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Psicoterapia: l’ABC, Albert Ellis & il Problema Secondario

 

Psicoterapia: l’ABC, Albert Ellis & il Problema SecondarioUna delle più preziose intuizioni cliniche di Albert Ellis è stata l’individuazione del cosiddetto problema secondario. Come abbiamo già visto il modello ABC di Ellis aiuta e incoraggia il paziente a non considerare più i suoi stati emotivi e i suoi comportamenti come fenomeno privi di senso psicologico cosciente e frutto di pazzia, di insondabili forze inconsce o di malfunzionamenti organici del sistema nervoso, ma come frutto di operazioni mentali consapevoli, sia pure automatizzate e soggette a bassi livelli di attenzione e controllo deliberato.

Una volta individuati i B, i pensieri associati alla sofferenza psicologica e ai comportamenti disfunzionali, è bene continuare l’indagine e non precipitarsi subito a “disputare” e ristrutturare i pensieri stessi. È opportuno invece cercare altri ABC, ma partendo da quello già trovato. È il cosiddetto ABC secondario.

Psicoterapia: Il modello ABC: perché dopo l’A si accerta il C. - Immagine: © stevecoda - Fotolia.com

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L’ipotesi dell’ABC secondario in un certo senso anticipa la teoria della metacognizioneQuesta ipotesi suggerisce che lo stato patologico dipende non tanto dagli stati d’animo e dai pensieri che si presentano in situazioni problematiche. Questi stati d’animo, essendo collegati a situazioni concrete, sono in sé normali per Ellis. Oppure possono essere incongrui rispetto al contesto, ma non intrinsecamente patologici. Provare imbarazzo in una situazione sociale è normale. Provare eccessivo imbarazzo può essere incongruo, ma non è ancora patologico. Non si tratta di fobia sociale. Ciò che è davvero patologico è il giudizio, la valutazione che diamo di quell’imbarazzo.

L’ABC secondario è quindi la valutazione di secondo livello, e quindi metacognitiva, dei nostri stati mentali. E la patologia nasce nel momento in cui diamo una valutazione di “non normalità” dei nostri stati d’animo. Ovvero nel momento in cui non accettiamo i nostri stati d’animo.

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Per Ellis il passaggio dall’imbarazzo alla fobia sociale non è un problema di grado, ma è a sua volta un problema di valutazioni cognitive di secondo livello. Non si tratta di una forma estrema di timidezza, ma di non accettazione della propria condizione di imbarazzo.

Non accettandola, non riusciamo a usare proficuamente le nostre emozioni come segnali che ci informano sul nostro stato rispetto agli altri e al mondo ma attacchiamo loro un’etichetta di anormalità (o anche di normalità, ma è un errore anche questo). In tal modo, perdiamo di vista la situazione reale in cui viviamo (l’A di partenza) e finiamo per concentrarci su un falso problema: siamo normali? Stiamo provando l’emozione giusta, l’emozione normale?

In tal modo, siamo finiti in un vicolo cieco nel quale non sono disponibili soluzioni pratiche a problemi pratici, ma solo giudizi di valore in fondo privi di senso concreto e che tendenzialmente ci portano a conclusioni depressive: sensazione di essere strani, diversi, esclusi, o addirittura derisi e/o perseguitati.

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È interessante notare come il concetto di problema secondario contenga in potenza sia le applicazioni cliniche del concetto di metacognizione sviluppate da Adrian Wells che le intuizioni terapeutiche sull’accettazione di Steven Hayes. Concetti di cosiddetta “terza ondata”.

Insomma, citando le parole di Cesare De Silvestri (colui che fece conoscere la terapia e la teoria di Ellis in Italia negli anni ’60):

Dato un problema emotivo o comportamentale, l’attenzione selettiva dell’individuo può, focalizzarsi sul suo stesso problema o uno dei suoi aspetti e dare inizio a un’ulteriore sequenza che può essere altrettanto disfunzionale e rappresentare quindi un ulteriore problemaQuesto secondo problema, che nel modello originario viene chiamato ABC secondario, è in realtà un problema di secondo ordine, cioè superordinato ovvero di ordine superiore rispetto al primo (ABC primario), e può interferire e di solito interferisce pesantemente sul disagio del paziente e sulla situazione terapeutica. La sua individuazione e soluzione preventiva sembra anzi essere una delle chiavi di volta della ricerca diagnostica e della strategia psicoterapeutica. Il nostro modello permette di vedere chiaramente come il problema di secondo ordine ostacoli un accesso diretto a quello iniziale.” (DeSilvestri, 2000)

È sul problema secondario, inoltre, che meglio si applicano le 4 classi di idee irrazionali individuate da Ellis. Ovvero:  

  • le doverizzazioni 
  • i giudizi globali e generalizzanti su di sé, gli altri e il mondo 
  • il giudizio di insopportabilità e intolleranza delle emozioni; la catastrofizzazione 
  • l’indispensabilità e bisogni assoluti.

