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Follia (1996) di Patrick McGrath: riflessioni psicologiche sul romanzo

Nel romanzo Follia (1996), Patrick McGrath attraverso la storia d'amore tra Edgar e Stella, racconta la dipendenza affettiva in casi di violenza domestica. 

ID Articolo: 139880 - Pubblicato il: 23 settembre 2016
Follia (1996) di Patrick McGrath: riflessioni psicologiche sul romanzo
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Il romanzo Follia (1996) di Patrick McGrath racconta la storia d’amore tra Edgar Sterk e Stella Raphael, soffermandosi sull’ossessione di Stella che, nonostante i lividi e le convinzioni deliranti con cui Edgar costruisce la realtà, difende con caparbietà l’immagine idealizzata del partner.

 

Follia: trama del romanzo

Ambientato nell’Inghilterra del 1959, Follia (1996) racconta la storia d’amore tra Edgar Stark, uno scultore irrequieto e morbosamente geloso, recluso in un manicomio criminale per un efferato uxoricidio, e Stella Raphael, una donna affascinante, insoddisfatta della vita famigliare ordinata e prevedibile che conduce con il marito Max, uno psichiatra brillante nel lavoro e distanziante nel privato, e Charlie, l’unico figlio nato dalla coppia.

La vicenda è narrata da Peter Cleave, il collega più anziano di Max, nonché terapeuta di Edgar, attratto dalle relazioni d’amore catastrofiche, perverse e ossessionate, che questa volta non vedono protagonisti due sconosciuti, bensì una cara amica e il suo paziente. L’interesse di Peter si sofferma, in particolare, sulla ossessione di Stella che, nonostante i lividi, le minacce, le convinzioni deliranti con cui Edgar costruisce la realtà, difende con caparbietà l’immagine idealizzata del partner, senza il quale l’esistenza perde irrimediabilmente il senso.

La narrazione pullula delle sfumature emotive dei personaggi, dello stesso Peter che, segretamente innamorato della protagonista, si lascia sopraffare dai desideri fino a trarre interpretazioni fuorvianti e ad assistere inerme alla tragedia finale della protagonista, ormai ricoverata, per ironia della sorte, nel medesimo ospedale psichiatrico dove un tempo lavorava suo marito, e nel quale si trova il suo amante.

La precisione con cui Patrick McGrath descrive il funzionamento mentale dei personaggi principali è stupefacente; Stella ed Edgar non sono gli unici a conservare tratti patologici importanti, ma anche lo stesso Max, incapace di esprimersi con assertività, provare compassione per la moglie, sperimentare una sana autocritica e riflettere sugli errori commessi. Non meno importante, il personaggio di Peter, immerso nella visione idealizzata di un amore platonico e non corrisposto, preservato con ostinazione fino alla drammaticità dei fatti.

Ognuno sembra gestire l’equilibrio della quotidianità fino alla catena di eventi che trascina Stella nelle braccia di Edgar, in un vortice senza ritorno nel quale cadono inesorabilmente anche Max, Charlie, trascurato da entrambi i genitori, e Peter.

Da un insieme di accadimenti che coinvolgono direttamente i due protagonisti ne deriva, così, un intreccio relazionale dove le esistenze si incontrano e si scontrano. A questo proposito, l’autore sottolinea l’inflessibilità dei significati personali attribuiti agli eventi, la rigidità del funzionamento mentale che ostacola la considerazione di altre prospettive, portando, in tal senso, a seguire a spada tratta la propria visione, come la migliore e unica via percorribile. Sarebbe questa la “follia” di cui parla Patrick McGrath, non solo la giostra con cui gli amanti alternano l’odio e l’amore, la passione e la distruzione, ma anche l’incapacità dei personaggi di riflettere su di sé e sugli altri, di elaborare e analizzare costruttivamente l’esperienza propria e altrui, e quindi di comprendere le ragioni inconsce che guidano verso determinate scelte.

 

Stella, Edgar, Max e Peter: le relazioni pericolose

Le informazioni a disposizione sul passato dei protagonisti del romanzo Follia permettono di fornire alcune considerazioni interessanti sul piano clinico. Stando alla descrizione del terapeuta, l’infanzia di Edgar è caratterizzata dall’abbandono, e in età adulta compaiono il timore di giudizio e l’isolamento sociale, correlati all’attività artistica, l’idealizzazione e gli schemi di delusione di sé e degli altri. I deliri di gelosia iniziano quando il rapporto con la figura di attaccamento inizia a manifestare le prime crepe, e culminano con le violenze e l’omicidio, quando la svalutazione della compagna attuale raggiunge l’apice.

