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Procrastinazione: “Usare” con Cautela!

La procrastinazione da strategia di controllo diventa strategia di prevenzione del problema.

ID Articolo: 22883 - Pubblicato il: 02 gennaio 2013
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Procrastinazione:"Usare" con Cautela!. - Immagine: © michaklootwijk - Fotolia.com

La procrastinazione da strategia di controllo diventa strategia di prevenzione del problema.

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La procrastinazione si riferisce all’atto di sostituire attività prioritarie e importanti con attività piacevoli o compiti meno rilevanti o urgenti. Il procrastinatore è colui che rimanda le cose importanti con l’intento di occuparsene in un altro momento e così rischia di chiudersi nella gabbia del domani.

Il meccanismo della procrastinazione è tutt’altro che semplice. Punto primo: un compito prioritario importante attiva la percezione di fatica e stress (discomfort) ma anche la paura di fallire (fear of failure), il livello di tensione sale. D’altronde scegliere di non occuparsi di una priorità non toglie l’individuo dalla paura di fallire e la carica, anzi, di un senso di colpa per non aver compiuto il proprio dovere. In questo turbamento emotivo entra la procrastinazione, che è un po’ un amico viscido e mellifluo. Il pensiero “me ne posso occupare anche domani” aleggia nella mente come una porta socchiusa verso la via di fuga da questo assedio cognitivo.

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Il pensiero permissivo che governa la procrastinazione assume una forma duplice di controllo e di evitamento cognitivo. Il controllo è “tra la colpa di non farlo e lo stress di farlo trovo un accordo tra le parti rasserenante nello stabilire che lo farò domani”. A questo punto le parti che litigano nel parlamento della mia mente possono mettersi a tacere e accettare una parziale soddisfazione, con conseguente riduzione del carico cognitivo (da rimuginio). 

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L’evitamento sta nel fatto che il pensiero permissivo mi guida verso un’attività che occupa le mie risorse cognitive (una forte distrazione). Le parti del parlamento mentale, dopo essere state sedate vengono portate a cena fuori, tutto offerto gratuitamente. Il parlamento della nostra mente si occupa di tutt’altro e vive felice e contento, almeno fino a quando il domani viene a chiedere il conto.

A quel punto l’urgenza è la priorità sono presumibilmente aumentate. Lo stress e la paura di fallire pure. Il parlamento è più agitato e può aumentare il rischio di chiedere nuovamente lumi alla procrastinazione. Il processo procrastinatorio lentamente incastra, anche perché la trappola del domani è potenzialmente senza fine. Tanto che a un certo punto il parlamento della nostra mente neanche apre più la discussione (il rimuginio o la riflessione).  La procrastinazione da strategia di controllo diventa strategia di prevenzione del problema. E allora il parlamento si chiude nel paese dei balocchi.

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A quel punto se qualche sottosegretario giunge innanzi a uno dei parlamentari dicendo “ma ascolti, guardi che il tempo è scaduto, l’opportunità perduta” si può scatenare (1) la furia e la rivolta rabbiosa, (2) una forma di giustificazione a posteriori (es: non ce la facevo, troppo difficile, tanto sarebbe andato male ecc…) Certo perché diventa poi difficile accettare il dolore delle proprie responsabilità.

Messaggio pubblicitario ASPIC FINO A 11 MARZO 2018 Così nella trappola del domani continuo a non vedere, e per continuare a non vedere mi riempio la mente di altre attività. Poi me la canto e me la suono, cioè me la racconto ogni qualvolta balza in mente il pensiero che potrei mancare ai miei doveri o allontanarmi dai miei scopi.

Posso andare avanti anni così, ma prima o poi la realtà arriva con il suo passo da elefante e mi porta i suoi dati. Posso vedere che in questi anni ho perso tutto al gioco. Posso vedere che la mia carriera è bruciata. Posso vedere che in cinque anni di università il mio libretto è ancora bianco. E come si dice: la frittata è fatta. Quello diventa un passaggio molto doloroso e molto delicato, talvolta fattore precipitante di molti agiti estremi.

Essere consapevoli vuol anche dire imparare a procrastinare con moderazione.

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