 

 

BIBLIOGRAFIA:  

  • DeSilvestri, C. (1981). I fondamenti teorici e clinici della Terapia Razionale-Emotiva. Roma: Astrolabio.
  • DeSilvestri, C. (1982). I1 problema secondario. In G. Chiari & L. Nuzzo (Eds.), Le prospettive comportamentale e cognitiva in psicoterapia. Roma: Bulzoni.
  • DeSilvestri, C. (1984, 19-21 ottobre). Progressi e innovazioni nella RET: Un dettagliato modello dell’organizzazione cognitivo – emotivo – comportamentale dei disturbi psicologici. Relazione al II Congresso Nazionale della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva (SITCC) Firenze
  • DeSilvestri, C. (1989). Clinical Models in RET: An advanced model of the organization of emotional and behavioural disorders“. Journal of Rational-Emotive Therapy, (2).
  • De Silvestri, C. (gennaio – aprile 2000). Il ruolo dell’attenzione nella teoria e nella prassi della psicoterapia RET. Informazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria, 38 – 39, pp. 70 – 83 http://www.in-psicoterapia.com/qtorctoanr/38-39/silvestri-attenzione.pdf
  • Dryden, W. (1984). Rational-Emotive Therapy: Fundamentals and Innovations. London: Croom-Helm.
  • Ellis, A. (1962). Reason and Emotion in Psychotherapy. Lyle Stuart. Secaucus, N.J.:
  • Ellis, A. (1973). Humanistic Psychotherapy. New York: Julian Press.
  • Ellis, A. (1979a). A note on the treatment of agoraphobics with cognitive modification versus prolonged exposure in vivo. Behaviour Research and Therapy, 17.
  • Ellis, A. (1979b). Discomfort anxiety: a new cognitive-behavioural construct. Part 1. Rational Living, 14 (2).
  • Ellis, A. (1980). Discomfort anxiety: a new cognitive-behavioural construct. Part 2. Rational Living, 15 (1).
  • Ellis, A. (1984), The essence of RET – 1984, Journal of Rational-Emotive Therapy, 2 (1).
  • Ellis, A. (1991). The Revised ABC’s of Rational-Emotive Therapy (RET). Journal of Rational-Emotive Therapy & Cognitive-Behaviour Therapy, 9, 3.


State of Mind © 2011-2012 Riproduzione riservata.



  • Gabriele Caselli

    è veramente illuminante come concetti di ‘terza ondata’ rientrino nel costrutto ellissiano di ‘problema secondario’… una terapia nata sotto l’ombrello del ‘razionalismo’.
    In fondo è come se sostenesse quanto la razionalità si distacchi dalla logicità, ma che abbia una base puramente pragmatica…

  • http://www.facebook.com/giovanni.m.ruggiero Giovanni Maria Ruggiero

    Quando faccio lezione su Beck invece salta fuori un’altra cosa interessante. La tecnica di Beck in teoria è anti-metacognitivo. In pratica però a un certo piunto ho iniziato a capire anche che focalizzarsi sull’errore ha un suo strano effetto metacognitivo: ti dimentichi del secondario e quindi non fai più tutte le metacognizioni negative alla Wells. Insomma non sati meglio perché trovi l’errore, ma perché CERCHI l’errore e cercando l’errore non hai più il tempo di fare i secondari. In un certo senso è l’ipotesi di Hayes: la terapia di Beck funziona, ma per ragioni differenti da quelle immaginate da Beck.