Messaggio pubblicitario Me.Dia.Re. NOVEMBRE 2017 La scelta del partner si rivela essenziale; Edgar sembra attratto, in un modo o nell’altro, da donne desiderate e ricercate dagli altri uomini. Ruth, la ex moglie brutalmente assassinata e mutilata, era una prostituta, lui ne era al corrente, e nonostante ciò l’ha sposata ugualmente, mentre Stella gode la fama della moglie bellissima dell’illustre psichiatra, la donna che attrae colleghi, superiori e pazienti. Edgar, però, non nota solo una donna bella e desiderabile, ma anche una persona depressa, annoiata della quotidianità che scorre sempre nello stesso verso; le giornate in giardino, l’attesa del ritorno del marito, la compagnia del figlio di 10 anni impegnato a giocare per conto suo, Stella è vittima di un matrimonio bianco dal quale non ha mai conosciuto la passione sessuale, bensì l’ordinata routine e la cornice dei convenevoli.

Nelle prime fasi del rapporto, quando gli incontri sono sporadici, Edgar non manifesta segnali di gelosia e aggressività, a tal punto da lasciare un dubbio atroce sulle azioni aberranti commesse in passato; Stella non intravede un pericoloso assassino pronto a colpire ancora, ma un uomo dannatamente interessante, un ribelle incompreso da compatire, che in preda alla passione ha commesso un errore clamoroso, non per questo, però, un malato di mente.

A parte il fatto che non era più così sicura che Edgar fosse davvero un malato di mente. Pensava che avesse commesso un delitto passionale; e la passione di per sé è una cosa positiva, no?

(McGrath, 1996, p. 25).

I crimini vengono minimizzati e giustificati, qualsiasi informazione aggiuntiva sulle tendenze dell’amante non servono ad avviare una riflessione sulle possibili conseguenze del legame. Per l’intera storia il bisogno impellente di Edgar si antepone agli altri; salvare il matrimonio, il rapporto con il figlio, le apparenze e la reputazione.

Contrariamente al parere di Peter, la relazione non si basa principalmente sull’interazione tra la manipolazione e la solitudine, e quindi sull’atteggiamento raggiratore di Edgar nei confronti della fragile e frustrata Stella, bensì nasconde meccanismi di mantenimento e rottura profondi e radicati.

Un tema importante, in particolar modo nel funzionamento di Stella, è la ricerca delle situazioni allarmanti; nei primi momenti gli amanti sono sottoposti al costante rischio di essere colti in flagrante, quando la relazione si consolida, e quindi nel momento in cui Stella decide di abbandonare Max, compare il rischio di scatenare la gelosia di Edgar. Da quando Stella si presenta con la valigia in mano, i deliri di gelosia, di veneficio e la violenza non si fanno attendere. Si potrebbe collocare questo periodo al passaggio dall’innamoramento all’amore, quando sorgono i primi ostacoli, le incomprensioni, e il rapporto è messo a dura prova; i corteggiamenti degli altri uomini, le difficoltà economiche e lavorative, gli allontanamenti fisici ed emotivi di Stella sono ottimi motivi per dubitare della sincerità dell’affetto e qualsiasi segnale diventa per Edgar l’ennesima conferma di un abbandono imminente.

Dietro questa morbosa gelosia, però, si nasconde il terrore di perdere la donna amata, di deluderla e di non essere in grado di offrirgli una vita agiata paragonabile alla precedente. È probabile che durante i primi incontri in casa Raphael e nel sottotetto di Londra, Stella non venga ancora considerata una figura significativa, ma un’amante che alla fine della giornata torna a casa dal marito. Può darsi che in questo momento di indecisione, nel quale il rapporto è ancora confuso e indefinito, Edgar abbia messo in conto l’eventualità di essere lasciato senza ricorrere a ritorsioni, probabilmente perché Stella non è rappresentata come una compagna stabile e quindi non abbastanza essenziale.

