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Scienze Cognitive: L’illusione di Sapere. Bias & Euristiche

Sono veramente Razionali le decisioni che prendiamo? Recensione del libro: L’ ILLUSIONE DI SAPERE di Massimo Piattelli Palmarini.

ID Articolo: 9735 - Pubblicato il: 25 maggio 2012
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La luce in fondo al tunnel della mente?

È solo il treno dell’irrazionalità che ti sta venendo addosso

“L’ILLUSIONE DI SAPERE” di Massimo Piattelli Palmarini. - Immagine: Original Book Cover

“L’ILLUSIONE DI SAPERE” di Massimo Piattelli Palmarini. - Immagine: Original Book Cover

È opinione comune che decisioni importanti non debbano essere prese sull’onda dell’emotività, bensì ponderate ed effettuate razionalmente. Peccato che la nostra mente “razionale” ci giochi spesso brutti scherzi. Infatti senza accorgercene imbocchiamo quelli che Piattelli-Palmarini definisce tunnel della mente, cioè mettiamo in atto delle strategie mentali (euristiche) fallaci oppure commettiamo degli errori cognitivi (bias) con risultati a dir poco disastrosi!

L’ illusione di sapere è una sconcertante rassegna degli errori madornali che compiamo quando prendiamo delle decisioni. Questi tunnel sono universali, sistematici, indipendenti dallo stato emotivo del momento, del tutto inconsapevoli e influenzano le nostre scelte nei più svariati campi.Vediamone alcuni.

 

1 EURISTICA DELLA DISPONIBILITA’

Per sopravvivere dobbiamo essere in grado di fare previsioni rispetto a ciò che potrà accadere per programmare le nostre azioni. A quanto pare, però, siamo dei pessimi calcolatori di probabilità, indipendentemente dalle nostre conoscenze in fatto di matematica e statistica. Eccovi un esempio. È più probabile essere uccisi da uno squalo o da un pezzo di aeroplano che ci cade in testa? La maggior parte di noi non esita a rispondere: “dall’attacco di uno squalo!”. Invece è molto più probabile essere colpiti da un rottame vagante (Ruscio, 2002). Indubbiamente un turista azzannato mentre sguazza tra le onde fa più notizia e ci colpisce. Questa appena illustrata è conosciuta come l’euristica della disponibilità: giudichiamo un evento tanto più frequente quanto più ci è facile immaginarlo mentalmente (perché più disponibile), e quanto più ci impressiona emotivamente. Così facendo stimiamo la probabilità in maniera errata e prendiamo una bella cantonata. È superfluo sottolineare come questo fenomeno giochi un ruolo, per esempio, nella possibilità di influenzare l’opinione pubblica su argomenti per i quali si è particolarmente sensibili (es. la percezione di sicurezza nelle città).

 

La strada per l’inferno è lastricata di dopamina. Recensione de “I sette peccati capitali del cervello” (by Margriet Sitskoorn. - Immagine: Orme Editore

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2 ILLUSIONI PROBABILISTICHE

Come se non bastasse, siamo anche preda di quelle che vengono definite illusioni probabilistiche. Tra le tante, cito la più nota. Siete al casinò e state giocando alla roulette. È uscito il nero 20 volte di fila. Su cosa puntate? Pur sapendo che la probabilità è del 50%, la tendenza è quella di scommettere sul rosso. Questa illusione si chiama Illusione del giocatore d’azzardo: applichiamo la legge dei grandi numeri (valida per serie di lunghezza prossima all’infinito) a serie di piccoli numeri, con l’illusione che rosso e nero debbano equilibrarsi anche in questo caso. E alla fine il banco vince sempre…

 

3 THE FRAMING OF CHOICES

La situazione si fa invece più drammatica se si prendono in considerazione altri tunnel della mente: uno dei più inquietanti è “the framing of choices”, il cui nome è già di per sé emblematico: in inglese significa sia “l’incorniciamento delle scelte” che “la fregatura delle scelte”. Vediamo dove sta la fregatura. Immaginate di essere un medico e di dover decidere la terapia per aggredire un tumore. Se di un determinato intervento chirurgico vi viene detto che comporta una mortalità media del 7% entro i cinque anni successivi all’operazione, sarete più restii a raccomandarlo al vostro paziente che non se vi avessero detto che comporta una sopravvivenza media del 93%. Eppure le due versioni sono statisticamente equivalenti! Questo fenomeno è noto come effetto frame (McNeill et Al, 1982; Tversky & Kahneman, 1986): l’inquadramento in termini positivi o negativi di una stessa informazione determina nelle persone risposte differenti se non addirittura opposte; ne consegue che è possibile “pilotare” la scelta di chi ci sta di fronte presentando il problema in una data forma piuttosto che un’altra, il che è preoccupante. 

 

Optimism_© ra2 studio - Fotolia.com

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Il libro di Piattelli Palmarini, scritto nel 1993, è dedicato a Kanheman e Tversky, due psicologi che 9 anni dopo vinsero il Premio Nobel per l’Economia proprio grazie ai loro studi di psicologia cognitiva applicata ai processi decisionali economici. Entrambi ebbero il merito di mostrare come l’uomo, nel prendere decisioni, fosse tutto fuorché razionale. L’ illusione di sapere ci accompagna proprio attraverso l’irrazionalità delle nostre scelte, alternando tunnel della mente decisamente allarmanti a bias curiosi (es. se da Napoli vi muovete verso Nord, da che parte si trova Trieste? Dopo aver risposto andate a controllare: rimarrete a bocca aperta. La nostra mente, infatti, raddrizza l’Italia). Una volta scoperte le nostre “pecche cognitive”, però, con un po’ di esercizio diventa possibile imparare ad essere più razionali, per poter finalmente esclamare: sono fuori dal tunnel!

 

 

BIBLIOGRAFIA:

  • Piattelli Palmarini M. (1993). L’illusione di sapere. Che cosa si nasconde dietro i nostri errori Arnoldo Mondadorti Editore spa, Milano
  • Ruscio, J. (2002). Clear thinking with psychology: Separating sense from nonsense. Pacific Grove, CA: Wadsworth.
  • McNeil B.J., Pauker S.G., Sox H.C. & Tversky A. (1982) On the elicitation of preferences for alternative therapies. New England Journal of Medicine 306, 1259–1262.
  • Tversky, A., & Kahneman, D. (1986). Rational choice and the framing of decisions. Journal of Business, 59, S251-0S278.
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    Una piccola precisazione: l’euristica cognitiva è una strategia mentale che fa uso solo di alcuni fra tutti i possibili elementi da tenere in conto (secondo logica) per risolvere correttamente un problema, ed è usata in modo spesso automatico perchè nella maggior parte dei casi porta a risultati buoni, mentre nei restanti casi limite presenta delle falle che sono i bias (errori sistematici). Questo per dire che nell’articolo sembra si dica che euristiche e bias sono due cose distinte, mentre invece sono i secondi la conseguenza dei primi (applicati a casi inusuali).

    Poi una domanda: è vero che noi tendiamo a raddrizzare l’Italia, ma come facciamo ad essere sicuri che sia così perchè è una tendenza cognitiva e non perchè l’immagine dell’Italia che vediamo fin da bambini alle elementari è sempre e solo dritta e quindi è così che l’abbiamo memorizzata?

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