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La riformulazione verbale del significato del trauma: un intervento efficace per i pazienti con Disturbo Post Traumatico da Stress

Lo studio dimostra che, dopo aver vissuto un trauma, la tecnica della riformulazione verbale riduce i pensieri intrusivi e i sintomi associati al PTSD.

ID Articolo: 109884 - Pubblicato il: 12 maggio 2015
La riformulazione verbale del significato del trauma: un intervento efficace per i pazienti con Disturbo Post Traumatico da Stress
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Alessia Galucci

FLASH NEWS

I risultati hanno dimostrato che i soggetti che durante la sessione sperimentale hanno sviluppato una risposta condizionata di paura più forte riportano un numero maggiore di pensieri intrusivi e uno stato più elevato di distress.

Molte persone nel corso della loro vita sperimentano eventi traumatici, come la morte violenta di un amico o di una persona cara o l’essere coinvolti in gravi incidenti stradali. Alcune di esse non riportano delle particolari conseguenze psicologiche, altre sviluppano dei sintomi da stress post traumatico, mentre il 9% mostra un vero e proprio disturbo post traumatico da stress (PTSD) che si caratterizza soprattutto per il rivivere frequentemente ed in modo intrusivo l’evento traumatico e per la percezione di un aumentato stato di ansia ed angoscia.

Messaggio pubblicitario Il fatto che le persone con disturbo post traumatico da stress, in seguito all’esposizione al trauma, manifestino una maggiore reattività non solo agli stimoli connessi all’evento negativo vissuto ma anche a stimoli neutri può essere in parte spiegato dalla teoria del condizionamento della paura.

Quest’ultimo è un meccanismo di apprendimento fortemente adattivo e consiste nel fatto che uno stimolo neutro (stimolo condizionato) diviene capace di evocare uno stato di paura (risposta condizionata) dopo che è stato ripetutamente associato ad uno stimolo avverso (stimolo incondizionato).

In particolare non è tanto lo stimolo neutro, che poi diventa condizionato, che determina la risposta condizionata, quanto piuttosto la valutazione dello stimolo incondizionato. Per questo l’idea è che trasformando la rappresentazione dello stimolo avverso sia possibile modulare la forza della risposta condizionata.

Quindi la presente ricerca in primo luogo ha tentato di verificare se differenze individuali nel meccanismo di condizionamento della paura possano influenzare la comparsa dei sintomi del disturbo post traumatico da stress; in secondo luogo ha confrontato l’efficacia degli effetti di due tecniche che normalmente vengono utilizzate durante la finestra di consolidamento del ricordo traumatico in pazienti con PTSD, l’esposizione alla memoria del trauma e la riformulazione verbale del significato dell’evento negativo vissuto. Ciò è particolarmente importante in quanto, benché gli interventi più efficaci nei casi di PTSD si basino su tecniche verbali, nessuna ricerca finora le ha usate per alterare la memoria del trauma.

Lo studio ha coinvolto 115 soggetti sani i quali, dopo una prima fase di screening, sono stati sottoposti ad un meccanismo di condizionamento della paura, infatti venivano mostrati loro sei spezzoni di film paurosi ed angoscianti, preceduti da delle brevi narrazioni (stimolo incondizionato) ripetutamente associati a stimoli neutri (stimolo condizionato) come immagini di cerchi e quadrati.

La risposta condizionata veniva misurata attraverso l’alterazione della conduttanza cutanea. Successivamente, i soggetti venivano casualmente abbinati a tre diversi gruppi sperimentali, il primo in cui veniva applicata la tecnica dell’esposizione per cui i partecipanti rivedevano i sei spezzoni di film, il secondo in cui si faceva ricorso alla tecnica della riformulazione verbale per cui ai soggetti venivano ripresentati gli stessi film ma le narrazioni iniziali fornivano delle informazioni aggiuntive su cosa accade ai protagonisti ed infine il terzo, cioè il gruppo di controllo, in cui i soggetti vedevano filmati con contenuti neutri.

Al termine della sessione sperimentale ai partecipanti veniva chiesto di tenere un diario per una settimana in cui annotare i pensieri intrusivi e l’esperienza di angoscia ad essi connessa.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA I risultati hanno dimostrato che i soggetti che durante la sessione sperimentale hanno sviluppato una risposta condizionata di paura più forte riportano un numero maggiore di pensieri intrusivi e uno stato più elevato di distress.

Ciò è in linea con l’idea che le differenze individuali nel meccanismo di condizionamento possano spiegare perché alcune persone, in seguito ad un evento traumatico, manifestano sintomi tipici del PTSD ed altri no e la gravità degli stessi.

Inoltre l’alterazione maggiore della conduttanza cutanea è stata osservata nel caso dei soggetti che facevano parte del gruppo in cui veniva applicata la tecnica della riformulazione verbale; l’aumento dell’arousal permetteva ai partecipanti di spostare l’attenzione sulle informazioni verbali aggiuntive contenute nelle narrazioni e ciò dava loro la possibilità di modificare la valutazione negativa dei contenuti dei film e quindi la memoria del trauma.

Questi soggetti riportavano di conseguenza un numero minore di pensieri intrusivi e di sintomi simili a quelli del PTSD.
I risultati della ricerca sono in linea con le ipotesi sperimentali e mettono in luce come le tecniche verbali possano rappresentare un valido e non invasivo strumento di intervento con i pazienti affetti da PTSD. Tuttavia si sottolinea la necessità di altri studi dati i diversi limiti che caratterizzano quello in questione.

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BIBLIOGRAFIA:

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