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Narcisismo e Leadership: gli svantaggi delle apparenze.

Il binomio Narcisismo e Leadership: una ricerca olandese ne mette in luce i limiti e i pericoli per l’efficienza.

Narcisismo e Leadership: gli svantaggi delle apparenze. - Immagine di Costanza PrinettiLe notizie di questi giorni sulla situazione europea mi hanno fatto riflettere sulle caratteristiche psico(pato?)logiche dei leader mondiali e sulle qualità che un leader autorevole (forma di leadership che la psicologia sociale ritiene più adatta e funzionale) dovrebbe avere e su chi si arroga l’arduo compito di riconoscere nell’altro tali qualità.

I narcisisti, è ahimè noto, scalano la società. Questo perché, tra altre motivazioni, gli altri li ritengono self-confident, dominanti, autoritari e con un buon livello di autostima e in questo modo contribuiscono a vestirli dei gradi di “buon leader”.

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Ma è davvero così? Barbora Nevicka e i suoi colleghi della Università di Amsterdam, Femke Ten Velden, Annebel De Hoogh e Annelies Van Vianen hanno svolto una interessante ricerca che rivela che la realtà sembra essere ben altra. Lo studio, che è stato pubblicato sul numero di ottobre della rivista APA Psychological Science, ha rilevato che la preoccupazione narcisistica circa le proprie sfavillanti capacità sembra, di fatto, inibire un elemento fondamentale per il lavoro di gruppo in termini di presa di decisione e performance: lo scambio libero e creativo di informazioni e idee.

 

L’esperimento:

Hanno partecipato a questa ricerca 150 soggetti, divisi in gruppi di tre. Un persona è stata assegnata in modo casuale al ruolo di “leader del gruppo”. A tutti i partecipanti è stato detto di avere la libertà di consigliare il leader e che la decisione finale sarebbe comunque spettata a lui. Ai gruppi è stato chiesto di svolgere un task: selezionare il candidato adatto per un lavoro. Per ogni candidato erano disponibili quarantacinque dati informativi sulle esperienze del candidato, sul suo percorso, sulle qualità possedute soltanto da lui/lei. Alcune di queste informazioni erano conosciute da tutti e tre i membri del gruppo, altre soltanto da una persona del gruppo. Questo il disegno di ricerca: se la scelta del candidato viene fatta solo utilizzando le informazioni condivise da tutti e tre i membri del gruppo (escluse quindi quelle possedute solo dal leader) tale scelta ricade su un soggetto di “minor valore” tra i candidati; se invece, vengono utilizzate tutte le informazioni (e quindi il leader le condivide con gli altri membri anche le sue “info segrete”…) viene scelto il candidato più “adatto” a ricoprire il lavoro richiesto. I ricercatori si aspettavano, quindi, che il condividere le informazioni (anche quelle “segrete”) con tutti i membri del gruppo avrebbe portato alla scelta migliore.

I partecipanti hanno dunque compilato alcuni questionari. Il “leader” ha compilato questionari sul narcisismo, mentre gli altri due membri del gruppo di lavoro hanno compilato questionari su autorità ed efficacia del leader. È stato poi chiesto ai soggetti di indicare quali, tra le quarantacinque informazioni sul candidato, conoscessero e di che entità è stato il grado di condivisione all’interno del gruppo.

Risultati:

Il risultato più interessante è stato che i membri dei gruppi di leader narcisisti hanno ritenuto il proprio leader come molto efficace. Peccato che si siano sbagliati! I gruppi con i leader maggiormente narcisisti hanno scelto i candidati peggiori. “I leader narcisisti hanno apportato un effetto negativo sulla performance del gruppo. La loro “centratura su di sé” e il loro “autoritarismo” hanno inibito le comunicazione”, fonte di idee e creatività”, sostiene Neviska, al timone dello studio.

In stati di emergenza, i leader narcisisti potrebbero ridurre l’incertezze e il distress negli altri membri del gruppo. Le persone credono che un persona forte e dominante possa mantenere il controllo della situazione e fare “la cosa giusta”, e spesso questo avviene. Ma nella vita di tutti i giorni, la condivisione di informazioni, di prospettive, di conoscenze e di idee sono essenziali per prendere decisioni adeguate. Il buon leader facilita la comunicazione, pone domande agli altri e “tiene le fila” del discorso, sintetizzando ciò che viene detto.

Credo siano molto incisive le parole di Nevicka, come riportato da PsyPost:

“Narcissists are very convincing. They do tend to be picked as leaders. There’s the danger: that people can be so wrong based on how others project themselves. You have to ask: Are the competencies they project valid, or are they merely in the eyes of the beholder?”

 

BIBLIOGRAFIA:

 

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  • Ursula Catenazzi

    Ma quindi siamo condannati inevitabilmente a consegnare il mondo a leader narcisisti?

    • Andrea Bassanini

      Cara Ursula, speriamo che con un po’ di lungimiranza in più (ma neanche poi così tanta…) le cose migliorino.. 

      • http://www.facebook.com/profile.php?id=832160605 Ursula Catenazzi

        Speriamo Andrea che queste considerazioni arrivino alle orecchie delle persone prima delle prossime elezioni così magari le cose miglioreranno davvero.

