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La relazione tra lo Stress e l’infertilità

Si sostiene che la relazione tra stress e infertilità sia biunivoca: lo stress può generare infertilità e quest'ultima può costituire un forte stressor.

ID Articolo: 141994 - Pubblicato il: 19 dicembre 2016
La relazione tra lo Stress e l’infertilità
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Negli ultimi tempi diversi autori si sono interessati a studiare il legame che collega l’ infertilità con lo stress: sembra che tra essi si possa instaurare un doppio legame, in cui l’ infertilità stessa si tradurrebbe in una forte stressor per i soggetti che la sperimentano, e a sua volta lo stress stesso, con la sua risposta fisiologica, sembrerebbe interferire con la funzione riproduttiva.

Serena Pattara, OPEN SCHOOL STUDI COGNITIVI SAN BENEDETTO DEL TRONTO 

La relazione tra stress e infertilità

Secondi diversi autori, l’infertilità può essere considerata come uno stressor cronico incontrollabile e impraticabile, che può determinare effetti negativi su entrambi i partners della coppia, investendo la loro vita emotiva sociale e di relazione (D’arrigo, 2008).
Sembra inoltre, che gli stress emozionali possano influenzare l’ovulazione e la spermatogenesi. Questa ipotesi è supportata da osservazioni condotte sia in campo animale che umano. La maggior parte dei dati raccolti dalle ricerche endocrinologiche depone per l’esistenza di un effetto soppressivo operato dallo stress sulla funzione gonadica, che dà luogo a determinati squilibri (Valoriani, 2011).

Gli stress emozionali possono influenzare l’ovulazione e la spermatogenesi e possono creare situazioni di estrema rarità (oligozoospermia) o mancanza (azoospermia) di produzione di spermatozoi. Si può ipotizzare che lo stress psicologico che include alti livelli di depressione o ansia, che consegue una diagnosi di infertilità o dovuto alle invasive tecniche procreative, può a sua volta avere un effetto sulle funzioni biologiche, particolarmente sull’equilibrio endocrino e sulle funzioni sessuali tali da creare un circolo vizioso (Basile, Fasolo, Conversano, Lenzi, 2007).

Lo stress è un potente inibitore della fecondazione e lo può fare in maniera prezigotica, quindi agendo sulla produzione delle gonadotropine (LH-FSH), inibendo spermatogenesi e ovulazione, o zigotica, inibendo la formazione dell’embrione o dell’impianto dell’embrione sulla parete dell’utero . (Piccione, Palattella, Ticconi, 2007).

Messaggio pubblicitario ASPIC FINO A 11 MARZO 2018 Lo stress più agire creando un’infertilità indotta. Esso causa una riduzione dell’asse ipotalamo-ipofisi-testicoli nella parte di produzione della cellula di Leydig che produce testosterone. Il testosterone serve anche per mantenere gli spermatozoi funzionanti, di conseguenza sembrerebbe che lo stress causi minore produzione di testosterone. Si genera un circolo vizioso in cui l’infertilità è generata dallo stress che diventa infertilità che diventa stress. Se una persona è stressata per l’infertilità, produce spermatozoi meno attivi, meno mobili, in minor quantità, inoltre possono verificarsi problemi di origine sessuale (Ibidem).

Agli endocrinologi e ai ginecologi è nota l’esistenza di una condizione patologica, l’amenorrea ipotalamica, per la quale viene spesso utilizzato il termine di “amenorrea da stress”. Inoltre sembra che un’iperattivazione del sistema catecolaminergico e ipofiso- surrenale, prodotta dallo stress, possa influenzare l’ovulazione, il trasporto dell’ovulo e il suo impianto, nella donna, e nell’uomo, indurre una diminuzione delle gonadotropine responsabili della spermatogenesi (Valoriani, 2011).

I primi autori a interessarsi di infertilità come fattore stressante e come una crisi che coinvolge l’interazione fra i fattori fisici che predispongono all’infertilità, furono Taymor e Bresnick nel 1979. Negli ultimi trent’anni la maggior parte delle ricerche sull’interazione fra stress emotivo e infertilità hanno dimostrato che l’infertilità causa stress ma non che lo stress causa necessariamente infertilità. Differenti fattori giocano un ruolo in questa diversità di interazioni e fra i decisivi vi è sicuramente la cronicità dello stress. Nella fase diagnostica, gli operatori dei centri di PMA dovranno tra le altre cose occuparsi dello stress cronico che la coppia ha accumulato negli anni, questo è direttamente connesso alla durata stessa dell’infertilità (Ibidem).