La percezione del legame sembra modificarsi a partire dall’ufficializzazione della coppia, e da amante occasionale, Stella assume il ruolo di convivente, diventando così una partner a tutti gli effetti. Da qui le prime incomprensioni, i momenti di distacco reciproco, la nostalgia di Charlie, gli episodi di violenza alternati a momenti di riflessione, tenerezza e passione sfrenata. In un istante di lucidità, Edgar intuisce la gravità delle sue azioni, ma basta una goccia a far traboccare nuovamente il vaso dell’ira a cui Stella tenta di porre un freno: l’autocontrollo accompagna le reazioni dissociative, nelle quali avverte le sensazioni di depersonalizzazione e derealizzazione.

Era come staccata da tutto. Le cose intorno a lei non erano più in scala. Lo specchietto che si teneva davanti alla faccia sembrava lontanissimo e piccolo come una moneta.

(McGrath, 1996, p. 159).

La violenza non è l’unico elemento a renderla vulnerabile, anche il distacco del partner nei momenti di lavoro o di riposo innescano le sensazioni di incertezza e insicurezza. Se, da un lato, vivere come fuggitivi, con una quota di rischio e pericolo è una componente essenziale per tenere vivo il rapporto, dall’altro il caos, la mancanza di punti fermi dettati dalla povertà, dal fallimento lavorativo e dal futuro che avanza nebuloso, mette in crisi il bisogno di ordine di Stella, che, in certi momenti, si rifugia nella nostalgia del figlio e della vita precedente. Più che il rapporto con le figure care, sembra mancarle la cornice di prevedibilità, quella stessa struttura che un tempo l’aveva portata gradualmente alla depressione, e in un momento di pausa dal solito turbinio emotivo diventa il tassello mancante della sospirata isola felice.

A volte ripensava alla sua vita di prima, al manicomio e a quello che adesso rappresentava per lei, una specie di luogo remoto e vagamente irreale dove risplendeva sempre il sole e l’ordine regnava sovrano, dove ognuno aveva un posto preciso, e nessun desiderio: un castello abbarbicato su uno sperone di roccia, e fra le sue mura di sicurezza e abbondanza. Era un’illusione, lo sapeva, ma abbastanza plausibile, e poter pensare a un luogo sicuro le dava sollievo; che poi esistesse nella sua mente aveva un’importanza relativa. Più tardi le sarebbe sembrato a dir poco curioso considerare un’isola felice proprio il posto da cui lei ed Edgar avevano scelto di fuggire, finendo per cercare sicurezza, calore e abbondanza in una strada di magazzini abbandonati.

(McGrath, 1996, pp. 140-141)

D’altra parte, le situazioni ricercate da Stella sono tutt’altro che sicure, ordinate e prive di emozioni; decide di convivere con Edgar, conoscendo la sua natura, si rifugia dall’amico Nick e asseconda le sue advances nonostante la morbosa gelosia del partner, e infine ritorna da Edgar mettendo in conto gli istinti omicidi verso di lei. Non esita a scappare quando si sente braccata, non pensa ad un ritorno a casa, bensì ad una sistemazione provvisoria in attesa che gli attacchi di gelosia svaniscano nel nulla. Stella è accudente nei confronti di Edgar, comprende e giustifica la sua ira, non lo abbandona nemmeno quando intuisce la pericolosità dei deliri.

È interessante, anche nel suo caso, la scelta del partner: Edgar è l’opposto di Max, e le sensazioni tanto temute, ma attivamente ricercate, di imprevedibilità e incertezza emergono solo nel rapporto con il primo. Per molti anni, Stella è stata abituata ad uno stile di vita ordinato, sicuro e qualche volta rimpianto, ma tremendamente piatto e complessivamente rigettato; un marito freddo e scostante, la cura della casa e del figlio, le feste dell’alta società, le visite saltuarie ai pazienti. Al contrario, Edgar le regala, seppur con costi molto alti, una vita burrascosa, ma appassionante e intensa: non a caso, la protagonista descrive l’ultimo come il periodo migliore della sua vita, l’esistenza che avrebbe rifatto comunque se avesse potuto scegliere un’altra alternativa.

Non mancano, e non vanno trascurati, i momenti di tenerezza, cura e protezione manifestati da Edgar: sono i lati positivi, amplificati e isolati, a convincere Stella dell’innocuità del partner e lasciarla riluttante di fronte ai trascorsi passati. In tal senso, l’idealizzazione consiste nell’amplificazione dei pregi del partner e del funzionamento di coppia, tralasciando gli altri lati del carattere e delle dinamiche relazionali, specialmente quelli che minacciano il benessere.

