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Mamma uovo. La malattia spiegata a mio figlio (2015) – Recensione del libro

Come comunicare a un bambino che la mamma ha una grave malattia? Il libro aiuta adulti e bambini a confrontarsi sulla malattia e a sentirsi meno spaventati

ID Articolo: 120787 - Pubblicato il: 02 maggio 2016
Mamma uovo. La malattia spiegata a mio figlio (2015) – Recensione del libro
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Il tema del libro è la difficoltà a dover comunicare la diagnosi inaspettata di una malattia tumorale: difficoltà perché a dover trovare le parole è una mamma che deve raccontare al figlio, ancora bambino, che non sta bene e che deve curarsi. E’ un cura per cui bisogna andare in ospedale, perché si tratta di una malattia particolare. 

 

Partiamo da una premessa: ci sono situazioni in cui nessuno di noi vorrebbe mai venirsi a trovare. E quando dico mai intendo proprio mai. Possiamo sicuramente considerare l’ammalarsi di una patologia tumorale una di queste situazioni. L’ho detto, non era il caso di girarci troppo intorno. Cosa può esserci di ancora più difficile? Doverne parlare. Su questo argomento, che molto mi sta a cuore, avevo, in passato scritto un’altra recensione, quella del romanzo di Tutto bene, signora. Anche lì uno dei temi portanti del racconto era una diagnosi inaspettata e la difficoltà di comunicare, di trovare le parole per condividere.

Stavolta le cose si fanno, se possibile, ancora più complesse, molto di più: perché a dover trovare le parole è una mamma, che deve raccontare al figlio, che è ancora un bambino, che la mamma non sta bene e che deve curarsi. E’ un cura per cui bisogna andare in ospedale, perché si tratta di una malattia particolare. Anche la cura è particolare. Capita che, dopo essere stata in ospedale, la mamma si senta peggio. E le cadono i capelli. Come è possibile?

Messaggio pubblicitario Di tutte le situazioni possibili, quelle di dover spiegare a un bambino quello che succede è senz’altro un’enorme sfida. Ma queste cose possono accadere. Spesso gli adulti, addolorati per quanto succede, preferiscono tacere. Pensano, forse, che il bambino non capisca, che è meglio che non sappia, che il silenzio sia una forma di protezione.

Purtroppo, però, non basta non parlare per far finta che non sia succedendo niente. Al contrario, il silenzio può rendere le cose ancora più difficili per il bambino che non sa bene cosa sta succedendo, però vede gli adulti preoccupati, la mamma che non sta bene e non sa spiegarsi il perché.

Ma come si fa a spiegare ad un bimbo, magari al proprio figlio, una realtà così dura? E’ la domanda cui hanno cercato di rispondere gli autori di questo libro, che è un libro a misura di bambino, con tanto di (belle) illustrazioni del fumettista Sergio Staino. Gli autori sanno bene di cosa stanno parlando: sono un medico ematologo e due psiconcologhe, che lavorano presso il  reparto di Ematologia Oncologica dell’Istituto Nazionale Tumori di Napoli ‘G. Pascale’, e che hanno realizzato questo racconto per accompagnare il bambino nella sua esperienza, con dolcezza e rispetto per i suoi sentimenti e le sue paure.

Al piccolo protagonista viene spiegato che la mamma ha una malattia; lui la chiama ‘la malattia della mamma‘. La mamma gli dice che anche la mamma del suo amico Luca ha avuto la stessa malattia, ma ora è guarita. Così il nostro protagonista parla con Luca, che gli spiega che nel corpo  della mamma ci sono ‘cellule buone e cattive’, e che le cellule buone hanno bisogno di aiuto. Siccome le cellule cattive sono molto furbe, si nascondono vicino a quelle buone, così capita che anche quelle buone vengono colpite dalla cura. E’ per questo che la mamma è stanca e le cadono i capelli.

Come dice Luca:

La prima volta che l’ho vista senza capelli mi sono sentito strano. Guardandola bene la mamma aveva sempre la stessa faccia, ma un po’ più buffa. La sua testa sembrava proprio un uovo. – Ma poi aggiunge: Sei tanto bella anche così!

Di certo non basta un libro con illustrazioni per affrontare una situazione come questa. Però aiuta. Aiuta gli adulti e i bambini a confrontarsi su una realtà in cui nessuno vorrebbe mai trovarsi, ma in cui qualcuno, purtroppo, si trova. Aiuta a il bambino a sentirsi meno spaventato, meno solo e aiuta anche l’adulto che, forse, si sente un po’ più leggero. Perché, come viene detto all’inizio del libro citando Chesterton:

Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, loro sanno già che esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere.

 

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Bibliografia

  • De Bendetta, G., D’Ovidio, S., Pinto, A. (2015). Mamma uovo. La malattia spiegata a mio figlio. Napoli: Marotta e Cafiero editori.
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