Diversi studi (Kaufman et al, 2000) hanno indicato che lo stress può provocare modificazioni a lungo termine in differenti sistemi endocrini. I sistemi modulatori dello stress (asse ipotalamo – ipofisi- surrene) hanno sia un effetto protettivo sia un effetto negativo che dipende dalla durata delle loro secrezioni. Nel lungo termine essi provocano quello che è stato chiamato carico allostatico, a significare un cambiamento nella stabilità di importanti sistemi fisiologici con conseguenze negative che influenzano anche la fertilità.

Selye aveva già dimostrato nel 1959 l’ atrofia ovarica nelle femmine di ratto esposte allo stress, Berga nel 1996 ha dimostrato il ruolo dello stress come potenziale inibitore dell’asse ipotalamo – ipofisi- midollare del surrene, che influenza la fertilità femminile.
Il sistema gonadico e quindi della sessualità e della riproduzione può essere inibito dallo stress. Molto noti sono gli effetti negativi dello stress sul comportamento sessuale maschile (impotenza, eiaculazione precoce) e sul ciclo mestruale femminile (amenorrea da stress) (Bottaccioli, 2005).

È stato dimostrato l’impatto negativo che lo stress ha anche sulla fertilità maschile agendo su differenti parametri associati alla qualità spermatica: questa peggiora in pazienti che si sottopongono a FIVET con microiniezione spermatica intracitoplasmatica (FIVET/ICSI), così come sembra abbastanza certo il ruolo e il meccanismo dello stress nella riduzione della qualità e della motilità spermatica (Boivin et al, 1998).

I diversi tipi di risposta allo stress, quella che si definisce la resilienza individuale, cioè la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, ha un ruolo fondamentale. Le caratteristiche psicobiologiche possono aumentare o ridurre la responsività individuale agli stressor. La donna con un’incapacità cronica a mettere in atto meccanismi di coping mostrano un maggior livello di stress anticipatorio che, dal 34 al 59% dei casi, influenza il rilascio di prolattina e cortisolo (Merari et al., 1992).

Altri autori (Demyttenaere et al., 1991) hanno proposto che queste risposte allo stress, dipendenti dai tratti di personalità dell’individuo, influenzino il tasso di probabilità di concepimento in cicli spontanei cosi come in cicli di stimolazione ovarica.
Questi risultati convincono rispetto alla necessità di valutare la componente stressante, prima e durante il trattamento dell’infertilità, attraverso l’attenzione medica e psicologica al suo significato. L’influenza delle caratteristiche di personalità, delle modalità di coping, della suscettibilità individuale allo stress e della resilienza ad essa correlata possono contribuire all’infertilità da molto prima che il problema si manifesti e venga portato all’attenzione dei clinici. Perciò lo stress acuto causato dal problema “infertilità” deve essere distinto dai livelli di stress cronico che i pazienti stanno vivendo, che possono non essere casualmente messi in relazione con l’infertilità (Newton, Hearn, Yuzpe, 1990; Facchinetti et al., 1997; Eugster et al., 2004).

Un disturbo della fertilità come abbiamo già spiegato, può portare il singolo e la coppia ad una crisi che può protrarsi per anni, con sofferenza psicologica notevole che può investire vari ambiti della vita, come quello coniugale, lavorativo, sociale e, tra questi, anche quello sessuale, provocando una serie di ripercussioni sul benessere psichico.

La diagnosi di un disturbo della fertilità è perciò un evento potenzialmente stressante e lo sarà in misura maggiore per quelle persone che percepiscono la procreazione come un qualcosa di fondamentale nella loro vita e che hanno, tra le massime aspirazioni, quella di diventare genitori: per queste persone la condizione di infertilità o di sterilità rappresenta una forte minaccia per il proprio benessere psicologico.
Per chi, invece, considera la genitorialità un’aspirazione marginale o comunque secondaria rispetto ad altre, come ad esempio la carriera lavorativa, tale condizione non sarà troppo stressante. Le diverse modalità di risposta ad uno stesso problema sono quindi dovute a fattori psicologici (Basile Fasolo, Conversano, Lenzi, 2007).

 

La valutazione cognitiva: come l’evento infertilità viene interpretato

Ogni persona sviluppa un proprio sistema per la valutazione cognitiva degli eventi di vita; essa consiste in un processo di pensiero che permette di attribuire ad un evento proprietà e caratteristiche tra cui, ad esempio, la natura benevola o malevola dello stesso e la capacità di facilitare o meno il raggiungimento di uno scopo che la persona si è proposta. Di fronte ad un evento potenzialmente stressante, la valutazione cognitiva dell’evento stesso che ogni persona mette in atto ne determina la reazione specifica (reazione di stress) (Ibidem).
Così, nel caso dei disturbi della fertilità, la diagnosi di infertilità rappresenta un evento potenzialmente stressante, cioè potenzialmente in grado di attivare una risposta di stress che potrà ripercuotersi in vari ambiti della vita, tra cui quello sessuale. Il processo di valutazione cognitiva attiva la risposta di stress se la persona considera l’evento – infertilità minaccioso per il proprio benessere individuale, per la propria autostima, per la propria identità (Froggio, 2000).