  • Fabio85

    Io vorrei saperne di più sul questa cosa del narcisismo, E’ interessante ma mi mancano un po’ di basi. 

    • Andrea Bassanini

      Grazie Fabio per i commenti. Quale migliore spunto per un prossimo articolo? mi metto al lavoro! 

  • Fabio85

    E cmq si probabilmente siamo condannati! 

  • Sandrasassaroli

    molto molto interessante, soprattutto il punto della convincere all’inizio e poi alla lunga non funzionare. Dal punto di vista clinico, il punto mi sembra che per essere un vero leader occorre avere a che fare, vedere, incontrare anche emozioni dolorose, intoppi, impacci. Invece le reazioni dei narcisisti sono spesso o non volere vedere, chiudersi nella propria visione difensiva, o reagire con rabbia verso gli altri, visti come ostacoli alla propria visione grandiosa. Ed è evidente che questo limita, la creatività sia nel gruppo che personale. Infatti, i grandi leader son anche persone capaci di comunicare con gli altri in modo convincente. I narcisisti, tutti, in questo progetto, alla lunga falliscono

    • Andrea Bassanini

      Grazie Sandra per il commento. Effettivamente anche a me ha colpito molto l’aspetto “temporale” per così dire.. lo slancio iniziale che poi alla lunga porta ad effetti negativi e indesiderati. Come se l’effetto rassicurante iniziale, chissà forse dovuto alla paura di provare emozioni negative (o di prevenire qualcosa) non porti a nulla di soddisfacente e men che meno auspicabile. Il secondo aspetto che mi ha incuriosito molto è il circolo vizioso relazionale che si crea tra ciò che il narcisista mostra (molto preoccupato) e ciò che gli altri gli attribuiscono, che non fa altro che confermare che puntare sull’apparenza, a breve termine ripaga… Per fortuna che il tempo in questo caso sembra (forse) permetterci di non essere condannati, come temono Ursula e Fabio…  

  • Gabriele Caselli

    Molto interessante. Mi domando se possa esistere il rischio opposto e quale nome abbia. Può esistere una figura di leader che accontenti tutti, che sia eccessivamente in ascolto, poco decisionista, che offra la sensazione di accoglienza e partecipazione (soddisfazione immediata) ma che impedisca comunque la realizzazione dell’obiettivo, perché troppo dispersivo? Occorrerebbe forse un disegno sperimentale diverso per dimostrarlo. L’esperimento citato si basa sulla distribuzione di informazioni oggettive. Tuttavia la realtà è fatta spesso da opinioni e non da dati oggettivi, che quando sono molteplici in un gruppo di lavoro possono rendere confuso il quadro.

    • Andrea Bassanini

      Caro Gabriele, grazie per il commento. Sicuramente esistono quei “leader buoni” che alla fine impedisce comunque la realizzazione dell’obiettivo. Forse quello che cambia è l’attribuzione di significato che gli altri danno a questa persona.

  • Michela Muggeo

    Interessante il tuo articolo e pieno di spunti di riflessione: prima di tutto tu parli di leader autoritari, quando sappiamo dalla psicologia sociale che l’autoritarismo dei capi non porta al beneficio del gruppo o dell’organizzazione, bensì occorre autorevolezza, intesa come la capacità di accettare i propri limiti, ascoltare i pareri altrui e chiedere, possedere un buon livello di autostima senza però cadere nell’egocentrismo. Sono di fatto i leader autorevoli che nel lungo termine portano al successo del gruppo e non quelli autoritari.

    Un altro dubbio che mi viene riguarda lo studio citato. Ricordo, infatti, dagli studi di psicologia sociale, che i gruppi spesso scelgono il loro leader basandosi su informazioni decisamente superficiali e non sulle informazioni effettivamente disponibili – soprattutto in situazioni sperimentali (scegliendo, ad esempio, chi parla bene indipendentemente dal contenuto del discorso). Un altro bias è che la maggior parte delle persone attribuisce eccessiva importanza al compito e dà poco peso alle competenze socio-emotive del leader – motivo per cui, anche nello studio citato, di fatto il narcisista alla lunga fallisce.

    Ci sarebbe poi tutto il campo delle profezie che si autoavverano, come ad esempio pensare che essere “forti” “assertivi” “sicuri” ecc siano doti necessarie per essere leader e che chi ha tratti di personalità narcisistica possieda necessariamente tali qualità, così che si finisce per rivolgersi proprio a loro quando si cerca un leader.

    Ad ogni modo, io non credo che il mondo sia nelle mani dei Narcisi, ma lasciamoglielo credere!

  • Andrea Bassanini

    Cara Michela, grazie per il commento. In effetti, è importante comprendere bene la differenza tra un leader autoritario (disfunzionale nella maggior parte dei casi) e l’autorevolezza, tipica di quei leader che sono davvero in grado di “convincere informazioni, prospettive, conoscenze e idee”. 
    Infatti, la profezia che si autoavvera può essere inteso davvero come uno dei fattori di mantenimento più disfunzionali nella scelta di leader che “mostrano” di essere leader, ma dentro forse, si sentono piccoli piccoli. 
    Che ne pensi? 

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