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Decision making: anche ciò che non vediamo influenza le nostre scelte

La nostra mente processa immagini senza che se ne sia pienamente consapevole e anche queste informazioni vengono utilizzate per formulare giudizi e scelte

ID Articolo: 102846 - Pubblicato il: 06 ottobre 2014
Decision making: anche ciò che non vediamo influenza le nostre scelte
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FLASH NEWS

Contrariamente all’idea tradizionale secondo cui il cervello accede al significato – o al ricordo – di un oggetto solo dopo averlo percepito, la nostra mente processa immagini senza che se ne sia pienamente consapevole ma queste informazioni vengono comunque utilizzate per formulare giudizi e scelte.

Ogni giorno il nostro sistema visivo viene bersagliato da molte più informazioni di quanto sia possibile considerare.

Gli studi classici sostengono che il processo percettivo in prima istanza opera una distinzione tra figura e sfondo e successivamente accede ai significati ma solo delle figure, non analizza lo sfondo.

Eppure uno studio condotto dall’università dell’Arizona dimostra che i dati “eccedenti” non vengono persi, anzi, influenzano comunque il comportamento ma ad un livello non consapevole . Gli oggetti che ci circondano non hanno dunque bisogno di essere notati consapevolmente per influenzare le nostre decisioni. 

  Messaggio pubblicitario SCUOLA DI PSICOTERAPIA Contrariamente all’idea tradizionale secondo cui il cervello accede al significato – o al ricordo – di un oggetto solo dopo averlo percepito, la nostra mente processa immagini senza che se ne sia pienamente consapevole ma queste informazioni vengono comunque utilizzate per formulare giudizi e scelte.

Il compito proposto per questo studio consisteva nel classificare come naturali o artificiali nomi di oggetti che apparivano su uno schermo premendo due tasti.

Ad insaputa dei partecipanti prima di ogni nome appariva anche un’immagine: una sagoma nera che aveva la forma di oggetti naturali o artificiali definita da una regione bianca esterna. Veniva proiettata così velocemente che anche sapendolo non sarebbero comunque stati in grado di prestare attenzione all’immagine.

Le performance erano migliori quando immagine e parola erano concordanti.

Questo dimostra che il cervello dei partecipanti era stato in grado di accedere al significato degli oggetti rappresentati nella sagoma nera nonostante non ne fossero consapevoli.

Laura Cacciamani e colleghi hanno dimostrato così che esiste una maggiore interazione tra memoria e percezione di quanto finora presunto: la nostra mente valuta il significato di tutto ciò che ci circonda prima che sia percepito coscientemente.

Per cui non sottovalutate l’occhio della mente: gli oggetti non hanno bisogno di essere notati per influenzare le vostre scelte.

 

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