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Cyberbullismo e comportamenti a rischio suicidario: esiste un collegamento?

Uno studio ha individuato, nei soggetti coinvolti nel fenomeno cyberbullismo, la tendenza a visitare contenuti web riguardanti autolesionismo o suidicio

ID Articolo: 140862 - Pubblicato il: 10 novembre 2016
Cyberbullismo e comportamenti a rischio suicidario: esiste un collegamento?
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Un nuovo studio Inglese ha cercato di stabilire un legame tra cyberbullismo e comportamenti a rischio suicidario, individuando, nei soggetti coinvolti nel fenomeno, vittime, bulli e bulli-vittime, la tendenza ad entrare in contatto con contenuti web riguardanti autolesionismo o suidicio.

 

Col termine cyberbullismo vengono generalmente definiti tutti gli atti di tipo offensivo e prevaricatorio perpetrati attraverso l’utilizzo della rete internet. Nell’era della tecnologia il cyberbullismo è una problematica sempre più diffusa e ci sono evidenze scientifiche che lo collegano, al pari del bullismo fisico, a pensieri e comportamenti suicidari, prevalenti nelle vittime (Hinduja  e Patchin, 2010).

 

Cyberbullismo e rischio suicidio: lo studio

Un nuovo studio, condotto dalla Dott.ssa Anke Gorzig (LSE’s Department of Media and Communications) ha portato all’attenzione il legame tra cyberbullismo e alcuni comportamenti disfunzionali, che potrebbero essere predittori di tendenze suicidarie.

Messaggio pubblicitario Me.Dia.Re - Master Mediazione 2017-2018 In particolare, è stato utilizzato un campione proveniente dallo studio “LSE Kids online”, composto da 25.000 bambini Europei di età compresa tra i 9 e i 16 anni. Il 6% del campione riportava di essere vittima di cyberbullismo, il 2,4% riportava di compiere atti di cyberbullismo e un 1,7% riportava di essere sia vittima che bullo. Di questi soggetti, il 4,1% riportava problemi nella gestione delle emozioni, il 16.8% problemi comportamentali, il 15,8% aveva problemi a relazionarsi con i propri pari.

Per quanto riguarda i comportamenti, è stata presa in considerazione la visione di contenuti web riguardanti autolesionismo o suicidi.

Nell’intero campione il 6,8% dei soggetti riportava la visione di contenuti web di autolesionismo, il 4,3% visionava contenuti web riguardanti il suicidio. Questi soggetti costituivano una bassa percentuale di coloro i quali non erano coinvolti in fenomeni di cyberbullismo. Invece, circa 1/5 dei delle vittime e dei bulli e 1/3 dei soggetti sia bulli che vittime, era in contatto con contenuti web di autolesionismo; inoltre tra le vittime di cyberbullismo e tra coloro che ricoprivano il ruolo sia di vittime che di bulli, era alta la percentuale di bambini che entravano a contatto con contenuti web riguardanti suicidi, mentre questa percentuale rimaneva bassa per i soggetti identificati solo come bulli.

Il trend relativo a chi entrava a contatto con contenuti di autolesionismo era due volte più alto per il gruppo delle vittime e per il gruppo dei bulli, e da tre a quattro volte più alto per i bulli-vittima, rispetto al gruppo di soggetti non coinvolti nel fenomeno; invece il trend relativo a chi entrava in contatto con contenuti di suicidio era da due a tre volte più alto per le vittime e per i bulli-vittima, rispetto al gruppo di soggetti non coinvolti.

 

Conclusioni

Ne è stato concluso che, in generale, i soggetti che presentano tratti sia di vittima che di bullo sono quelli più vulnerabili e potrebbero necessitare di un maggior supporto in presenza di problemi psicologici.

Molti soggetti coinvolti nel fenomeno sarebbero favorevoli ad essere aiutati attraverso risorse web ed una possibile passo verso questa soluzione potrebbe essere quello di creare strumenti d’aiuto utilizzabili tramite piattaforme Internet.

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