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L’utilizzo del Photolangage nel supporto alla genitorialità. Il Progetto: Cresci tu che cresco anch’io.

Gli incontri sono rivolti a genitori di bambini dell'asilo nido, con l'obiettivo di aiutarli a comprendere i bisogni dei figli e sostenerli nella crescita

ID Articolo: 43755 - Pubblicato il: 03 giugno 2014
L’utilizzo del Photolangage nel supporto alla genitorialità. Il Progetto: Cresci tu che cresco anch’io.
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Maria Aliprandi, Chiara Gusmani

 

Gli incontri sono nati con l’obiettivo di aiutare i genitori a comprendere i bisogni dei propri figli, e con l’intento di sostenerli nella ricerca di personali modalità che consentano di affrontare, da un punto di vista emotivo ed educativo, problematiche legate alla crescita.

In questo articolo verranno illustrati l’utilizzo del Photolangage e la sua applicazione nel contesto di incontri a un gruppo genitori di bambini dell’asilo nido; il percorso è stato condotto da due psicologhe e psicoterapeute dello studio ArteCrescita di Milano, che si occupa di psicoterapia dell’età evolutiva e dell’utilizzo della fotografia in ambito clinico e formativo.

Il Photolangage

Il Photolangage, inizialmente teorizzato da Alain Baptiste e Claire Belisle a Lione nel 1965, è stato sviluppato e approfondito da Claudine Vacheret nel suo libro Photo, groupe et soin psychique: si tratta di un dispositivo estremamente duttile, che viene utilizzato sia nella pratica clinica (con adolescenti a rischio, pazienti psichiatrici, tossicodipendenti) sia nella formazione.

Il setting classico del Photolangage è strutturato in sessioni settimanali da un’ora e un quarto circa, condotte da due psicologi, psicoterapeuti, per un gruppo di otto-dieci partecipanti.

La sessione è divisa in due momenti: vi è un primo tempo per la scelta della fotografia in risposta ad una consegna, e un secondo tempo per il confronto in gruppo.

Messaggio pubblicitario SCUOLA DI PSICOTERAPIA I conduttori pongono una domanda a cui i partecipanti rispondono scegliendo una fra le fotografie disposte sul tavolo. La consegna viene elaborata dai conduttori dopo ogni seduta in base ai contenuti emersi e agli obiettivi del gruppo.

Nella seconda fase ciascun partecipante racconta il perché della sua scelta e ascolta gli altri commentare la stessa immagine portando il loro punto di vista.

Succede quindi che, dando un senso all’immagine scelta, il soggetto prende coscienza del proprio punto di vista e si trova a sostenerlo condividendolo con il resto del gruppo.

Si esercita l’attenzione, l’ascolto attivo e la cooperazione, si sperimenta la fiducia e il sostegno reciproco, arrivando alla condivisione di un’identità di gruppo.

Il ciclo di incontri Cresci tu che cresco anch’io

Lo specifico di questa esperienza è l’applicazione di tale tecnica in un contesto differente: un gruppo di genitori di bambini di un asilo nido che hanno partecipato al progetto “Cresci tu che cresco anch’io”.

Il progetto è nato dalla consapevolezza che la crescita di un bambino attiva in tutta la famiglia, e in particolar modo nei genitori, emozioni e dubbi non sempre facili da comprendere e da condividere. Crescere i propri figli significa anche integrare nuovi aspetti di sé e sperimentare intensi vissuti; il passaggio dall’essere coppia all’essere genitori richiede un cambiamento e una riorganizzazione del proprio assetto, come sintetizzato nel titolo scelto per il percorso.

Gli incontri sono nati con l’obiettivo di aiutare i genitori a comprendere i bisogni dei propri figli, e con l’intento di sostenerli nella ricerca di personali modalità che consentano di affrontare, da un punto di vista emotivo ed educativo, problematiche legate alla crescita.

I percorsi di crescita sono spesso differenti: ogni bambino ha la sua storia e ogni genitore vive emozioni ed affetti che nel gruppo possono essere rielaborati e valorizzati nella loro diversità.

Le tematiche affrontate nel ciclo di incontri sono state quelle tipiche della fase di sviluppo del bambino da zero a tre anni, come ad esempio lo svezzamento, le emozioni, le regole, i bisogni corporei ed affettivi.

Messaggio pubblicitario Uno degli incontri più sentiti di questo percorso è stato quello dedicato alle regole. Ai partecipanti è stato chiesto di scegliere una fotografia che rispondesse a questa consegna: “che cos’è per te il limite?”. L’utilizzo dell’immagine ha permesso ai genitori, in maniera immediata e spontanea, di esprimere contenuti affettivi profondi legati a questo tema. In linea con le ipotesi di C. Vacheret, sembra si siano attivate aree preconsce, sulle quali è stato poi possibile riflettere attraverso la discussione in gruppo.

La scelta e il confronto sul tema delle regole ha permesso di affrontare sia le difficoltà nel dare regole ai propri figli, sia il vissuto legato al porre dei limiti : Come nella foto, mi sento la mamma cattiva che dice sempre no, e poi mi sento male e cedo, ha verbalizzato una mamma.

Ogni genitore ha raccontato e descritto il proprio concetto di limite, stupendosi talvolta della posizioni degli altri. Alcune foto per esempio suscitano emozioni molto differenti in chi le osserva, ascoltare la versione degli altri può essere inizialmente molto fastidioso, ma consente poi possibilità e aperture nuove.

Sottolineiamo, a tale proposito, che non era negli obiettivi del percorso fornire precise indicazioni pedagogiche ed entrare nel merito di quale sia il “comportamento giusto per affrontare la crescita dei bambini”, dando indicazioni sulle procedure o i modelli psicoeducativi da seguire rispetto a sonno, alimentazione, regole quanto piuttosto provare ad accrescere la capacità riflessiva di ogni genitore su sé e sulla propria relazione col figlio.

Che cosa aggiunge la fotografia ad un percorso di incontri sulla crescita?

Attraverso l’utilizzo del Photolangage, un dispositivo gruppale strutturato e contenitivo nelle sue modalità di svolgimento, è stato possibile favorire l’identità del gruppo, all’interno del quale ogni partecipante ha avuto modo di riflettere sulle tematiche evocate dalle immagini, di conoscere e accettare il punto di vista altrui e di sviluppare una maggior conoscenza di sé e degli altri.

La fotografia è stata un catalizzatore dei contenuti personali e ha facilitato la narrazione di sé, talvolta permettendo piccoli insight: ogni partecipante ha giocato un ruolo attivo negli incontri, alla ricerca della propria modalità di affrontare le sfide poste dal diventare genitore.

 

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