Stella non ha ripensamenti sul legame con Edgar, nonostante abbia ricevuto una dimostrazione della sua pericolosità, e l’allontanamento amplifica l’effetto dei ricordi a cui si aggrappa con disperazione. Il ritorno a casa diventa straziante e va di pari passo con le ricadute nella depressione, l’inizio della dipendenza alcolica e delle abbuffate, l’isolamento dagli affetti, dal figlio che continua a patire la freddezza materna e dal marito che evita di comprendere le ragioni, ma aspetta il momento opportuno per attivarla e ferirla psicologicamente.

Il peggioramento delle condizioni di Stella giunge contemporaneamente alla notizia della cattura del compagno: di lì a poco Charlie morirà annegato sotto gli occhi passivi della madre che, in preda allo scompenso dissociativo, intravede Edgar al suo posto. La visione dell’amante mentre annega può assumere vari significati, come il desiderio di punirlo per non averla salvata dall’ambiente famigliare che continuava ad opprimerla. Questa ipotesi spiegherebbe il motivo per cui Stella resta immobile fino alle ultime grida di allarme dell’insegnante: è in quell’istante che lo riconosce e comprende la gravità della situazione. In alternativa, ormai rassegnata di fronte alla cattura di Edgar, Stella desidera annegare il ricordo di lui, sperando così di sopprimere il desiderio di loro.

 

Il rapporto madre-figlio nel romanzo Follia

A proposito del rapporto madre-figlio, un elemento interessante è costituito dall’evitamento del senso di colpa relativo all’abbandono e successivamente all’omicidio. Stella è incapace di rimediare alla relazione con il figlio, finge che non sia successo nulla, non affronta l’argomento nemmeno quando l’insegnante denuncia la sofferenza del bambino a scuola. Non a caso, il clima famigliare gioca una parte fondamentale; la quotidianità è appesantita dagli attacchi di Max e della suocera Brenda che vedono solo una madre degenere, una moglie traditrice e meschina, e non una donna sofferente fin dal principio, incapace di accettare ed elaborare l’esperienza.

La tensione ostacola il ricongiungimento famigliare, rafforza il ricordo della vita precedente nel sottotetto, e neanche la morte di Charlie incentiva una profonda riflessione sugli sbagli commessi; Max sembra l’unico ad accusare la moglie, mentre Stella inizia ad affrontare il senso di colpa, ma resta prevalentemente concentrata su Edgar e l’idea di incontrarlo nell’ospedale dove entrambi sono ricoverati è l’unica speranza per cui vivere, forse perché, in fin dei conti, Edgar non è solo l’uomo che ama, ma l’ultimo affetto rimasto, la sola base sicura da cui tornare.

Il ballo diventa l’ultimo tentativo per ritrovarsi, fallito dall’ordine di Peter di tenere l’artista in cella per impedire un riavvicinamento e un probabile scompenso. La misura protettiva sortisce l’effetto contrario e diventa la spada di cui Stella perisce: di fronte all’idea di uscire dall’ospedale e di sposarsi con Peter, un uomo che non ha mai amato, ma semplicemente apprezzato come un amico di famiglia, e quindi di rivivere la stessa vita incolore e insapore trascorsa con Max, Stella preferisce il suicidio.

 

Sbagli e temi irrisolti del terapeuta

Peter commette un duplice sbaglio: il primo è prendere in cura una cara amica di cui è innamorato, il secondo, di conseguenza, è sottovalutare il legame tra Stella ed Edgar. L’incapacità di valutare la paziente con distacco professionale l’ha condotto a numerosi errori di valutazione; cominciando dall’inizio, ha creduto che la cotta per l’artista scellerato fosse frutto della rabbia serbata per Max e successivamente che la prima fuga da Nick significasse un desiderio di tornare a casa. Procedendo su questa lunghezza d’onda il Dr. Cleave ha continuato a banalizzare e a minimizzare il legame, avanzando, successivamente, l’ipotesi che Stella stesse dimenticando Edgar per concentrarsi sull’elaborazione del trauma del figlio annegato.

