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Elogio della tiepidezza – Ciottoli di Psicopatologia Generale

I pazienti dipendenti sono quelli che si autosvalutano, incapaci di definire propri bisogni e desideri e che cercano invece di soddisfare quelli dell'altro.

ID Articolo: 141938 - Pubblicato il: 14 dicembre 2016
Elogio della tiepidezza – Ciottoli di Psicopatologia Generale
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In questi soggetti la domanda “ma tu cosa desideri, cosa veramente vorresti?” ottiene sempre esplicitamente o meno la risposta “quello che preferisce l’altro”. Lo scopo strumentale sempre attivo in loro è far contento l’altro, quale che sia quello terminale a cui serve.

CIOTTOLI DI PSICOPATOLOGIA GENERALE – Elogio della tiepidezza (Nr. 15)

Essere dipendenti dagli altri: il senso di inferiorità e la mancanza di scopi

Nel tentativo di programmare una riattivazione comportamentale che fosse basata sui propri gusti e desideri in un paziente gravemente dipendente mi sono scontrato con una difficoltà insormontabile per me che ho lo stesso problema (me lo dicevano i saggi che dovevo fare una analisi didattica, e io duro!!) sulla quale peraltro entrambi facciamo un vistoso secondario di autosvalutazione.

In realtà ad una cosa il mio paziente è molto interessato, la coltiva da sempre e ne è diventato maestro: il gioco del corteggiamento e della seduzione. Lo capisco perfettamente ma si tratta di una strategia da un lato tutta interna alla politica estera del dipendente (teniamoci buoni tutti che non si sa mai), dall’altro tendente inutilmente a ristabilire una autostima vacillante in cerca costante di puntelli. In questi soggetti la domanda “ma tu cosa desideri, cosa veramente vorresti?” ottiene sempre esplicitamente o meno la risposta “ quello che preferisce l’altro”. Lo scopo strumentale sempre attivo in loro è far contento l’altro, quale che sia quello terminale a cui serve. Si tratta di una risposta assolutamente sincera. Davvero non sa cosa desidera. Essendo una strategia di sopravvivenza molto precoce, credo che a lungo andare il monitor che vigila su bisogni interni e desideri vada in stand by o si spenga proprio definitivamente per risparmiare energia (sapete, immagino, che lasciare gli elettromestici in stand by comporta comunque un consumo) e che per riattivarlo più che un intervento psicoterapico, soprattutto “top down” sia necessaria una sorta di riabilitazione all’ascolto del marcatore somatico di Damasio ( nel senso di quello da lui descritto, non del marcatore di Antonio che non risolverebbe niente).

Messaggio pubblicitario Me.Dia.Re - Master Mediazione 2017-2018 Siccome non tutto il male vien per nuocere ed anche un orologio fermo fa l’ora esatta due volte al giorno voglio pensare che a questa categoria di individui appartengano anche alcuni santi, eroi e benefattori dell’umanità che hanno sacrificato la loro esistenza per gli altri. Buon per noi! Ma non è di questi che dobbiamo occuparci. Indagando meglio sulla sua vita ho scoperto che anche il mio paziente prova un grande senso di inferiorità e forte invidia per gli “appassionati in genere”, non ha importanza se siano collezionisti di francobolli, maniaci della fotografia o ultras della Roma. L’invidia non è per l’oggetto della passione, giudicato talvolta persino ridicolo, ma per la capacità di appassionarsi. La stessa che si può provare di fronte a degli innamorati quando non lo si è.

 

Effetto collaterale della dipendenza: la solitudine

Un effetto collaterale di questa condizione di passioni barzotte, definibile come”patologia generalizzata del desiderio” è la mancanza di appartenenze, talvolta la solitudine. Gli esseri umani si raggruppano a seconda delle passioni condivise. Persino i luoghi di incontro sono definiti dalle passioni e interessi: lo stadio, l’auditorium, la discoteca. Se prova a frequentarli si vive come un ospite, un intruso. In ogni gruppo si sente fuori posto ( ogni tanto dunque alla diagnosi di dipendente aggiunge quella di evitante e si chiede se diventare un appassionato collezionista di diagnosi di asse II°, quelle di narcisista e borderline le sente a portata di mano e per le altre almeno una spruzzatina di comorbilità riuscirebbe a strapparla).

Messaggio pubblicitario centro psicoterapia A volte fantastica di fondare un gruppo dei “fuori posto”, di definire l’appartenenza dei non appartenenti, ma è un ossimoro. Al grande raduno mondiale dei non appartenenti non ci sarebbe nessuno, perché quelli che arriverebbero andrebbero cacciati in quanto impostori, quelli veri non vengono. Chi non ha passioni è senza comunità di appartenenza e senza terra, un apolide errante. Ha l’impressione che gli altri vivano pienamente mentre lui galleggia. Pensa che la frase di San Paolo per cui il tiepido sarà vomitato sia stata scritta per lui.

Insomma si autosvaluta pur trattandosi spesso di persona interessante. Infatti non è che non abbia interessi, è che non li approfondisce, non si specializza. Gli piacciono molte cose ma la specializzazione e l’esclusività lo annoiano. Diciamo che preferisce l’ampiezza piuttosto che la profondità. Al contrario di chi dice “poche cose ma ben fatte” lui è per “molte cose come vengono vengono”. Per attaccare il secondario di autosvalutazione gli propongo l’idea dell’uomo libero, del cane sciolto che non si esaurisce in una sola appartenenza, non si iscrive a nessun partito, non si ritrova in nessun corteo (così almeno la diagnosi di narcisista la porta a casa) e gli suggerisco l’orgoglio del decatleta che non vince nessuna specialità però……………. Mi viene in mente ora che questo è anche un buon modo per non essere mai davvero sconfitto, si può sempre dire “ a me non interessava davvero” e poi se la sa cavare in tutti gli ambienti e si adatta ad ogni interlocutore che non è poco per lo scopo della seduzione.

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  • Michela Muggeo

    Aggiungerei – è come se ognuno di noi avesse un bicchiere che si riempie con le esperienze e le persone che incontriamo. Ciò che entra nel bicchiere cambia, alcune cose rimangono costanti e altre no. Quello che perdiamo lo sostituiamo con altre esperienze, affetti, desideri, così che il bicchiere rimanga quasi sempre pieno. Per le persone dipendenti, invece, è come se questo bicchiere si svuotasse continuamente e la ricerca affannosa di riempirlo cade sugli altri, rendendo il contenuto instabile e mai soddisfacente. A volte mi vengono in mente gli esercizi fatti durante i gruppi con pazienti gravi, in cui si faceva pratica a riascoltare i propri bisogni partendo dalle cose più piccole possibili, come bere e assaporare un bicchiere d’acqua. A proposito di bicchieri.