Nel caso di un disturbo della fertilità, se il sistema di significato indica il fatto di avere un figlio come una meta particolarmente ambita, il blocco di questa meta (rappresentata dal disturbo della fertilità) innescherà nella persona/coppia emozioni negative, sofferenze, pensieri e immagini intrusivi e ricorrenti che a loro volta alimenteranno il vissuto di sofferenza; se a ciò si aggiunge che la persona/coppia valuta il proprio disturbo della fertilità come un evento dipendente da cause interne, stabili e globali, tale circostanza produrrà una reazione di stress che si ripercuoterà non solo su tutto ciò che rientra nel “campo” di cui la meta fa parte (campo familiare), ma il senso di fallimento, impotenza e di frustrazione invaderà anche gli altri campi, ad esempio quello professionale, sociale, sessuale ( Basile Fasolo, Conversano, Lenzi, 2007).

 

Lo stress associato alla procreazione medicalmente assistita

Lo stress sembra essere anche, una delle conseguenze maggiormente riportate dalle coppie che accedono a un trattamento di procreazione medicalmente assistita, dovuta alle continue visite, intensi e continui controlli, esami, invasioni nella sfera più intima e personale della coppia, i farmaci, la sessualità programmata, il desiderio di arrivare alla tanto aspettata gravidanza (Visigalli, 2011).

Tutti questi esempi, danno un’idea di quanto sia grande la fatica compiuta dalla coppia, tutti questi eventi richiedono dei cambiamenti nelle abitudini della coppia, questa per affrontarli e gestirli in modo efficace, deve possedere ottime capacità di tolleranza allo stress e di adattamento. Inoltre, la coesione e la vicinanza emotiva dei membri della coppia, concorrono nel creare uno stato di stress che assolutamente non aiuta né la fecondazione né i processi fisici naturali (Ibidem).

Messaggio pubblicitario Un altro fattore che provoca stress è il tempo: lo scorrere inesorabile del tempo, soprattutto quanto la coppia è giunta in età tarda presso un centro di PMA. È soprattutto la donna a risentire del tempo che passa, poiché è consapevole che con l’ aumentare dell’età diminuiscono le probabilità di rimanere incinta. Il fattore tempo diventa così fonte di ansia e stress (Valoriani, 2011).

È importante che durante il percorso di PMA, il supporto psicologico consideri i livelli di stress della coppia, aiuti la coppia ad affrontare le varie situazioni con strategie di coping efficaci e mantenga bassi i livelli di stress.

Una forma particolare di stress è quella che caratterizza le coppie infertili e i soggetti che si sottopongono a tecnologie di riproduzione assistita. In queste condizioni, un effetto negativo dello stress sul conteggio dello sperma, sulla motilità e la morfologia è stato osservato da Harrison e colleghi (1986) e negato da altri. Inoltre è stata dimostrata una relazione tra alessitimia e un effetto negativo sulle variabili seminali (Morelli, 1996).
Sono diversi gli studi che hanno affrontato il fenomeno, tuttavia il legame che collega l’infertilità e lo stress ancora non sembra essere del tutto chiaro, ma alla luce di quanto emerso è comunque importante far riferimento alle linee guida sul counselling della Società Europea di Riproduzione umana e embriologia, che suggerisce di rivolgere particolare attenzione agli aspetti psicologici delle coppie infertili, e soprattutto agli uomini infertili.

Lo stress è considerato un inibitore della fertilità, e una riduzione della fertilità è una risposta strategica comune di mammiferi e animali inferiori a fattori negativi di stress ambientali. In particolare, lo stress psicologico (alti livelli di depressione e ansia) è correlato a tassi di insuccesso inferiori nella gravidanza e nella IVF. Questo suggerisce che la fecondità degli uomini che attraversano un evento molto stressante potrebbe essere momentaneamente ridotta (Jannini, Lenzi, Maggi, 2007).

Queste evidenze cliniche sottolineano l’importanza di controllare i fattori stressanti, comprendere e contenere le ansie e lo stato dell’umore delle coppie infertili, anche durante l’accesso alla fase diagnostica e non solo nel proseguimento delle terapie, lavorando anche sui probabili insuccessi (Valoriani, 2011).

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Dopo la diagnosi di infertilità, spesso viene proposto alla coppia un percorso di PMA, ma non viene considerato l’aspetto emotivo di tale cammino

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