Messaggio pubblicitario I sentimenti di Peter hanno impedito di analizzare con chiarezza il caso dei due amanti, vedendo in Edgar il manipolatore e in Stella la donna fragile e frustrata. Il bisogno di colmare la solitudine si rivela talmente potente da offuscare gli elementi preziosi: Peter non attribuisce una grande importanza ai segnali non verbali della donna quando sente nominare Edgar, ma si limita a prestare attenzione ai dati coscienti e verbali, quelli che vertono sulla morte di Charlie. Chiedendo a Stella la mano, e accantonando la possibilità di farle incontrare Edgar, il Dr. Cleave si lascia sopraffare dalla gelosia e dal possesso, mettendosi in competizione con un paziente le cui condizioni peggiorano quando apprende di non poter parlare con la sua amata.

Anche Edgar è consapevole che Stella, nonostante il tradimento con Nick e le varie incomprensioni, è l’unica base sicura di cui avrebbe bisogno; per quanto ci tenga a  mantenere una parvenza di sfacciataggine sprezzante, il desiderio di riaverla accanto fa emergere la fragilità e la dipendenza nascosta con cura. È chiaro che il divieto di confronto tra gli amanti non è dettato da un atto terapeutico, bensì da un’esigenza personale di Peter che, ossessionato dalla semisconosciuta moglie del collega, rifiuta l’eventualità di un altro allontanamento con l’amante.

 

La dipendenza affettiva, la violenza domestica e l’importanza dell’arte in Stella ed Edgar

Esistono numerosi spunti a proposito della dipendenza affettiva di Stella. Indubbiamente il legame si rivela tale da entrambe le parti, ma nella protagonista i dettagli sono esposti con maggiore chiarezza. Tra questi spiccano le continue giustificazioni, l’idealizzazione del partner e del legame di coppia, le ruminazioni e la persistente rievocazione degli episodi relativi alla storia passata, nonché l’incapacità di elaborare il distacco che contrassegnano l’esperienza per buona parte del racconto.

Dov’era, dov’era Edgar? Le bastava pensare a lui per vederlo come se lo avesse davanti agli occhi; non era né facile né indolore, ma per nulla al mondo lo avrebbe lasciato andare

(McGrath, 1996, p. 183).

L’immagine di Edgar, e del loro amore, diventa così l’ancora di salvezza che le permette di andare avanti; la dipendenza affettiva esercita una funzione importante, quella di mantenimento della struttura psichica fragile. Senza Edgar, e più precisamente, senza la vita frenetica nel sottotetto di Londra, in bilico tra l’amore e la violenza, Stella non è in grado di proseguire, così non esita a commettere gesti autolesivi quando le viene tolta, definitivamente, la possibilità di incontrare il grande amore.

L’incapacità di pensare a sé indipendentemente dal partner, l’illusione di poterne controllare e modificare i difetti e i tratti patologici, nel caso di Stella con l’autocontrollo emotivo, i brevi allontanamenti e l’esasperata pazienza, sono componenti ricorrenti nelle donne con dipendenza affettiva che rifiutano l’accettazione e perseverano nel rapporto, nella speranza che evolva in positivo.

La psicopatologia di Edgar non è considerata una parte integrante della persona, bensì una caratteristica fluttuante; in questo modo Stella si convince di poter prevedere, monitorare e fermare le minacce del compagno, senza valutare attentamente il pericolo in cui incorre. Alcuni degli amori tossici coinvolgono la relazione di donne dipendenti da uomini fisicamente violenti o ipercritici. Il primo episodio di violenza dovrebbe costituire un campanello d’allarme esaustivo per prendere in esame la situazione e pensare ad una soluzione costruttiva, tuttavia la protagonista resta ancorata alla visione dell’uomo innamorato incapace di arrivare a tanto con lei, la vittima abbandonata che porta con sé l’inguaribile ferita traumatica (Norwood, 1985).

L’amore e la violenza sono concetti mischiati fin dalle prime battute di conoscenza, dalle quali Stella trae la conclusione che la passione porterà all’omicidio, ma è pur sempre una componente positiva nell’essere umano. Gli allontanamenti e i riavvicinamenti sono altre peculiarità riscontrabili nella dipendenza affettiva; Stella non è sempre convinta di trovarsi al posto giusto con la persona giusta, gli attacchi d’ansia la colgono nei momenti di riposo nei quali il dubbio si posa sulle scelte intraprese. Nemmeno lei conosce il motivo per cui si ritrova a convivere con un brutale assassino finito in un manicomio criminale per aver ucciso la moglie, arriva a scappare quando le crisi deliranti di Edgar prendono il sopravvento, per poi ritornare nuovamente.

