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Pregiudizi sociali e senso di appartenenza nei bambini.

Sovrastimare la positività del proprio gruppo sociale è normale e funzionale alla costruzione dell'identità e del senso di appartenenza.

ID Articolo: 5236 - Pubblicato il: 01 febbraio 2012
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– Rassegna Stampa – 

Rassegna Stampa - State of Mind - Il Giornale delle Scienze PsicologicheTra i tre e i quattro anni i bambini incominciano a preferire la compagnia di altri bambini dello stesso sesso, poco più grandi la preferenza per le somiglianze si estende anche all’etnia e alla nazionalità. Sovrastimare la positività del proprio gruppo sociale è un processo del tutto normale e funzionale alla costruzione dell’identità e allo sviluppo del senso di appartenenza alla comunità.

In alcun casi però c’è il rischio che questo atteggiamento si estremizzi a sostegno di pregiudizi sociali e discriminazioni nei confronti di coloro che sono percepiti come diversi da sé. Per far fronte a questa eventualità Prof. Dr. Andreas Beelmann e il suo team della Fried­rich Schil­ler Univer­sity Jena in Germania hanno messo a punto un programma di prevenzione disegnato per ridurre il pregiudizio e incoraggiare la tolleranza verso gli altri. Il momento adatto per intervenire in questo senso è tra i 5 e i 7 anni, età in cui i pregiudizi, derivanti dall’assumere acriticamente la categorizzazione sociale del proprio ambiente, specialmente quello familiare, raggiungono l’apice, per poi lasciare spazio alla formulazione di giudizi più personali in grado di imporsi sugli stereotipi.

Alcuni elementi facilitano o ostacolano il processo di integrazione delle differenze culturali: innanzi tutto la possibilità di entrare in contatto personalmente con altri bambini di etnia o nazionalità diversa, invece che costruire un idea della loro diversità solo sui libri o attraverso i racconti; addirittura secondo i ricercatori la xenofobia tipicamente diffusa in alcune aree geografiche si spiegherebbe proprio con la scarsa presenza di stranieri ed immigrati e quindi con la limitata possibilità di entrare in contatto con la variabilità culturale ed etnica. I bambini che appartengono a minoranze sociali sono invece inizialmente soggetti alla costruzione di un pregiudizio positivo verso la comunità sociale dominate, che è percepita come un modello verso cui tendere; solo in un secondo momento, come reazione alla discriminazione subita, si costruiscono uno stereotipo negativo e fortemente persistente, difficile da modificare.

I ricercatori concludono ricordandoci che i pregiudizi possono comunque essere cambiati a qualunque età e che le persone che possono identificarsi in più gruppi sociali saranno meno inclini a dare giudizi generici e discriminatori nei confronti di chi appartiene a gruppi sociali diversi dal proprio.

 

 

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