  • Gabriele Caselli

    I processualisti (watkins) direbbero che attivi una modalità di pensiero competitiva che toglie spazio di memoria lavoro ai processi di pensiero più disfunzionali.Io rispetto a Beck non mi trovo a mio agio con la concettualizzazione rispetto schemi di Sè, altri, mondo. Come nella critica di Bernard (1993) anche pazienti depressi hanno schemi negativi attivi in modo stato-dipendente, come se vivessero nell’ombra di un sé inadeguato (esempio) più che considerarsi stabilmente in questo modo.Rispetto a questo punto sono più d’accordo con Wells per cui gli schemi sono un esito ridondante di processi cognitivi disfunzionali. Esempio: rumino o mi autocritico per correggermi, migliorare arrivare a una soluzione che mi faccia sentire adeguato, ma la vacuità del processo stesso e l’irraggiungibilità dello scopo portano a una sola soluzione ridondante: sono inadeguato.Invece sempre sul secondario: l’unico punto fragile dell’accertamento ellissiano, nel senso che può essere confusivo per terapeuta e paziente, è l’aggancio del secondario alle sole emozioni e comportamenti. Wells e Kelly in questo senso assestano un secondario direttamente sui Beliefs (B), il primo in ottica del significato dei pensieri, il secondo riferendolo spesso al sé.Infine è interessante come nella costruzione Wellsiana rimuginio, ruminazione e pensiero desiderante cadano come delle reazioni comportamentali volontarie (cioè dei C comportamentali di tipo covert) su cui si instaura il famoso secondario di incontrollabilità che per esempio innesta il metarimuginio nei GAD. Alla fine con l’analisi AMC di Wells si crea un ponte che parte da Ellis e arriva al Laddering kelliano.Un bel minestrone confuso, sarà l’ora e gli stimoli di questo articolo.

  • http://www.facebook.com/giovanni.m.ruggiero Giovanni Maria Ruggiero

    Tuttavia questi pazienti, proprio perché vivono dentro processi che implicano schemi/scopi/visioni di sè negative (o, nelle tue parole, vivono all’ombra di visioni di sé negative stato-dipendenti) ma non hanno mai deciso di assumerle, potrebbero trarre beneficio da una maggiore consapevolezza di queste implicazioni che avevano subito proprio perché non chiarite. Ovvero, ma tu ti rendi contro che tutto questo implica una visione di sè, degli altri e del mondo sterile se non distruttiva, ecc.? Ovvero, come diceva qualcuno, l’uscita non deve essere eguale all’entrata. Entri assumendo dei processi e esci cambiando i contenuti consapevoli. Altrimenti facciamo il vecchio errore: capisco e quindi curo. 

    • Gabriele Caselli

      Sì.. può essere, d’altronde i contenuti hanno un vantaggio anche comunicativo… mah, lo conosco quel qualcuno ;)

      • http://www.facebook.com/giovanni.m.ruggiero Giovanni Maria Ruggiero

        Può essere? Ma và che non ci credi. E per fortuna. Come si dice a Napoli: la ragione si da ai fessi! Continueremo a parlarne. Questo è un vero obiettivo di ricerca e di riflessione: contenuti o processi? Comunque anche io penso che quanto più il paziente è grave, tanto più funzionano i processi mentre i contenuti vanno bene come tocco finale (la terapia “elegante” di Ellis). 

        • Gabriele Caselli

          No, in fondo ci credo, credo che esistano diverse strade… però il punto è cogliere innanzitutto quale sia la migliore per quale tipo di paziente, in relazione alle funzioni della coscienza che abbiamo a disposizione e, contemporaneamente, aver ben chiaro quale è l’obiettivo da modificare. 
          Dal mio punto di vista i processi sono l’elemento di sostegno del disturbo, possono essere modificati anche attraverso i contenuti e (forse) per alcuni pazienti i contenuti hanno pure vantaggi comunicativi (e possono favorire l’alleanza).
          E sono d’accordo con te, quando il paziente è grave, esiste un funzionamento a bassi livelli di coscienza, esistono dei forti ostacoli interpersonali, allora colpire i processi può rendere più rapido il percorso terapeutico e soprattutto fermare una forma di ragionamento verbale, concettuale e fuso sui soliti contenuti.

  • Sandrasassaroli

    scusate arrivo tardi, ma la posizione di gabriele mi sembra la nostra di 15 anni fa che tutto era sotto controllo, e il senso diveniva così lasso che quasi era inutile, io penso che a volte i contenuti (e non da secondari dei processi) siano centrali e siano stati imparati come contenuti e a volte invece svaniscano nella potenza dei processi.. le riduzioni ad unicum rischiano di sembrare sempre illuminanti e cruciali ma poi spesso divengono o sembrano banali..

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