Per quanto possano essere ritenuti definitivi, i distacchi fisici non sono quasi mai tali; ipotizzando un finale diverso, con un riavvicinamento dei due protagonisti, sarebbe difficile immaginare una certa stabilità senza un lavoro terapeutico rivolto ad entrambi, pertanto Edgar e Stella continuerebbero, probabilmente, a danzare tra l’amore e l’aggressività, senza comprendere le motivazioni inconsce che legano le due dinamiche (Serra, 2015).

 

Follia: il legame tra arte e patologia

Per quanto riguarda il legame tra arte e patologia, Peter fornisce un elemento interessante che sembra collegare la scultura di Edgar alla malattia psichiatrica:

Succede abbastanza spesso agli artisti e credo che dipenda dalla natura del loro lavoro. Vivere per lunghi periodi in solitudine e poi esibirsi di fronte a un pubblico, col rischio di esserne respinti, porta a instaurare col partner una relazione di un’intensità abnorme. E quando, inevitabilmente, arriva la delusione, il senso di tradimento è talmente profondo che in alcuni può tradursi nella convinzione patologica della duplicità dell’altro.

(McGrath, 1996, p. 58)

Chiaramente questa ipotesi va contestualizzata, e non generalizzata; senz’altro l’isolamento sociale è un fattore di rischio per entrambi i protagonisti, che, esposti a poche occasioni di interazione sociale con altri individui, tendono a sovrastimare l’importanza di un rapporto, idealizzandolo.

D’altra parte, però, è necessario non dimenticare i fattori di rischio pregressi, relativi ai legami primari e secondari di attaccamento. La paura del giudizio del pubblico e l’aspettativa di rifiuto non sono da attribuire solo alla tendenza al ritiro sociale, ma anche alla complessità del funzionamento psicologico. Nell’arte, Edgar tenta di compiere un’operazione importante; isolare le emozioni per vedere le persone per quello che realmente sono e non per come appaiono ai suoi occhi. Il risultato è un ammasso di linee indefinite e frammentate nelle quali non è chiara l’identità del soggetto. La confusione potrebbe riflettere, in qualche modo, la frammentazione interiore, la scissione degli affetti che inquinano la ricerca della verità, le certezze ricercate ossessivamente.

A questo proposito la mutilazione di Ruth successiva all’omicidio nasconderebbe la ricerca della verità, o meglio la scoperta della realtà su di lei, che Edgar osserva come una traditrice seriale. Si direbbe che la scultura rappresenti la via per cercare di comprendere il soggetto, per capirne, in altre parole, la credibilità e l’affidabilità e, quindi, per tentare di conoscerlo a prescindere dai sentimenti.

Il crollo dell’idealizzazione nella relazione precedente segna l’avanzamento dei deliri di gelosia, in cui il tradimento viene identificato in maniera pervasiva; nelle convinzioni infondate, Edgar si illude di aver trovato le risposte che cercava, senza intuire di aver rafforzato le conferme attese e nascoste fino all’arrivo delle prime delusioni. Analogamente, le certezze di Stella trovano un terreno sempre più fertile nella vita con Edgar, tralasciando così i vari aspetti di sé e del suo passato che l’hanno portata gradualmente a sviluppare la dipendenza patologica da un soggetto ambivalente, la ricerca delle sensazioni forti e la depressione.

In sostanza, l’indagine sulla verità non è nient’altro che una dimostrazione della propria verità, e quindi del sistema di credenze con il quale i protagonisti e gli altri personaggi spiegano la realtà esperita. In tal senso, troveranno la copia della realtà filtrata dai significati personali radicati nel funzionamento psichico, ma non l’oggettività dei fatti che non può essere separata dalla storia individuale (Guidano, 1988).

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Ricordate il manipolatore affettivo? Ci sono persone che ne diventano prede e non si accorgono di finire nella tela del ragno: è la dipendenza affettiva.

Bibliografia

  • Groeben, N. (2015). C’è grande creatività senza una “scia sanguinosa”? Psicologia Contemporanea, n. 250, pp. 48-53.
  • Guidano, V. (1988). La complessità del sé. Bollati Boringhieri.
  • McGrath, P. (1996). Follia. Adelphi.
  • Norwood, R. (1985). Donne che amano troppo. Feltrinelli.
  • Serra, P. (2015). Uccidere per amore? Un ingannevole stereotipo. Psicologia Contemporanea, n. 250, pp. 21-25.
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