colpa, incapacità e incuria e da tutte le emozioni negative che ostacolano la piena risoluzione del lutto.

 

NOTA: nella prima versione di questo articolo abbiamo scritto che l’associazione CiaoLapo è l’unica in Italia a occuparsi di Lutto prenatale e perinatale. Si tratta in realtà della prima ad essersene occupata in Italia. [NdR]

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Bibliografia

  • Bardos J, Hercz D., Friedenthal J, Missmer S., Williams Z. A National Survey on Public Perception of Miscarriage (2015), Obstetric and Gynecology, vol. 125-issue 6,1313-1320
  • Barr P., Cacciatore J. (2007-2008), Problematic emotions and maternal grief, Omega, 56(4), 331-48
  • Bulleri L., De Marco A. (2013), Le madri interrotte. Affrontare e trasformare il dolore di un lutto pre e perinatale, ed. Franco Angeli.
    ISTAT (2009), Health for All Italy, Roma
  • Mouras B., Pollack-Cornillot J., Lamour G. (2003), La Perinatalite, Breal-Collection: Amphi Psychologie
  • Paykel E., Prusoff B.A., Uhlenhuth E.H. (1971), Scaling of life events, Arch Gen Psychiatry, 25(4), 340-347
  • Ravaldi C., Lapi F., Torrini D., Rimediotti L., Vanni C., Mello G., Valoriani V., Vannacci A. (2008), Demetra Project Psychopathological Impact Of Perinatal Death In Italian Families, Atti del IV Congresso annuale della International Stillbirth Alliance, ISA
  • Ravaldi C.(2009), Piccoli Principi- Perdere un bambino in gravidanza o dopo il parto. Piccola guida all’autoaiuto per i genitori e per gli operatori, Boopen, Napoli
  • Ravaldi C., Mello G., Pontello V., Rimediotti L., Ricca V., Vannacci A. (2009), Aspetti psicologici della morte intrauterina. Ricerca, esperienze e protocolli di intervento, Psicobiettivo, Vol. XXIX, 3-2009, Esperienze, Ed Franco Angeli.
  • Righetti P.L., Sette L. (a cura di) (2000), Non c’è due senza tre. Le emozioni dell’attesa dalla genitorialità alla prenatalità, Bollati e Boringhieri, Torino, Collana “Manuali di Psicologia, Psichiatria, Psicoterapia.
  • Righetti P.L., Casadei D., (2005), Il sostegno psicologico in gravidanza, Ed. scientifiche Ma Gi., Collana Forma Mentis, Roma.
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