Liberi di essere felici: credere nel libero arbitrio porta ad essere più felici

E' stato dimostrato che chi crede nel libero arbitrio tende ad essere più felice di chi è determinista e questo a prescindere dalla cultura.

ID Articolo: 143283 - Pubblicato il: 09 febbraio 2017
Liberi di essere felici: credere nel libero arbitrio porta ad essere più felici
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Le ricerche dimostrano che credere nel libero arbitrio è connesso al sentirsi più felici e questo avverrebbe non solo nelle popolazioni occidentali, ma anche in quelle orientali, suggerendo che il fenomeno possa essere considerato universalmente valido e non legato a differenze culturali.

 

Si è più felici se si crede nel libero arbitrio

Per libero arbitrio si intende, a livello teorico, l’abilità di poter fare scelte in completa autonomia, senza permettere che l’esito di queste scelte possa essere influenzato, se non totalmente deciso, da eventi passati. Credere nel libero arbitrio, quindi, comporta anche il credere che le persone possano agire liberamente per perseguire i propri obiettivi e migliorare la qualità della propria vita.

Per felicità si considera, invece, una generale sensazione di benessere percepita a livello soggettivo. Secondo Li e collaboratori (2017), autori di un recente articolo sul tema, credere nel libero arbitrio potrebbe portare ad un incremento di questa sensazione di benessere attraverso due diversi meccanismi. Infatti, il possedere questa credenza potrebbe portare, da un lato, ad un maggior livello di autonomia percepita e, dall’altro, al voler esercitare maggior autocontrollo, prendendo in mano la propria vita e impegnandosi per fare del proprio meglio.

Precedentemente, già molti altri studi avevano dimostrato quanto effettivamente risulti essere utile nella vita di tutti i giorni credere nell’esistenza del libero arbitrio, piuttosto che nel determinismo. Ad esempio, Vohs & Schooler (2009) hanno mostrato a livello empirico come le persone sembrino avere la tendenza a comportarsi in modo migliore quando credono di avere libero arbitrio, ovvero quando credono di potersi comportare liberamente; al contrario, la sfiducia nel libero arbitrio produrrebbe una sorta di segnale implicito inerente la futilità di fare lo sforzo di comportarsi correttamente, in quanto sarebbe già stato tutto stabilito a priori in base alle esperienze passate. Il credere nel determinismo, insomma, ridurrebbe la sensazione di responsabilità individuale.

Analogamente, Baumeister e colleghi (2009) hanno notato che il credere nell’effettiva esistenza del libero arbitrio possa essere cruciale nel motivare le persone a controllare i propri impulsi ad agire egoisticamente e in modo aggressivo, in quanto questo richiederebbe un notevole sforzo di volontà e di auto-controllo.

Messaggio pubblicitario Master - Positive Press Se una persona crede fermamente di poter agire con libertà e senza restrizioni per ottenere quanto desidera, sarà anche più facile che essa deliberatamente si sforzi e si controlli per poter ottenere ciò nel miglior modo possibile; comportamento, questo, che inevitabilmente porterà al successo, innalzando così, come conseguenza ultima, anche il livello di benessere personalmente percepito.

Per quanto gli studi svolti nel tentativo di indagare il legame tra libero arbitrio e felicità siano ancora limitati, essi mostrano proprio l’esistenza di una correlazione positiva tra questi due costrutti (Crescioni et al., 2016), suggerendo così quanto credere nel libero arbitrio possa essere fondamentale anche a livello emotivo e personale, oltre che comportamentale.

 

Il legame tra felicità e libero arbitrio può variare a seconda delle culture?

Purtroppo però, gli studi relativi al tema si sono esclusivamente limitati a prendere in considerazione l’effetto che le credenze sul libero arbitrio hanno su popolazioni occidentali, precisamente utilizzando campioni americani.

Sarebbe quindi estremamente interessante indagare se questa correlazione sia valida anche per altre popolazioni, ovvero se possa considerarsi una caratteristica generale inerente la natura umana o se, al contrario, sia specifica della cultura occidentale contemporanea.

Secondo diversi studi, e anche secondo il sapere comune, infatti, le culture occidentali concettualizzano il libero arbitrio in modo differente rispetto a quelle orientali. Più nello specifico, all’interno della cultura occidentale, di stampo più individualista, si tende ad attribuire maggiore importanza alla libertà individuale, alle scelte personali e all’indipendenza. Al contrario, nelle culture orientali, di norma più collettiviste, vi è la tendenza a dare più valore alle norme sociali, agli obiettivi comunitari e all’interdipendenza, lasciando meno spazio a concetti quali la libertà personale, e quindi il libero arbitrio (Nisbett, 2010). È perciò possibile che anche gli outcome comportamentali derivati dal credere al libero arbitrio, invece che al determinismo, si differenzino in base alla cultura di appartenenza.

Proprio a tal proposito, Li e collaboratori (2017) hanno recentemente svolto due studi con lo scopo di indagare l’associazione tra libero arbitrio e benessere soggettivo all’interno di una popolazione di cultura orientale. Per poter fare ciò hanno coinvolto, nel complesso, più di 2,000 studenti cinesi, con un’età media di 16 anni, chiedendo loro di completare diverse misurazioni riguardanti il libero arbitrio e il benessere soggettivo, inteso sia a livello cognitivo (soddisfazione della vita) sia a livello affettivo (emozioni positive e negative).

Messaggio pubblicitario centro psicoterapia Dalle analisi gli autori hanno potuto notare come più dell’80% degli adolescenti riportasse di credere nell’esistenza del libero arbitrio, nonostante l’appartenenza ad una cosiddetta cultura collettivista, e come questo sembri essere associato ad una maggiore soddisfazione della propria vita, alla tendenza a provare maggiori emozioni positive e minori emozioni negative, soprattutto se comparata con la credenza nel determinismo.

Sembra quindi che, in generale, per quanto non si possa ancora parlare di legami di tipo causale, chi riporta di credere nell’esistenza del libero arbitrio, tende a considerarsi anche più felice, andando a replicare quanto rilevato per le popolazioni occidentali e suggerendo, quindi, che questa credenza possa considerarsi una caratteristica universale del genere umano.

Come concludono gli autori, il libero arbitrio non può più essere considerato come un mero concetto filosofico fatto solo per dibattiti teorici ed astratti, ma è un concetto che influenza quotidianamente la vita di ognuno di noi.

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